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Il 91% di tutti i cyberattacchi inizia con un’e-mail di phishing

In base agli ultimi dati, circa il 91% di tutti i cyberattacchi inizia con un’e-mail di phishing, le cui tecniche sono implicate nel 32% dei casi di tutte le violazioni di dati andate a buon fine. Lo rivelano gli esperti di Kaspersky, che hanno analizzato i dati raccolti da un simulatore di phishing e forniti volontariamente dagli utenti. Questo strumento – il simulatore – consente anche di verificare la maturità informatica dei dipendenti delle aziende, affinchè non si facciano ingannare – per poca esperienza o scarsa conoscenza del fenomeno – da mail ingannevoli. Secondo gli esperti, infatti, quasi un dipendente su cinque clicca sul link, dimostrando la necessità di formazione aggiuntiva sulla cybersecurity.

Le cinque email di pishing più diffuse

Il colosso specializzato nella sicurezza informatica ha anche individuato, attraverso campagne di simulazione, quali sono le tipologie di  email di phishing più efficaci. Nel dettaglio, hanno per oggetto: Tentativo di consegna fallito – Purtroppo il nostro corriere non è riuscito a consegnare il vostro articolo. Mittente: Servizio di consegna della posta. Conversione dei click: 18,5%.; Email non consegnate a causa del sovraccarico dei server di posta. Mittente: Il team di supporto di Google. Conversione dei click: 18%; Sondaggio online tra i dipendenti: Cosa miglioreresti del lavoro in azienda. Mittente: Dipartimento Risorse Umane. Conversione dei click: 18%; Promemoria: Nuovo dress code aziendale. Mittente: Risorse umane. Conversione dei click: 17,5%; Attenzione a tutti i dipendenti: nuovo piano di evacuazione dell’edificio. Mittente: Dipartimento Sicurezza. Conversione dei click: 16%.
Inoltre, tra le altre e-mail di phishing che hanno ottenuto un numero significativo di click ci sono: conferme di prenotazione da parte di un servizio di prenotazione (11%), notifiche di un ordine (11%) e un annuncio di un concorso (10%). Al contrario, le e-mail che minacciano il destinatario o che offrono vantaggi immediati sembrano avere meno “successo”. Ad esempio, un modello con l’oggetto “ho violato il tuo computer e conosco la tua cronologia di ricerca” ha ottenuto il 2% dei click, mentre offerte come quelle di un abbonamento Netflix gratis o di una vincita di 1.000 dollari hanno ingannato solo l’1% dei dipendenti.

“I metodi utilizzati dai criminali informatici sono in costante evoluzione”

“La simulazione di attacchi phishing è uno dei modi più semplici per verificare la cyber-resilience dei dipendenti e per valutare l’efficacia della loro formazione in materia di cybersecurity. Tuttavia, ci sono aspetti significativi che devono essere considerati quando si conduce questa valutazione per renderla davvero efficace. Poiché i metodi utilizzati dai criminali informatici sono in costante evoluzione, la simulazione deve riflettere le tendenze aggiornate dell’ingegneria sociale, oltre agli scenari comuni della criminalità informatica. È fondamentale che gli attacchi simulati vengano eseguiti regolarmente e integrati con una formazione adeguata, in modo che gli utenti sviluppino una forte capacità di vigilanza che consenta loro di evitare di cadere in attacchi mirati o nel cosiddetto spear phishing”, ha dichiarato Elena Molchanova, Head of Security Awareness Business Development di Kaspersky.

Quando premere il tasto Invio non basta a difendere i nostri dati

Un grandissimo numero di siti web raccoglie di nascosto tutto ciò che viene digitato all’interno di un modulo online, anche se l’utente cambia idea e lascia il sito senza premere il tasto Invio.  Insomma, la convinzione che non sia successo nulla finché non si preme il pulsante Invia e che i dati inseriti non andranno da nessuna parte, è errata. I nostri dati sono già andati da qualche parte. Lo ha scoperto un gruppo di ricercatori della KU Leuven, della Radboud University e dell’Università di Losanna dopo aver analizzato più di 100 mila siti web.

