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Acquisti non food: cosa comprano e a cosa rinunciano gli italiani?

Quest’anno per lo shopping natalizio occorre fare i conti con il carovita, che sta cambiando l’approccio alla spesa in termini di prodotti e canali dove comprare. L’edizione 2024 dell’Osservatorio Non Food di GS1 Italy analizza il comportamento dei consumatori all’interno di 13 comparti merceologici non alimentari.

“L’andamento dell’inflazione e le nuove priorità degli italiani hanno cambiato l’approccio allo shopping, con un impatto significativo sull’universo dei beni e dei servizi non alimentari – spiega Marco Cuppini, research and communication director di GS1 Italy -. I consumatori da un lato hanno ridotto la spesa, focalizzandosi sui prodotti ritenuti più indispensabili, e dall’altro hanno selezionato con maggiore attenzione i canali dove realizzare gli acquisti”.

C’è chi soffre e chi cresce

Nel confronto con il 2019, il 2023 indica una situazione diversificata. Il giro d’affari è in crescita annua per supporti musicali (+18,9%), profumeria/cosmesi (+11,1%), attrezzature sportive (+7,3%), prodotti di automedicazione (+4,2%), elettrodomestici bianchi (+3,5%), casalinghi (+2,8%), giocattoli (+2,7%), mobili/arredamento (+1,9%), ottica (+1,3%), tessile casa (+0,9%), libri (+0,8%), bricolage (+0,7%), piccoli elettrodomestici (+0,5%), accessori abbigliamento (+0,2%), cancelleria (+0,2%).

È invece in calo per elettrodomestici bruni (-28,7%), home video (-12,5%), multimedia storage (-10,4%), videogiochi (-8,3%), fotografia (-7,0%), hardware (-6,2%), calzature (-3,7%), telefonia (-2,3%), intimo (-1,2%), abbigliamento sportivo (-1,0%), calzature sportive (-0,9%), abbigliamento (-0,6%).

Cosa vende e cosa no

Rispetto al 2019, vendite aumentate per supporti musicali (+103,2%), piccoli elettrodomestici (+29,7%), elettrodomestici bianchi (+28,0%), profumeria/cosmesi (+23,1%), prodotti di automedicazione (+16,8%), videogiochi (+14,8%), libri (+11,3%), bricolage (+10,8%), ottica (+8,2%), hardware (+6,8%), mobili/arredamento (+6,8%), telefonia (+5,9%), calzature sportive (+3,3%), abbigliamento sportivo (+3,3%), tessile casa (+2,8%), giocattoli (+0,4%).

In calo homevideo (-45,3%), multimedia storage (-41,2%), fotografia (-28,2%), elettrodomestici bruni (-10,4%), calzature (-8,4%), attrezzature sportive (-7,6%), accessori abbigliamento (-6,7%), abbigliamento (-5,1%), intimo (-3,8%), cancelleria (-1,4%), casalinghi (-0,9%).

Come varia il carrello della spesa


Rispetto a 12 mesi fa, nel carrello della spesa Non Food hanno trovato più spazio abbigliamento, calzature donna da passeggio, mocassini, stivali e stivaletti, supporti per telefonia, cappe da cucina, lavatrici, lavastoviglie, asciugatrici, webcam, digital assistant, macchine per il caffè, friggitrici ad aria, elettrodomestici per cura capelli, droni, amplificatori.

E ancora, mini-serre, kit per orti da balcone, sistemi di irrigazione smart, attrezzature sportive, scarpe da trekking e da trail running, trucchi per viso e occhi, prodotti per le labbra, profumi, cosmetici per la cura del viso, solari e pigmentanti, deodoranti. Ma anche, dischi in vinile, giochi da tavola, puzzle, giocattoli educativi.
Al contrario, hanno trovato meno spazio telefoni, pc, tablet, monitor, kitchen machine, strumenti per rasatura, spazzolini elettrici e strumenti per igiene dentale, televisori, prodotti anticellulite, rassodanti, anti-età per il corpo.

