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Eventi e spettacoli, il settore è in forte ripresa 

Il mondo dell’intrattenimento ha lasciato alle spalle la pandemia, registrando numeri record nel 2023. Con oltre 3,5 milioni di eventi, 265 milioni di spettatori e un incasso di 4,2 miliardi di euro dai biglietti, il settore mostra una fortissima ripresa. Questi dati provengono dal rapporto annuale della SIAE, che indica appunto l’exploit  dopo gli anni difficili di crisi pandemica.

Numeri da record

Nonostante il numero di eventi sia ancora inferiore del 18% rispetto al 2019, c’è un incremento del 15% rispetto al 2022. Gli spettatori del 2023 hanno superato del 30% quelli dell’anno precedente. L’evento con il maggior numero di biglietti venduti in un solo giorno è stato il Gran Premio di F1 a Monza, con 120.000 ingressi il 3 settembre.

Seguono l’EICMA di Rho con 107.000 appassionati e il Lucca Comics con 343.000 ingressi nei primi quattro giorni di novembre. La Lombardia si conferma la regione leader, ospitando 640.000 eventi, pari al 18% del totale nazionale.

I concerti fanno sold out

Il settore musicale ha registrato una crescita significativa. Eventi come il concerto di Harry Styles (103.000 biglietti venduti) e il Marrageddon Festival di Marracash (84.000 biglietti) hanno attirato numerosi spettatori. Matteo Fedeli, direttore generale della SIAE, evidenzia il successo di artisti come i Coldplay, Taylor Swift e i Pinguini Tattici Nucleari, che hanno venduto oltre 500.000 biglietti per le date del 2023.

Il numero di concerti è aumentato del 13% rispetto al 2022 e del 61% rispetto al 2019, con quasi 970 milioni di euro spesi dal pubblico, un aumento dell’88% rispetto a quattro anni fa.

Bene anche mostre, parchi divertimento e teatro

Non solo la musica, ma anche le mostre hanno registrato un aumento del 19% nelle spese dei visitatori. I parchi divertimento hanno visto un incremento del 40% rispetto ai dati pre-pandemia. Anche il teatro ha vissuto un periodo positivo, con oltre 146.000 spettacoli e una spesa di 520,4 milioni di euro, un aumento del 35% rispetto al 2022 e dell’8% rispetto al 2019.

Le vendite dei biglietti teatrali sono aumentate del 37% rispetto all’anno precedente e dell’8% rispetto al periodo pre-Covid, con il Sud e le Isole che trainano la crescita.

I cinema tornano a riempirsi 

Il cinema ha mostrato segnali di ripresa con un incremento del 55% nei biglietti venduti e del 59% nella spesa rispetto all’anno precedente. Tuttavia, rimane ancora indietro rispetto al 2019. Film come “C’è ancora domani” di Paola Cortellesi hanno attirato 5 milioni di spettatori, seguiti da “Barbie” e “Oppenheimer”, che hanno registrato ottimi risultati anche durante l’estate.

Case piccole, perchè sono le più ricercate da comprare o affittare?

Nel 2023 sono le case piccole, quelle fino a 50 mq, ad avere registrato il minor calo nelle compravendite rispetto all’anno precedente.
Lo conferma il Rapporto Immobiliare 2024 di OMI sul mercato residenziale.

Sono infatti le case piccole quelle più ricercate, sia da acquistare sia da affittare. Ulteriore conferma arriva dallo studio condotto da Casa.it: la tipologia di casa piccola più ambita è l’appartamento, soprattutto bilocali, seguiti da monolocali e trilocali.
Nel primo semestre 2024 il volume maggiore di ricerche si è verificato in Lombardia, seguita da Lazio e Toscana. Per l’acquisto, il podio spetta a Roma, Milano e Torino, mentre per l’ affitto Milano supera Roma, seguita ancora da Torino.

Quanto costano?