Servizi di marketing e analisi dei dati

Di fatto, molti siti incorporano servizi di marketing e analisi di terze parti, che raccolgono i dati dei moduli indipendentemente dall’invio. I ricercatori hanno scoperto che Meta e TikTok stavano utilizzando i propri tracker di marketing invisibili per raccogliere dati anche da altre pagine web. I siti che avevano utilizzato Meta Pixel o TikTok Pixel, frammenti di codice che consentono ai domini dei siti di tracciare l’attività dei visitatori, avevano una funzione di ‘corrispondenza avanzata automatica’.
In pratica, quando si inseriva un indirizzo e-mail nella pagina in cui era presente Meta Pixel facendo clic sulla maggior parte dei pulsanti, o link che portavano gli utenti lontano da quella pagina, i dati personali venivano presi da Meta o TikTok.

Una pratica simile a quella dei key logger

Secondo le stime dello studio, negli Stati Uniti 8.438 siti potrebbero aver fatto arrivare dati a Meta tramite il suo Pixel.
In sostanza, la pratica è simile a quella dei cosiddetti key logger, programmi dannosi che registrano tutto quello che digita un determinato soggetto. I ricercatori hanno notato alcune diversità in questa pratica: alcuni siti hanno registrato i dati battuta per battuta, mentre molti hanno acquisito gli invii completi quando gli utenti hanno fatto clic su quello successivo. 
Secondo i ricercatori le differenze potrebbero essere legate al fatto che le aziende sono più caute riguardo al tracciamento degli utenti e integrano con un minor numero di terze parti. Questo a causa del regolamento generale sulla protezione dei dati UE.

Al centro di questa trama ci sono gli indirizzi e-mail

“I marketer si affidano sempre più a identificatori statici come numeri di telefono e indirizzi e-mail perché le aziende tecnologiche stanno gradualmente abbandonando il monitoraggio degli utenti basato sui cookie per motivi di privacy”, ha sottolineato Güneş Acar, professore e ricercatore della Radboud University, come riporta Agi. La ricerca ha utilizzato un software che simulava un utente reale, che visitava pagine web compilando pagine di accesso o registrazione senza inviare, e ha rilevato che 1.844 siti nell’Ue avevano raccolto gli indirizzi e-mail senza il consenso dell’utente. Negli Stati Uniti è stato anche peggio, con 2.950 siti che hanno fatto lo stesso.

Italia al secondo posto tra i paesi più colpiti in Europa da stalkerware 

Con 611 casi registrati nel 2021 l’Italia si aggiudica il secondo posto a livello europeo, e l’undicesimo posto a livello mondiale, nella classifica dei paesi più colpiti dal fenomeno degli stalkerware. Nel 2020 erano stati registrati 1.144 casi, e l’Italia si posizionava ottava a livello mondiale, mentre nel 2019 i casi registrati ammontavano a 1.829, con l’Italia al sesto posto della classifica mondiale. Insieme ad altre tecnologie, gli stalkerware sono spesso utilizzati nelle relazioni abusive. Nel 2021, questi software che consentono di spiare la vita privata di una persona attraverso un dispositivo smart, hanno colpito più di 32.000 utenti mobile di Kaspersky in tutto il mondo.

È solo la punta dell’iceberg

Secondo la ricerca condotta da Kaspersky, The State of Stalkerware in 2021, se da un lato si è assistito a un calo significativo del numero di utenti colpiti rispetto al 2018, e a una diminuzione del 39% rispetto ai dati del 2020, è importante sottolineare che si tratta solo della punta dell’iceberg. Secondo una stima approssimativa della Coalition Against Stalkerware, ogni anno i casi di abusi attraverso l’uso di stalkerware a livello mondiale potrebbero essere infatti circa un milione. Confrontando i risultati con i dati raccolti dall’indagine di Kaspersky sul Digital Stalking condotta a fine 2021, emerge inoltre un collegamento tra violenza online e offline.

L’11% degli italiani è vittima di stalking digitale

L’11% degli italiani (24% a livello globale) ha confermato di essere stato vittima di stalking digitale, e il 13% (25% a livello globale) ha dichiarato di aver subito violenza o abusi da parte del proprio partner. Si è inoltre rilevata la medesima correlazione nella maggior parte dei paesi in cui è stata condotta l’indagine. Kaspersky ha identificato utenti colpiti in più di 185 paesi e territori: Russia, Brasile, Stati Uniti e India si confermano i primi quattro paesi con il maggior numero di vittime. La Germania è l’unico paese europeo presente nella top 10 dei paesi più colpiti.