Alberi in città: un terzo degli italiani non sa che assorbono CO2

La maggior parte degli italiani sa che le foreste sono in grado di assorbire grandi quantità di CO2. Una consapevolezza meno diffusa tra i giovani (58% 18-24enni) rispetto ai 55-64enni (65%).
Quasi 3 italiani su 4 (73%) sanno poi che gli alberi abbassano la temperatura laddove sono piantati, limitando la formazione delle cosiddette ‘isole di calore’, ma 1 su 5 non sa che mitigano gli effetti della pioggia intensa e limitano gli allagamenti. E il 30% ignora che gli alberi nelle città sono in grado di assorbire la CO2.

Emerge da una ricerca della divisione Annalect di Omnicom Media Group per Prospettiva Terra, progetto fondato da Stefano Mancuso (accademico e divulgatore scientifico) e Marco Girelli, ceo Omnicom Media Group Italia.

Diffusione del verde in centro e nelle periferie

Per 3 abitanti su 4 nel proprio quartiere gli alberi sono diffusi (75%). Tuttavia, se a Torino e Roma la percentuale è del 90%, a Milano dell’80%, a Palermo del 63%, a Napoli solo del 51%.

Di fatto, Torino ha la più alta percentuale della superficie comunale occupata da aree verdi (18,2%), mentre Palermo si ferma al 4,8%. Inoltre, la percezione cambia anche in base alla zona della città in cui si vive: il dato è più forte man mano che dal centro (72%) ci si avvicina al semi-centro della città (75%), fino alla periferia (77%). In particolare, la percezione della forte presenza degli alberi cresce, anche fino al 30%, in periferia, mentre nelle aree centrali e semi-centrali si attesta intorno al 20%.

A Napoli e Palermo gli alberi sono più desiderati

Non a caso, dunque, Napoli e Palermo sono le città in cui gli alberi sono più desiderati (rispettivamente 93% e 87%). Sebbene nelle altre città gli alberi sono percepiti come più presenti, le percentuali restano alte: a Torino e a Milano la percentuale di chi vorrebbe più verde in città si attesta intorno al 75% e a Roma al 69%.

L’altro dato molto rilevante è quello della posizione rispetto alla città: il desiderio di avere più alberi, senza differenze sostanziali tra nord, centro e sud, è molto più sentito nel centro della città (87%) rispetto al semi-centro (80%) e, soprattutto, rispetto alla periferia (68%) dove la presenza degli alberi è tipicamente più forte.

Alleati del benessere

Una cosa sicuramente mette tutti d’accordo: da Nord a Sud, per la quasi totalità del campione (96%) essere circondati da può donare benessere mentale, serenità e gioia.
Napoli, una delle due città che lamentano una scarsa presenza di alberi, è quella in cui agli alberi viene maggiormente  associata l’idea di maggior aiuto per il benessere mentale e la serenità.

E quando agli italiani viene chiesto quali pensieri e stati d’animo associano agli alberi, la risposta è un sentimento di serenità e leggerezza. La prima idea,  riporta Adnkronos, è quella di relax (33%), seguita da purezza (22%), forza (17%), spiritualità (9%) e gioia (7%).

Perché i social media hanno ucciso la TV

Nel 2023 l’advertising online e sui social media ha superato gli investimenti in ambito pubblicitario televisivo. In Italia sono stati investiti 10,2 miliardi di euro nella pubblicità, di cui oltre il 48% del totale destinato al digital e il 35% alla TV (fonte: Osservatorio Internet Media della School of Management del Politecnico di Milano).
“Su questi dati naturalmente ‘pesa’ la capacità delle tecnologie e delle piattaforme digitali di misurare con più precisione il famoso ROI (Return on investment) e raccogliere una grande quantità di dati utili, sono elementi che spiegano l’importante incremento verso investimenti digitali e social”, spiega Claudio Burchi, Executive Director di Pulse Advertising Italia.