Le case piccole in vendita più cercate hanno un prezzo da 50.001 a 100.000 euro, seguite da quelle fino a 50.000 euro e tra 100.001 e 200.000 euro.
Le case piccole più cercate in affitto hanno invece un prezzo da 401 a 600 euro al mese, seguite da quelle da 601 a 800 euro e tra 201 e 400 euro mensili.
Quanto ai prezzi di vendita, a luglio 2024 le case fino a 50mq sono risultate più costose al Nord-Ovest (prezzo medio 125.650 euro), seguito da Nord-Est (121.662), Centro (113.321), Isole (89.107) e Sud (68.800).

A Milano in media 249.707 euro per 43mq

Le regioni dove le case piccole costano di più sono il Trentino-Alto Adige, con un prezzo medio di vendita di 174.920 euro per una metratura media di 43mq, la Liguria (149.985 euro) e la Lombardia (131.018). La regione meno costosa è la Calabria, con un prezzo medio di 48.628 euro per 43mq medi.

Tra i capoluoghi, Milano è il più costoso per l’acquisto di una casa piccola. Qui il prezzo medio è 249.707 euro per una metratura media di 43mq. Sul secondo gradino del podio Bolzano (223.033), e al terzo Venezia (204.429).
Al contrario, il capoluogo dove l’acquisto di una casa è meno oneroso è Taranto, con 36.889 euro sempre per una metratura media di 43 mq.

Dov’è il canone più conveniente?

La regione che presenta i canoni più alti per le case piccole è la Valle d’Aosta, con una richiesta media di 1.669 euro al mese per 42mq medi, seguita da Toscana (1.222) e Lombardia (1.216 euro per 41mq in media). La regione dove i canoni sono più bassi invece è l’Umbria, con un canone mensile medio di 423 euro per 41mq.

Tra i capoluoghi, Como registra i prezzi più elevati, con un canone mensile medio di 1.703 euro per una metratura media di 41mq. Al secondo posto, Milano (1.332 euro, metratura media 41mq) e al terzo Firenze (1.297 euro, 41mq).
Il capoluogo dove è più conveniente prendere in affitto una casa piccola è Isernia, dove si spendono 270 euro al mese per una metratura media di 31mq.

Mutui: richieste a +15% nel primo semestre 2024

Sebbene il mercato dei prestiti sia ancora lontano dai livelli raggiunti negli anni precedenti, e le erogazioni ancora sottotono (secondo Assofin, -13% nei flussi finanziati nel primo trimestre 2024), la ripresa della domanda fa ben sperare. Secondo l’osservatorio congiunto Facile.it – Mutui.it, nei primi sei mesi del 2024 le richieste di finanziamenti per l’acquisto di un’abitazione raccolte online sono cresciute del 15% rispetto allo stesso periodo del 2023.

Le aspettative sono di un secondo semestre dell’anno con valori in crescita, anche sul fronte dei finanziamenti concessi alle famiglie per acquistare una casa.

In crescita importo medio e valore medio dell’immobile

Guardando all’identikit di chi ha presentato domanda di mutuo emerge che l’importo medio richiesto nei primi sei mesi del 2024 è stato pari a 133.389 euro, valore in aumento del 3% rispetto al 2023.
Stesso aumento (+3%) per il valore medio dell’immobile oggetto di mutuo, salito nel 2024 a 207.614 euro.

In lieve crescita anche l’età media degli aspiranti mutuatari, passata da 40 a 41 anni. L’incremento dell’età media va letto alla luce dell’aumento del peso percentuale delle richieste di surroga, passate dal 19% del 2023 al 27% del 2024, valore cresciuto grazie al calo dei tassi che ha fatto da traino a questo tipo di operazione.

L’IRS rimane su livelli bassi

Dal punto di vista dell’offerta, i primi sei mesi dell’anno sono stati caratterizzati da buone condizioni sul fronte dei tassi fissi.
L’IRS, l’indice di riferimento per i mutui fissi, nonostante un andamento altalenante dovuto alle performance del mercato obbligazionario, è rimasto su livelli bassi per tutto il semestre, con fluttuazioni, che guardando ai valori medi mensili, sono state nell’ordine di una manciata di punti base.