In crescita gli abusi perpetrati utilizzando la tecnologia

Questa edizione del report fornisce anche una panoramica dei paesi più bersagliati a livello regionale, includendo anche le statistiche di Kaspersky relative a Nord America, America Latina, Europa, Medio Oriente, Africa, Europa dell’est, Russia, Asia Centrale e la regione dell’Asia Pacifica. Che gli abusi perpetrati utilizzando la tecnologia siano una problematica in crescita lo confermano anche due organizzazioni non-profit, la statunitense NNEDV (National Network to End Domestic Violence) e WWP EN (European Network for the Work with Perpetrators of Domestic Violence), che hanno preso parte al report, condividendo la loro esperienza a contatto con le vittime.

Italiani e aste on line, un business da 102 milioni di euro

Le aste on line sono sempre più apprezzate in tutto il mondo, sia per chi vende – magari per guadagnare un extra in un periodo complicato come questo – sia per i venditori professionali che possono ampliare la propria platea di utenti. Comunque sia, resta il fatto che il 2021 è l’anno dei record per le aste sul web, come rivela il Catawiki report 2021, l’analisi realizzata dalla piattaforma di aste online. Tre sono infatti i primati raggiunti dalla piattaforma: sono stati spesi più di 500 milioni di euro e oltre un milione di persone ha fatto un’offerta per gli oltre 3,5 milioni di oggetti andati all’asta.

1.000 euro la spesa media per gli italiani

Il volume degli acquisti dei consumatori italiani nel 2021 ha superato i 100 milioni di euro, con una spesa media di circa 1.000 euro, facendo del nostro Paese il mercato principale di Catawiki, riferisce Adnkronos. Gli italiani che hanno fatto un’offerta sono stati oltre 230.000, 55% dei quali nuovi sulla piattaforma. Le categorie che hanno riscontrato un maggiore successo, sono state vino, oggetti decorativi, arte moderna e contemporanea, gioielli e orologi. Una testimonianza che gli italiani si sono voluti coccolare con oggetti d’arte o di design, vini di pregio e gioielli come antidoto emotivo al distanziamento dell’era del lockdown. Aumentano i visitatori della Generazione Z (+40% in Italia rispetto al 2020) – quelli tra i 18 e i 24 anni – che decidono di acquistare oggetti attraverso la piattaforma. Gli utenti tra i 25 e i 34 anni continuano a costituire la fascia d’età più rappresentativa, pari al 25% del totale degli offerenti. Sono inoltre in aumento costante i venditori professionali e gli amatori – oltre 200.000 nel 2021 a livello globale, di cui oltre la metà nuovi utenti della piattaforma – che, per generare entrate extra in un periodo complicato e per approcciare una clientela internazionale, hanno utilizzato Catawiki per vendere oggetti rari ed esclusivi.

I numeri del business in Italia

Sempre in base al report della piattaforma, si scopre che i venditori italiani nel 2021 hanno messo all’asta oltre 600 mila oggetti, per un valore complessivo di quasi 102 milioni di euro, che sono stati acquistati in gran parte da acquirenti italiani (34%) seguiti da francesi (oltre 14%) e olandesi (quasi 12%). La platea dei venditori tricolori è composta essenzialmente da ‘amatori’ che rappresentano la grande maggioranza del totale e riescono a guadagnare oltre 3.000 euro l’anno con oggetti da collezione o preziose rarità trovate in cantina o in soffitta. La rimanente minoranza, invece, è composto da professionisti che vendono circa un terzo degli oggetti totali (oltre 223 mila) e, grazie alla possibilità di approcciare in sicurezza un numero sempre più ampio di compratori internazionali, con un guadagno di circa 60.000 euro l’anno in media.

Gdo e acquisti biologici online: +67% in un anno

Gli italiani preferiscono i prodotti bio: nel 2021 sono 23 milioni le famiglie che consumano prodotti alimentari biologici, 10 milioni in più rispetto al 2012. Di pari passo, continuano a crescere anche gli acquisti di questi prodotti, sia sul mercato interno, per un valore di 4,5 miliardi di euro (+234% rispetto al 2008), sia sui mercati internazionali, dove il valore dell’export bio italiano sui mercati esteri si attesta a 2,9 miliardi di euro, il 671% in più rispetto al 2008. Il 2021, poi, ha consolidato i già positivi risultati del 2020, con un’ulteriore crescita del 5% in un solo anno. A quanto emerge dall’Osservatorio Nomisma, le performance più brillanti riguardano le vendite online veicolate dalla grande distribuzione, tanto che nel corso del 2021 questo canale ha raggiunto una dimensione pari a 75 milioni di euro, segnando una crescita del 67% in un solo anno. Un ulteriore balzo che conferma la tendenza registrata ai tempi del lockdown.