Non è un caso che  29 milioni di italiani seguano almeno un influencer sui social, di cui circa il 50% orienta i propri acquisti in base ai consigli diffusi dai content creator. Insomma, i social network stanno diventando la nuova tv, perché si sono trasformati da network di persone a piattaforme di contenuti, show e rubriche che si ripetono proprio come nel palinsesto televisivo.

I “recommendation media” sono la nuova forma di televisione?

Soppiantato il contenuto freddamente pubblicitario, che lavora solo sull’awareness, oggi l’utente viene convinto ad acquistare con un video esplicativo, una narrazione, un accompagnamento nell’esperienza.

Secondo l’Osservatorio InSIdE, promosso da Pulse Advertising Italia, il 20% degli utenti intensivi di TikTok dichiara di aver preso in considerazione un prodotto Beauty perché raccontato da un creator, segue il 19% di prodotti Tech e il 13% di servizi di Entertainment.
In pratica, i cosidetti ‘recommendation media’ (Youtube, Meta e Tiktok) potrebbero essere paragonati alla nuova forma di televisione proprio per i contenuti che propongono, guidati dell’algoritmo che accompagna l’utente nella fruizione di un ‘palinsesto’ scelto sui suoi gusti.

La presenza della TV tradizionale con i suoi profili ufficiali

Se la tv via cavo resta fonte di informazione e intrattenimento solo per un pubblico ‘anziano’ l’utente più giovane, abituato a contenuti veloci, non segue un intero programma, ma guarda solo gli highlights diffusi quasi in tempo reale.

Da qui nasce il fenomeno chiamato Social TV, che riguarda tutte le interazioni scaturite dalla rete in seguito alla visione di una trasmissione o un evento televisivo.
Fenomeno cavalcato consapevolmente dalle stesse reti tv, che grazie alla presenza sui social con profili ufficiali, popolati da ‘minipillole’ dei momenti salienti della trasmissione, alimentano la notorietà di certi personaggi e del programma stesso.

“La fiducia verso il creator muove l’utente verso l’acquisto”

“I canali social permettono di comunicare in modo veloce e diretto, diminuendo la distanza tra utente e creator e canalizzano l’acquisto. Sui social la pubblicità funziona ed è misurabile – spiega Claudio Burchi, Executive Director di Pulse Advertising Italia -. La nostra analisi ha confermato che oggi i content creator sono un riferimento importante per i brand che investono sui social, il pubblico social premia coerenza e storytelling, e se si fida, compra. La fiducia verso il creator resta il punto chiave dell’interazione sui social e muove l’utente verso l’acquisto, con un importante incremento della percentuale degli intervistati che afferma di fidarsi dei consigli degli influencer che segue: dal 45% del 2023 al 50% di quest’anno”.

Sport, una medicina per la mente degli italiani. Yoga e pilates i più praticati

Lo evidenzia la prima edizione dello studio condotto da Eumetra dedicato a Sportivi & Consumi: è il benessere la molla che fa muovere gli italiani, soprattutto i più giovani.
Infatti, se il 64% dei nostri connazionali pratica attività sportiva per star bene non solo a livello fisico, ma soprattutto mentale. E la quota sale al 68% se si considerano gli under 25.
Insomma, per gli italiani lo sport è una medicina per la mente. 

“In un mondo sempre più complesso, veloce e caotico – spiega Matteo Lucchi, ceo di Eumetra – l’attività fisica diventa un rifugio, un’oasi di benessere personale per riconnettersi con i propri bisogni”.
Una tendenza confermata anche dalle tipologie di attività praticate, che oggi sono yoga e pilates. 

C’era una volta la partita a calcetto

Lo studio Eumetra ha l’obiettivo di fornire un’istantanea degli ultimi tre mesi delle abitudini sportive degli italiani, in particolare, di chi pratica attività sportiva almeno una volta a settimana. E se fino a poco tempo fa la classica partita di calcetto con gli amici era, almeno per gli uomini, la principale occasione di movimento, oggi le discipline più praticate nel nostro Paese, pari a una volta a settimana per il 12% del campione, sono lo yoga e il pilates. Due attività che mettono al centro il benessere psicofisico dell’individuo, e che superano persino il nuoto.