Ad esempio, l’IRS a 25 anni è passato da 249 punti base di marzo 2024 a 263 punti base di maggio 2024, con un delta di 14 punti base.
Oggi l’indice è sceso sotto i 260 punti base. Questo ha permesso alle banche di mantenere bassi i tassi proposti alla clientela.

L’Euribor potrebbe scendere ancora, ma con scarsi benefici

Secondo le simulazioni di Facile.it per un mutuo medio da 126.000 euro in 25 anni (LTV 70%) le migliori offerte disponibili online partono da un tasso (TAN) del 2,86%, con rata di 588 euro.
Tariffe ancora più convenienti per gli immobili di classe A o B, con i mutui green che partono da tassi (TAN) pari a 2,72% e una rata di 579 euro.
Per quanto riguarda i tassi variabili, nonostante il calo degli indici dovuto al taglio della BCE, i valori restano ancora elevati.
Per un mutuo medio, le migliori offerte partono da un tasso (TAN) del 4,34%, con una rata di 682 euro.

Stando alle previsioni dei futures sugli euribor, che rappresentano le aspettative degli operatori di mercato, l’Euribor, l’indice di riferimento per i mutui a tasso variabile, potrebbe scendere ulteriormente da qui a fine anno, ma il beneficio sarebbe comunque limitato in termini di risparmio sulle rate variabili.

Giovani e violenza di genere: diverse percezioni tra ragazze e ragazzi

Tra i giovani e le giovani sussistono profonde differenze nella percezione e nell’esperienza della violenza. I maschi manifestano una sensibilità meno sviluppata sul tema violenza di genere, mentre il 66% delle ragazze ha timore di vivere episodi di violenza o molestie.
Inoltre, per il 40% delle ragazze i social influenzano negativamente l’immagine della donna, e per oltre la metà favoriscono comportamenti offensivi.

Tra il campione maschile, solo 1 su 10 attribuisce ai social la responsabilità di una visione negativa della donna, e solo per 2 su 10 incoraggiano in parte atteggiamenti sessisti.
Emerge da un’indagine di Eumetra, condotta su un campione di ragazze e ragazzi tra 16 e 25 anni, realizzata per conto di Telefono Donna Italia.

Trap e social sotto accusa

Per il 40% delle ragazze, poi, anche i testi delle canzoni trap contribuiscono a veicolare un’immagine poco rispettosa delle donne. La pensa così solo 2 su 10 ragazzi. 
Ma la paura più diffusa tra le ragazze è quella di subire un’aggressione fisica (66%)-Più di 6 ragazze su 10 stanno al telefono con qualcuno tornando a casa, evitano i mezzi pubblici dopo una certa ora e prediligono abiti più ‘discreti’.

Sul tema della responsabilità di comportamenti sbagliati emergono grosse differenze tra i due sessi: per 3 ragazzi su 10 vestirsi ‘in un certo modo’ attira comportamenti offensivi, mentre 6 ragazze su 10 affermano di aver ricevuto atteggiamenti sgraditi a prescindere dall’abbigliamento.

Temere il proprio partner

Anche l’assunzione di alcol o droghe secondo i ragazzi è un fattore che aumenta il rischio di aggressioni, mentre per le ragazze uno stato di alterazione non può essere considerato causa né giustificazione di un’aggressione a sfondo sessuale.

I timori delle ragazze hanno ripercussioni anche nei rapporti con l’altro sesso: il 56% delle ragazze ha paura di un partner geloso (sentimento assente da parte dei ragazzi nei confronti delle ragazze) e quasi 3 su 10 hanno rinunciato a qualcosa, ad esempio, sul tipo di abbigliamento e la vita sociale, per ‘accontentare’ il partner.
Inoltre, a fronte di un’idea condivisa che le donne scelgano di tacere per timore di ritorsioni, circa la metà del campione maschile ritiene la donna colpevole se rimane con un uomo violento senza denunciare.