Vendite bio nell’e-grocery: +214% durante il lockdown

A cambiare radicalmente le abitudini di consumo degli italiani è stata la pandemia. Rispetto allo stesso periodo del 2019, le vendite bio nell’e-grocery sono cresciute del +214% durante il periodo di lockdown, e tra maggio e agosto 2020 le vendite di alimentari bio hanno continuato a correre (+182%, rispetto allo stesso periodo 2019) fino alla conferma registrata nel 2021 (+67%). Per questo motivo, FederBio Servizi e Nomisma Digital hanno deciso di unire le forze per sostenere l’intero settore biologico italiano, lanciando il progetto e-BIO, una piattaforma di servizi in grado di rispondere alle esigenze di sviluppo degli strumenti e delle strategie di e-commerce delle aziende biologiche, riporta Askanews.

Una sfida per le aziende del mondo biologico

“L’aumento dei consumi bio, la crescente attenzione degli italiani verso i temi di salute e sostenibilità e le nuove opportunità derivanti dalle politiche rivelano una sfida che le aziende del mondo biologico devono riuscire a cogliere europee – spiegano i promotori -. Il settore del biologico ha infatti delle specificità che vanno tenute presenti se si vogliono cogliere appieno le opportunità che oggi sono presenti sul canale e-commerce e che possono essere intercettate pienamente solo avendo una approfondita conoscenza del prodotto, del mercato, del consumatore e del processo di vendita online”.

L’e-commerce è sempre più strategico per il settore agroalimentare

La mission di e-BIO è quindi quella di supportare il sistema agroalimentare italiano e i suoi attori per cogliere pienamente le opportunità di sviluppo delle produzioni biologiche, riferisce il Sole 24 Ore. “Il canale e-commerce diventa un asset sempre più strategico – commenta Silvia Zucconi, responsabile market intelligence Nomisma -: il trend positivo continuerà anche nei prossimi anni, considerata la progressiva crescita degli acquirenti online e le caratteristiche del profilo del consumatore bio. La transizione digitale delle imprese agroalimentari diventa così un asset imprescindibile”. 

La digital life semplifica la vita degli italiani

Il 70,4% degli italiani ritiene che la digitalizzazione abbia migliorato la qualità della vita, semplificando tante attività quotidiane. Nell’Italia post-pandemia per il 74,4% degli utenti è infatti ormai abituale l’uso combinato di una pluralità di device, e il luogo dal quale ci si connette non ha più importanza: il 71,7% degli utenti svolge ovunque le proprie attività digitali, e il dato sale al 93% tra i giovani.  Anche gli orari sono relativi, con il 25,5% che naviga spesso di notte, e tra i giovani il dato sale al 40%. In questo scenario così avanzato, dove la digital life sembra avere semplificato la vita della maggior parte delle persone, si contano però ancora 4,3 milioni di utenti di dispositivi senza connessione. È quanto emerge dalla ricerca La digital life degli italiani, realizzata dal Censis in collaborazione con Lenovo.

II 90,3% possiede device in linea con le proprie esigenze

Se da un lato sono complessivamente 22,7 milioni gli italiani che lamentano qualche disagio in casa, con stanze sovraffollate in cui è complicato svolgere le proprie attività digitali (14,7 milioni) o connessioni lente o malfunzionanti (13,2 milioni), dall’altro, il 90,3% dichiara di possedere device in linea con le proprie esigenze. Il 71,1% ha una connessione casalinga ben funzionante, e il 67,9% risiede in abitazioni in cui ciascuno ha uno spazio in cui svolgere le proprie attività digitali. Inoltre, il 69,4% si sente sicuro quando effettua pagamenti online, e il 55,6% utilizza almeno qualche volta i servizi cloud.