I 4 identikit degli sportivi

Quello degli sportivi però non è un universo omogeneo. Lo studio Eumetra mette infatti in luce la presenza di quattro diversi identikit, con caratteristiche sociodemografiche e comportamentali ben definite.
Nel primo cluster rientra il 41% degli sportivi, che può essere considerato ‘fanatico’. Si tratta in prevalenza di uomini, sui 40 anni, che vivono in contesti urbani, praticano sport diversi, più volte la settimana, sacrificando spesso la pausa pranzo.

Particolarmente attenti all’alimentazione, si concentrano sull’aspetto competitivo dello sport e sul miglioramento delle prestazioni.
Il secondo identikit, con una percentuale del 17%, riguarda in prevalenza giovani sotto i 25 anni, per i quali lo sport è sinonimo di prestanza fisica.
Questo gruppo predilige le discipline individuali e pratica attività spinto dalla passione e dalla voglia di migliorarsi.

Oltre la ricerca del benessere anche un momento di svago e socialità

Il 23% rientra nella categoria ‘riparatore, o meglio, ‘riparatrice’. Si tratta infatti nella larga maggioranza dei casi di donne, che praticano attività fisica per questioni di peso e salute.

Non particolarmente soddisfatte del loro aspetto, considerano lo sport anche come un momento di svago e un’occasione per dedicare del tempo a sé stesse.
C’è poi un 20% di persone spinto dal semplice bisogno di muoversi. Questo segmento è composto in prevalenza da persone mature, over 55, ancora attive, che si dedicano all’attività sportiva per prevenire gli acciacchi dell’età, ma anche per socializzare e condividere momenti di svago.

Mercato dei prodotti ricondizionati: gli italiani premiano la sostenibilità 

Il mercato dei prodotti ricondizionati sta guadagnando sempre più terreno in Italia, cambiando il modo in cui i consumatori si approcciano agli acquisti. Gli italiani, infatti, sembrano orientarsi verso scelte più consapevoli e sostenibili. Un’indagine condotta da Altroconsumo su un campione di quasi mille consumatori ha fatto emergere alcuni dati interessanti.

Il 76% degli intervistati afferma di conoscere la differenza tra prodotti ricondizionati e di seconda mano, ma solo il 28% ha effettivamente acquistato almeno un prodotto ricondizionato, con gli smartphone a fare da protagonisti. Tra coloro che hanno effettuato un acquisto, il 47% si dichiara soddisfatto.

Ricondizionato o seconda mano? 

Un aspetto chiave emerso dall’indagine è la consapevolezza della differenza tra un dispositivo ricondizionato e uno di seconda mano. Ben tre consumatori su quattro ritengono di essere ben informati su cosa significhi “ricondizionato”.

In particolare, la fascia più giovane dimostra una maggiore comprensione di queste distinzioni. Il 78% degli intervistati sa che i prodotti ricondizionati sono stati riparati prima di essere rimessi in vendita, mentre il 56% riconosce che, pur riparati, non sono equiparabili a prodotti nuovi.

Lacune normative e richieste dei consumatori

Nonostante la buona conoscenza dei prodotti, l’indagine rivela una scarsa consapevolezza del quadro normativo che li regola. Solo il 24% sa che termini come “come nuovo” o “in perfette condizioni” non sono soggetti a regolamentazioni precise. Inoltre, solo il 17% è a conoscenza che la garanzia legale applicata ai prodotti ricondizionati è la stessa di quella riservata ai prodotti di seconda mano.

Sebbene i consumatori apprezzino la convenienza e la sostenibilità del mercato dei ricondizionati, ci sono alcune aree in cui richiedono miglioramenti.