L’affettività si impara sul web 

La diversità di punti di vista tra ragazze e ragazzi trova conferma affrontando i temi dell’educazione affettiva e sessuale. Le ragazze sono più coinvolte e informate rispetto al tema dell’educazione affettiva, che consiste, secondo una loro definizione spontanea, nel ‘relazionarsi con rispetto alle persone e imparare a gestire i sentimenti’.

Le informazioni acquisite su questo tema derivano, in primo luogo, da internet ma, soprattutto tra le giovanissime e i ragazzi (16-17enni) è presente anche la figura di insegnanti e genitori.
Riguardo al tema dell’educazione sessuale gli adulti sono un canale informativo decisamente meno prioritario. Passaparola e internet/social la fanno da padroni. In particolare, la pornografia viene considerata un canale d’informazione da ben 4 ragazzi su 10 (solo 2 ragazze su 10).

Digital B2b: i documenti di trasporto digitali fanno risparmiare 18 miliardi

In Italia l’e-commerce B2b di prodotto, cioè il valore delle transazioni in cui l’ordine viene scambiato in formato digitale, ha raggiunto il valore 265 miliardi di euro nel 2023, in crescita del +10% rispetto al 2022, ma pari ancora solo al 21% del transato B2b italiano nelle filiere di prodotto. E, a oggi, solamente il 42% delle imprese ha almeno uno strumento di e-commerce già avviato. Inoltre, solo il 35% delle imprese emette Documenti di Trasporto digitali e solo il 22% li riceve.

Eppure, i benefici della digitalizzazione di questa fase intermedia del ciclo dell’ordine sono evidenti.
Secondo la ricerca dell’Osservatorio Digital B2b della School of Management del Politecnico di Milano, se in Italia si introducesse un obbligo generalizzato di trasmissione dei DdT in formato elettronico strutturato si otterrebbe un risparmio di 18 miliardi di euro, in gran parte grazie a un aumento di produttività (99,7%), oltre che a una riduzione di materiali (0,2%) e del tempo di ricerca in archivio (0,1%).

Il paradosso italiano dell’e-commerce

Si tratta di un risparmio pari a oltre 8 volte la spesa attuale delle imprese italiane in cybersecurity, e oltre 20 volte il mercato dell’AI in Italia. Risorse che potrebbero essere reinvestite in dotazione tecnologica o contribuire al raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione dell’Italia.

In pratica, nella digitalizzazione delle relazioni B2b, l’Italia vive un vero e proprio paradosso: è prima in Europa nella fatturazione elettronica e nella conservazione digitale, ma in grave ritardo nei Documenti di Trasporto elettronici e nell’e-commerce B2b.

Troppo pochi investimenti per ottenere soluzioni integrate

Guardando ai prossimi 12 mesi, le priorità per le imprese sono chiare. Per il 35%, gli investimenti in tecnologie per il Digital B2b si concentreranno su sistemi di gestione elettronica documentale, per il 22% cloud ( per il 19% sistemi ERP.

Ma un terzo delle aziende investirà meno dell’1% del fatturato e solamente lo 0,4% ha allocato un budget che supera il 10% del fatturato. Numeri troppo bassi per soluzioni integrate che siano alla base della strategia di digitalizzazione dell’impresa.

I tempi sono maturi per un approccio top-down, low-driven

“La digitalizzazione dei documenti di trasporto è ancora ferma al palo, in larga parte per le resistenze culturali dei partner di business – rileva Paola Olivares, direttrice dell’Osservatorio Digital B2b -. I tempi sono maturi per ipotizzare in questo ambito un approccio ‘top-down law-driven’ che imponga a livello nazionale un obbligo generalizzato di trasmissione del DdT in formato elettronico strutturato. Una tale scelta consentirebbe al sistema Italia di raggiungere enormi vantaggi, e di posizionarsi come leader nella transizione al digitale dei documenti e dei flussi informativi”.