Anche la vita di coppia si ‘digitalizza’

Se il 55% degli italiani è convinto che la vita di coppia abbia tratto beneficio dalle opportunità offerte dai dispositivi digitali, anche nel rapporto a due si ridefiniscono nuovi equilibri in questa fase di transizione. Il 42,7% dimostra una grande fiducia nel partner e condivide con la dolce metà le password del telefono cellulare, dell’e-mail e dei profili dei social network. Ma sono 14 milioni gli italiani che si lamentano per il tempo eccessivo che il compagno o la compagna passa al cellulare. E sono 7 milioni quelli che rivelano di essersi sentiti gelosi a causa delle interazioni social del proprio partner. Inoltre, 6 milioni spiano le attività del partner sui social, e 12 milioni confessano di visitare anche le bacheche degli ex.

Ma c’è chi non è a proprio agio nell’ecosistema digitale

Complessivamente, 24 milioni di italiani non sono pienamente a loro agio nell’ecosistema digitale. E se 9 milioni riscontrano difficoltà con le piattaforme di messaggistica istantanea, 8 milioni hanno difficoltà con la posta elettronica e con i social network. Inoltre, 7 milioni hanno difficoltà con la navigazione sui siti web, 7 milioni con le piattaforme di streaming per eventi sportivi, film e serie tv, e 6 milioni hanno difficoltà con l’e-commerce. Oltre a questi, 5 milioni non sanno fare i pagamenti online, e 4 milioni non hanno dimestichezza con l’uso delle app e delle piattaforme per le videochiamate e i meeting virtuali.

Podcast, un format giovane che diventa sempre più grande

Nel sempre più vasto mercato del Digital Audio, i podcast continuano a mantenere una posizione di primissimo piano. Lo testimonia la terza edizione dell’indagine “Ipsos Digital Audio Survey”, condotta appunto dall’omonima società di ricerche di mercato (Ipsos). Già nei due anni precedenti il podcast era stato protagonista dell’indagine e ora si consolida ulteriormente quale format che continua a generare grande interesse. Anche se, sottolinea il report, “rischiava di essere oscurato da definizioni poco chiare e misurazioni confuse”. Proprio per questa ragione la ricerca di Ispos vuole essere un punto di riferimento del settore e un tassello importante per lo sviluppo della audio strategy di chi produce contenuti. 

Cosa piace del podcast

In base ai dati, si scopre che i podcast sono uno strumento particolarmente efficace per valorizzare “le produzioni di qualità e rappresentano un contesto potenzialmente ‘ospitale’ per le comunicazioni di brand, poiché offrono un’esperienza di fruizione attenta, coinvolta, immersiva, sicura”. In particolare, è un format apprezzato delle fasce più giovani degli utenti, sebbene ci siano delle evoluzioni. Questi i dati rispetto ai fruitori: il 44% è composto da under 35, ma nel 2021 crescono anche i target adulti, laureati (27%) e professionisti (13%). Anche se con l’evoluzione anagrafica si attenua leggermente la loro connotazione da “early adopter” (i primi a adottare nuove tecnologie, preferenza per prodotti premium), gli utenti podcast si confermano consumatori più responsabili e ricettivi della media.

L’ascolto? Soprattutto sullo smartphone

Lo smartphone si rafforza ancora come dispositivo più usato per ascoltare podcast (79%), il computer (43%) resta al secondo posto, ma in calo, così come i tablet (26%). Il luogo elettivo di ascolto rimane decisamente la casa (81%), seguita a distanza dalla macchina (29%) e dall’ascolto in strada/camminando (23%), mentre la fruizione sui mezzi di trasporto (19%) è ancora in calo (coinvolgeva il 26% degli utenti nel 2019), probabile frutto dell’impatto della pandemia sulla mobilità. L’ascolto podcast avviene mentre si svolgono altre attività in contemporanea (80%), con un andamento da monitorare in futuro e tra le piattaforme utilizzate per ascoltare podcast, la Digital Audio Survey nel 2021 evidenzia che Spotify è la piattaforma più usata seguita da YouTube. ma come vengono scelti i contenuti da ascoltare? Soprattutto in modalità  pull, con l’utente che decide di ascoltare dopo avere cercato in internet un argomento che lo interessava (34%), ma aumenta anche la percentuale – specie fra i giovanissimi fra i 16 e i 25 anni – che si avvicina a specifici podcast grazie al passaparola sui social.