Un terzo degli intervistati desidera condizioni migliori per la restituzione o la sostituzione dei prodotti (35%), il 34% chiede una garanzia più lunga e il 31% auspica una maggiore trasparenza su come questi prodotti vengono presentati. Il 29%, inoltre, vorrebbe maggiori controlli sulle riparazioni.

Quali sono i prodotti preferiti?

Gli smartphone rappresentano la categoria più acquistata tra i prodotti ricondizionati, con il 59% degli acquisti. Seguono gli elettrodomestici (17%), i computer (8%) e i tablet (5%).

Nonostante ciò, la soddisfazione non è unanime: mentre il 47% degli acquirenti si ritiene soddisfatto, il 45% ha avuto esperienze negative. Il 34% ha riscontrato problemi legati a batterie inefficaci o a difetti estetici, come graffi, già presenti al momento dell’acquisto.

Turismo, dopo un’estate super si attende un ottimo autunno

Dopo una stagione estiva da record, anche le previsioni per l’autunno 2024 sono molto incoraggianti per il settore turistico. Le strutture ricettive hanno già venduto il 58% delle camere disponibili per ottobre e il 45% per novembre e dicembre. In linea con questo trend, il portale Airbnb ha registrato 5 milioni di prenotazioni per il trimestre ottobre-dicembre.

Questo andamento positivo lascia ben sperare gli operatori: oltre la metà (50,9%) prevede di chiudere l’anno con un bilancio in pareggio, secondo i dati dell’Osservatorio sull’Economia del Turismo di Unioncamere – Isnart, presentati al TTG Travel Experience di Rimini.

Aumento dei prezzi e strategie di vendita

Il caro prezzi continua però a influenzare le scelte delle imprese. Ad agosto 2024 le tariffe alberghiere hanno segnato un aumento medio del 16%, con un costo medio di 183 euro per una camera doppia (dati della piattaforma Stendhal del sistema camerale). Le prenotazioni online restano centrali per il settore: il 76,2% delle strutture italiane si affida agli OTA (Online Travel Agency) per incrementare le vendite.

Attraverso questi portali è transitato il 42% dei clienti per i mesi autunnali, ma il rapporto diretto con gli ospiti resta rilevante, con il 30% delle prenotazioni effettuate direttamente presso le strutture.

La qualità dei servizi come leva competitiva

Un elemento chiave per mantenere competitivo il sistema ricettivo è l’offerta di servizi accessori di qualità. Esperienze legate alle eccellenze locali, animazione per bambini, servizi di transfer e noleggio, oltre alla ricarica di biciclette, sono sempre più richiesti. Questi elementi aiutano a migliorare la percezione della destinazione e a fidelizzare i turisti.

I dati come risorsa strategica

Durante il convegno Isnart, la presidente Loretta Credaro ha sottolineato l’importanza della formazione sulle competenze analitiche: “Il dato non è né positivo né negativo di per sé, ma senza una lettura adeguata può essere fuorviante. È fondamentale investire nella cultura dei dati per garantire una corretta interpretazione e sostenere l’innovazione, tanto nel pubblico quanto nel privato”.

Un’estate da record: performance e tendenze

Il bilancio estivo del 2024 evidenzia risultati eccellenti. A luglio è stato occupato l’86% delle camere disponibili (+10,2 punti rispetto al 2023), ad agosto il 90,8% (+5,9 punti) e a settembre il 73% (+13 punti). Le destinazioni di mare hanno registrato quasi il tutto esaurito in agosto (94,2%), seguite dai laghi (90%) e dalle città d’arte (88,2%).
Complessivamente, nei mesi estivi si sono contati 32 milioni di turisti, con una significativa crescita dei visitatori internazionali (+2%).

Anche Airbnb conferma il trend positivo: tra gennaio e luglio 2024 sono state prenotate 33 milioni di notti (+2,7%), per un fatturato di 6 miliardi di euro. Le nuove generazioni, in particolare i Millennials e la Gen Z, rappresentano il 57% della domanda turistica. Questo target, con una spesa media di 177 euro al giorno, è fortemente orientato verso un’offerta che coniuga cultura e natura.

PMI, perchè hanno difficoltà ad attrarre nuovi talenti? 

Tra le tante sfide del mercato di oggi, le piccole e medie imprese italiane si trovano ad affrontare un’ulteriore difficoltà: quella di attrarre e trattenere talenti qualificati. Secondo un’indagine condotta da Adecco, il 32,4% delle PMI fatica a competere con le grandi aziende a causa di percorsi di carriera meno attraenti. Ulteriori ostacoli sono la minore visibilità del brand (21,4%) e le politiche di welfare poco strutturate (18,8%).

Strategie per fidelizzare i dipendenti

Per superare queste difficoltà, molte PMI adottano strategie mirate a fidelizzare i propri dipendenti. L’azione più diffusa è l’offerta di percorsi di formazione, sia interni sia esterni, scelta dal 33,3% delle aziende. Un altro strumento è l’erogazione di bonus economici legati agli obiettivi personali e aziendali, utilizzato dal 25,1%.
L’aspetto preoccupante, però, è che il 15% delle imprese non adotta alcuna iniziativa per trattenere i talenti, segnalando un’area di miglioramento.

Differenze geografiche e dimensionali

Le strategie variano in base alla dimensione aziendale e alla localizzazione geografica. Le piccole imprese, specialmente nel Sud Italia, puntano maggiormente sulla formazione (circa il 35%), ma un 25% di queste non adotta nessuna attività di fidelizzazione.
Le medie imprese, invece, investono in politiche di welfare, come la flessibilità oraria, utilizzata dal 40% delle aziende. Anche qui, emerge una carenza nel Sud Italia, dove circa il 45% delle PMI non offre servizi di welfare.

Mancano competenze specialistiche

Oltre all’attrazione dei talenti, le PMI incontrano difficoltà nel trovare le competenze tecniche necessarie. Più del 40% delle aziende dichiara di avere problemi a reperire competenze specialistiche, con una particolare richiesta per abilità legate alla produzione (20%) e alle tecnologie digitali e informatiche (16,4%).
Il Nord Italia si distingue per una maggiore domanda di operai specializzati, mentre nel Sud c’è una crescente richiesta di esperti informatici e addetti alla logistica.

Soft skills: una risorsa fondamentale

Oltre alle competenze tecniche, le PMI attribuiscono grande importanza alle soft skills. Tra le più ricercate figurano la capacità di lavorare in team e il problem solving, quest’ultima particolarmente difficile da trovare per il 15% delle aziende.
Anche in questo caso, vi sono differenze regionali: nel Nord Italia, il lavoro di squadra è cruciale per oltre il 30% delle imprese, mentre nel Sud prevale la ricerca di capacità di problem solving (oltre il 30%).

Conclusioni

Le PMI italiane, secondo Massimiliano Medri, Managing Director di Adecco Italia, devono investire non solo in tecnologia, ma anche nella formazione continua e nel welfare per attrarre e trattenere talenti. Solo così potranno affrontare con successo le sfide del mercato moderno.

Rivoluzione Instagram: presto account su misura per i teenager

Con un limite di tempo all’utilizzo dell’app, restrizioni sui messaggi, e filtri per parole e frasi offensive, Instagram mette in campo una serie di nuove impostazioni per rendere il social un luogo più sicuro per i minorenni.
Proteggere gli adolescenti dalle insidie del web è la motivazione alla base dell’ultima novità di Meta in fatto di tutela dei minori. La società ha infatti annunciato l’introduzione su Instagram degli account specifici per i teenager, che prevedono maggior controllo da parte dei genitori.

“Gli account per teenager – spiega il gruppo – hanno impostazioni di protezione integrate che limitano chi può contattare gli adolescenti e i contenuti che possono visualizzare”.
Insomma, si tratta di “una nuova esperienza per gli adolescenti, guidata dai loro genitori”.