Italiani e aggiornamenti: per il 37% sono causa di litigi in famiglia

I dispositivi tecnologici sono oggetti di uso comune per le persone di tutte le età. I bambini li usano per guardare contenuti e giocare, mentre gli adulti li utilizzano per tenersi in contatto con amici e familiari in tutto il mondo. È importante ricordare, tuttavia, che tutti i dispositivi hanno bisogno di essere aggiornati tempestivamente affinché si possa garantire un livello elevato di sicurezza e prestazioni. D’altronde, gli aggiornamenti dei dispositivi possono influenzare le relazioni tra i familiari: il 37% degli utenti ammette di aver litigato con il resto della famiglia proprio per questo motivo.
È quanto emerge da una ricerca condotta da Kaspersky a livello mondiale, dal titolo Pain in the neck. Secondo i risultati della ricerca di Kaspersky l’attività di aggiornamento coinvolge tutta la famiglia.  La ricerca ha infatti lo scopo di indagare sulle abitudini degli utenti in merito all’aggiornamento dei dispositivi, e se più della metà degli intervistati, il 67%, concorda sul fatto che bambini e parenti anziani hanno bisogno di aiuto per aggiornare i dispositivi, questo spesso si traduce in un conflitto tra familiari. Ma il 34% degli adulti italiani intervistati ritiene che installare gli aggiornamenti sia un’attività frustrante e fastidiosa. Non è quindi una sorpresa che tra i membri della famiglia nascano discussioni su chi dovrebbe occuparsene.

Solo il 10% aggiorna il proprio device in autonomia

Inoltre, sempre secondo quanto emerge dalla ricerca, il 79% degli italiani si occupa di installare gli aggiornamenti su tutti dispositivi di casa, indipendentemente dal fatto che viva da solo o con la famiglia. Solo nel 10% dei casi ogni membro della famiglia aggiorna il proprio device in autonomia. Ma sono i partner (8%) e i figli (3%) i componenti della famiglia meno inclini a occuparsi degli aggiornamenti, quindi, tendono a delegare il compito a qualcun altro.

Quando installare gli aggiornamenti diventa “un affare di famiglia”

“Nelle famiglie moderne ogni componente utilizza un dispositivo tecnologico, ed è proprio per questo che installare gli aggiornamenti diventa un affare di famiglia – dichiara Morten Lehn, General Manager Italy di Kaspersky -. Secondo quanto emerso dalla ricerca di Kaspersky, tutti i membri della famiglia sono coinvolti in qualche misura in questo processo. Più di un terzo (37%) degli intervistati litiga, addirittura, con i familiari sull’importanza degli aggiornamenti, il che probabilmente dimostra quanto gli utenti prendano seriamente la loro sicurezza online e quella dei propri cari. L’installazione tempestiva degli aggiornamenti – continua Lehn –  aiuta non solo ad accedere a nuove funzionalità e interfacce, ma anche a garantire un alto livello di sicurezza del dispositivo. Un dispositivo aggiornato mantiene al sicuro i dati personali di tutti i membri della famiglia e funziona in modo rapido e ottimale”.

Il 61% degli gamer italiani gioca sullo smartphone

Il mobile gaming è la principale modalità di gioco per il 61% degli utenti italiani, e nel nostro Paese il tasso di crescita del mercato del gaming è del 10,6%, per un valore si avvicina ai 2 miliardi annui. Deloitte Digital Consumer Trends ha condotto un’indagine sul mercato globale dei videogiochi, che nel 2020 ha raggiunto 135,8 miliardi di dollari. Con un incremento supportato dagli effetti della pandemia da Covid-19, e dal lancio di nuove console e innovazioni, Deloitte prevede poi che entro il 2025 l’industria registri una crescita annuale del +10,2% a livello mondiale. In questo contesto l’Italia mostra uno dei tassi di crescita annuale più elevati (+10,6%).

La pandemia fa crescere il mercato dell’8% a livello globale

Partendo da un giro di affari di circa 1,7 miliardi di dollari si stima inoltre che a causa della crisi sanitaria e delle relative restrizioni governative, il settore in oggetto abbia registrato un’ulteriore crescita dell’8% a livello globale. Dalla ricerca Deloitte emerge che durante il primo lockdown in Italia il 24% ha giocato di più a gaming online, contro una media europea del 16%, e del 43% in Cina. Tale fenomeno è più evidente presso la fascia d’età 18-34 anni, il cui 10% ha acquistato una console a causa del maggior tempo trascorso a casa. Circa un intervistato italiano su tre si è intrattenuto con console, mentre uno su cinque con lettori portatili di videogame, ma il device più utilizzato per i videogiochi risulta essere lo smartphone (61%).