Più controllo dei genitori sulla vita online dei figli

Con chi parlano gli adolescenti sui social? Quanto tempo passano su Instagram? Quali contenuti guardano? Sono queste le domande che spesso si pongono i genitori, e che generano preoccupazione.
Le nuove impostazioni di Instagram vogliono rispondere proprio all’apprensione degli adulti in merito alla vita online dei loro figli. Così, entro gennaio 2025 gli account degli adolescenti di tutto il mondo cambieranno. I primi ad affrontare il cambiamento saranno i teenager di Stati Uniti, Regno Unito, Canada e Australia, i cui account verranno automaticamente trasformati entro 60 giorni dall’annuncio.

In seguito, Meta passerà all’Unione Europea, intervenendo sugli account dei teeneger europei nei prossimi mesi di quest’anno.

Limitazioni automatiche per i profili degli under 16

Di fatto, una volta attivato l’account per adolescenti saranno impostate automaticamente determinate limitazioni per i ragazzi con meno di 16 anni, e solo i genitori potranno scegliere se modificarle per renderle meno rigide.

A cominciare dalla privacy degli account: i profili degli under 16 saranno ‘privati’ di default. I teenager dovranno accettare i nuovi follower, e solo chi li segue potrà vedere i loro contenuti e interagire con loro.
Lo stesso vale per i messaggi privati, che subiranno alcune limitazioni. I teenager potranno infatti ricevere messaggi soltanto da chi seguono o dalle persone con cui sono già in contatto.

Non più di un’ora al giorno e mai di notte

Anche le interazioni saranno limitate. I teenager potranno essere taggati e menzionati solo dalle persone che seguono. Inoltre, i commenti e le richieste di messaggi privati che contengano parole o frasi offensive verranno filtrati.

Non scamperanno alle nuove regole nemmeno le sezioni ‘Cerca’ e ‘Reels’. In questo caso, i teenager saranno automaticamente inseriti nelle impostazioni più restrittive del content control, quello che limita i contenuti sensibili.
Quanto al tempo concesso per l’uso dell’app, i ragazzi riceveranno una notifica con l’invito a uscire da Instagram dopo 60 minuti di utilizzo quotidiano. E sarà attivata la modalità di sospensione automatica fra le ore 22 e le 7, con la disattivazione delle notifiche e l’invio di risposte automatiche ai messaggi in ‘Direct’.

Metà degli italiani ha un contratto di credito rateale: in calo l’importo medio

Nel primo semestre del 2024, più della metà degli italiani (52,7%) ha un contratto di credito rateale attivo, con una crescita del 2,6% rispetto al 2023. Nonostante questo aumento, si registra un calo dell’importo medio delle rate mensili, che si attesta a 278 euro, in diminuzione del 13,9%.

Il dato riflette una maggiore attenzione delle famiglie italiane nel gestire le proprie finanze in un contesto economico caratterizzato da tassi di interesse elevati e inflazione persistente.

Le varie tipologie di finanziamento

Tra le varie tipologie di credito, i prestiti finalizzati rappresentano quasi la metà dei contratti attivi (47,7%), seguiti dai prestiti personali (28,7%) e dai mutui (23,6%). Questi ultimi hanno visto una crescita significativa del 22,3% rispetto all’anno precedente, segno di una ripresa degli investimenti immobiliari, mentre l’esposizione residua legata ai mutui è rimasta pressoché stabile, con un valore medio di oltre 101.000 euro.

Riduzione della rata mensile media

Nel corso del 2024, la rata mensile media rimborsata è scesa a 278 euro, un calo che riflette l’attenzione alla sostenibilità finanziaria da parte delle famiglie italiane. Questo calo è evidente soprattutto nei prestiti personali, la cui rata media si è mantenuta stabile a 250 euro, con un’esposizione residua di circa 17.600 euro, in diminuzione del 3,4%.

Anche per i prestiti finalizzati, la rata mensile è rimasta contenuta, raggiungendo i 134 euro di media.

Rischio di credito e sostenibilità

Secondo l’analisi di Assofin, CRIF e Prometeia, il rischio di credito è leggermente aumentato, toccando l’1,4% a marzo 2024. Tuttavia, si tratta di un livello considerato ancora sostenibile. Nel complesso, la sostenibilità del debito delle famiglie italiane sembra essere sotto controllo, grazie anche a una gestione più oculata dei finanziamenti.

Differenze a livello regionale 

A livello territoriale, la Valle d’Aosta si conferma la regione con la maggior quota di popolazione con almeno un contratto di credito attivo (62,3%), seguita da Toscana (59,5%) e Lazio (58,2%).

Al contrario, il Trentino-Alto Adige si posiziona all’ultimo posto con solo il 28,7% della popolazione attiva nel credito. Le regioni con le rate più elevate sono Trentino-Alto Adige (406 euro), Lombardia (319 euro) e Veneto (306 euro), mentre in Calabria, Molise e Sicilia si registrano le rate più basse, intorno ai 230 euro mensili.

Intelligenza artificiale: qual è la valutazione del rischio di ChatGpt?

GPT-4o, l’ultima versione del chat bot dell’azienda californiana OpenAI, è stata lanciata pubblicamente nel mese di maggio di quest’anno. Prima del suo rilascio, OpenAI ha coinvolto un gruppo esterno di esperti di sicurezza, noti come red teamer, allo scopo di individuare eventuali vulnerabilità nel modello. Si tratta di una pratica abbastanza comune nel settore informatico, a maggior ragione per quanto riguarda l’Intelligenza artificiale.

Recentemente OpenAI ha pubblicato la sua scheda di sistema di GPT-4o, un documento che illustra le misure di sicurezza e le valutazioni dei rischi effettuate dall’azienda prima del rilascio del suo ultimo modello di Intelligenza artificiale. E i risultati collocano l’applicazione a un livello di rischio considerato “medio”.

Il livello complessivo di rischio è stato determinato tra quattro categorie principali

In pratica, gli esperti hanno esaminato rischi come la possibilità che GPT-4o potesse creare cloni non autorizzati della voce di qualcuno, contenuti erotici e violenti, o segmenti di audio protetto da copyright. Ora, i risultati di queste valutazioni sono stati resi pubblici. 

Secondo il quadro di valutazione di OpenAI, i ricercatori hanno classificato GPT-4o appunto come a “rischio medio”.
Il livello complessivo di rischio è stato determinato dal più alto grado di rischio tra quattro categorie principali, che comprendono sicurezza informatica, minacce biologiche, persuasione e autonomia del modello.

I testi potrebbero influenzare le opinioni dei lettori più efficacemente dei testi scritti da esseri umani

Tutte queste categorie sono state valutate a basso rischio, eccetto la persuasione, dove è stato riscontrato che alcuni campioni di testo prodotti da GPT-4o potevano influenzare le opinioni dei lettori più efficacemente dei testi scritti da esseri umani, anche se nel complesso i campioni del modello non erano più persuasivi.

Di fatto, riferisce Adnkronos, ci sono state molte richieste affinché OpenAI sia più trasparente, non solo riguardo ai dati di addestramento del modello, ma anche sui test di sicurezza.

Una proposta di legge per regolare i modelli di linguaggio di grandi dimensioni

In California, dove hanno sede OpenAI e molti altri laboratori che si occupano di Intelligenza artificiale, il senatore statale Scott Wiener sta cercando di far approvare una legge per regolare i modelli di linguaggio di grandi dimensioni, inclusi vincoli che renderebbero le aziende legalmente responsabili se la loro Intelligenza artificiale venisse utilizzata in modi dannosi.

Se la legge sarà approvata, i modelli di Intelligenza artificiale di OpenAI dovranno conformarsi alle valutazioni del rischio imposte dallo Stato prima di essere resi disponibili al pubblico.