Un mezzo di intrattenimento quotidiano per circa un italiano su cinque

Registrando un tasso di crescita del 7% rispetto al 2019, soprattutto presso donne (+11%) e 45-54enni (+10%), i giochi da mobile si dimostrano un mezzo di intrattenimento quotidiano per circa un italiano su cinque, in linea alla media europea (20%), mentre la quota sale a uno su tre presso i giovani under 24 (27%). A seguito dello scoppio dell’emergenza sanitaria, la categoria delle app di gaming ha registrato 13,3 miliardi di download a livello globale, e questo trend si è tradotto a livello nazionale in un aumento del 36% di download, con un tasso in crescita del mercato del 15%.

Casual/puzzle, carte, board/word e simulazione i più giocati

Le tipologie più giocate sono casual/puzzle (25%), carte (20%), board/word (14%) e simulazione (10%). Ognuna di queste categorie ha registrato un aumento di quattro punti percentuali rispetto al 2019, con differenze significative in funzione dell’età. La modalità di gioco più apprezzata rimane quella single player per circa 9 italiani su 10, anche se nell’ultimo anno i giochi multiplayer hanno visto un aumento di quattro punti percentuali (+7 per i 18-24enni). Un importante segmento dell’industria dei videogiochi, riporta Italpress, è poi rappresentato dagli eSport, i videogame giocati in squadre o singolarmente a livello competitivo all’interno di campionati o tornei.

Export digitale, le opportunità per il Made in Italy

Dopo il calo del –15,3% del 2020 per l’export Made in Italy si attende una ripresa a livello globale, con una stima di 461 miliardi di euro nel 2021 (+9.3%). Nel 2021 è poi previsto un ritorno ai livelli pre-crisi dell’export dei servizi, un mercato che a seguito del forte calo nel 2020 (-29% nel 1° trimestre), è destinato a raggiungere 107 miliardi di euro nel 2021 (+26.2%). Sono alcune evidenze emerse durante l’evento in streaming organizzato da PwC, dal titolo L’Export Digitale per le Pmi: le opportunità per il Made in Italy.

Lo smartphone è il device che cresce di più per gli acquisti

La contrazione delle esportazioni italiane sarà perciò seguita da una graduale ripartenza già nel 2021, ma differenziata in base alle aree geografiche. Occorre quindi acquisire maggiore competitività nelle principali economie di sbocco e nelle venti geografie prioritarie, verso le quali le esportazioni italiane cresceranno complessivamente oltre il 5% in media annua a partire dal 2021. Le restrizioni fisiche e le misure di distanziamento imposte dal contesto pandemico hanno però cambiato le abitudini di acquisto dei consumatori, facendo comprendere ancora di più l’importanza e le potenzialità dei canali digitali e dell’e-commerce per tutte le categorie di merci e servizi. Secondo la Global Consumer Insight Survey 2020 di PwC il 79% dei consumatori acquista online (+5% sul 2019). Di questi un consumatore su cinque fa shopping esclusivamente online, e lo smartphone è il device che cresce di più per gli acquisti digitali (+45%).

Abbigliamento e scarpe, elettronica e beauty trainano lo shopping online

Secondo PwC, scalano la classifica degli acquisti online la categoria di abbigliamento e calzature (53% online vs 22%in store), l’elettronica (41% online vs. 21% in store), la cosmetica (39% online vs 21% in store) e le attrezzature sport&fitness (32% online vs 18% in store). Si dividono invece più equamente fra gli acquisti online e quelli in negozi fisici gli alimentari (33% online vs 32% in store), gli elettrodomestici (30% online vs 23% in store) e i prodotti fai-da-te per la casa (32% online vs 23% in store).

Boom per gli eventi digitali

Nel 2020 gli eventi digitali hanno registrato cifre da record, spingendo gli acquisti: il Global Shopping Festival di Alibaba ha movimentato un valore lordo di merci pari a 62 miliardi di euro in 11 giorni (dal 1 al 11 novembre), mentre il Black Friday 2020 ha registrato una spesa totale negli Stati Uniti di 9 miliardi di dollari e un fatturato del +189% rispetto al 2019 in Italia.

I top marketplace mondiali per numeri di visite sono stati Amazon per gli acquisti generalisti, Zalando per la categoria fashion, BestBuy per l’elettronica, Wayfair per l’arredamento e Barnes&Noble per i libri.