Salario: italiani insoddisfatti, aziende sotto accusa

In Italia si rileva una certa discrepanza tra le aspettative dei lavoratori e le politiche retributive applicate dalle aziende, e ciò aumenta la sensazione di insicurezza e insoddisfazione. Il Salary satisfaction report 2024, l’osservatorio JobPricing, svolto in collaborazione con InfoJobs, evidenzia una crescente richiesta di trasparenza, equità e riconoscimento del merito da parte di lavoratrici e lavoratori.

Quest’anno, oltre 4.400 italiani hanno condiviso le loro percezioni attraverso una survey online declinata su sei dimensioni: equità, competitività, performance e retribuzione, trasparenza, fiducia e comprensione, e meritocrazia. E a quanto emerge, nonostante un aumento medio delle retribuzioni dell’1,8%, in un contesto dove l’inflazione continua a erodere il potere di acquisto molte aziende non sono intervenute a sostegno dei salari.

Ampio dissenso per la mancanza di meritocrazia

Nonostante un leggero incremento nella soddisfazione complessiva, prevale una marcata e persistente insoddisfazione, particolarmente accentuata tra coloro che ricevono esclusivamente una retribuzione fissa. Questo fenomeno evidenzia l’urgente necessità per le aziende di adottare un approccio più ampio alla retribuzione, che integri benefit, incentivi variabili e gli altri elementi tipici dei modelli di Total Reward.

Il report rivela infatti un ampio dissenso riguardo alla mancanza di meritocrazia nelle pratiche aziendali. L’indice di soddisfazione relativo alla percezione di meritocrazia, che si attesta a soli 3,4 su 10, denota una diffusa insoddisfazione verso i criteri di riconoscimento e promozione interni.

Si aggrava la percezione di ingiustizia

Questa situazione compromette anche la comprensione e l’accettazione delle politiche retributive da parte dei dipendenti, aggravando la percezione di ingiustizia. A livello di genere, in media le donne sono più insoddisfatte rispetto agli uomini in tutte le dimensioni esaminate, sollevando questioni di equità e meritocrazia che richiedono urgenti attenzioni e interventi mirati da parte delle aziende per garantire un ambiente di lavoro inclusivo e paritario.

Guardando al futuro, la fiducia espressa da circa la metà dei partecipanti verso un miglioramento delle prospettive lavorative nel 2024 rappresenta un segnale positivo, anche se le aspettative sul fronte salariale rimangono moderate.
Questo dualismo riflette la complessità del panorama lavorativo attuale, dove il desiderio di un ambiente lavorativo migliore convive con la consapevolezza delle sfide economiche.

Total Reward: promuovere soddisfazione retributiva, benessere, engagement

Le aziende sono chiamate all’azione, sottolineando l’urgenza di adottare politiche retributive che tengano conto della realtà economica e delle aspettative dei lavoratori. L’importanza di un approccio ‘Total Reward’, che valorizzi gli elementi tangibili e intangibili, come benefit, opportunità di crescita professionale e un ambiente lavorativo stimolante, si rivela cruciale per aumentare la soddisfazione dei dipendenti e affrontare le problematiche di equità e meritocrazia.

L’obiettivo è promuovere non solo la soddisfazione retributiva ma anche il benessere generale e l’engagement dei dipendenti, fondamentali per la competitività aziendale in un mercato in costante evoluzione.
Il report, riferisce Adnkronos, invita a un ripensamento delle strategie retributive, ponendo le basi per un dialogo costruttivo tra lavoratori e datori di lavoro volto a promuovere un ambiente lavorativo equo, inclusivo e motivante.

Aumentano le lauree Stem: perché ancora poche donne scelgono indirizzi tecnologici?

Nel 2021, nei Paesi UE27, circa 4 milioni e 300 mila persone hanno conseguito un diploma di laurea, di cui 459 mila in Italia, con una crescita di 65 mila persone rispetto al 2020.
Tuttavia, mentre 86 giovani ogni mille nella fascia d’età 20-29 anni nell’UE27 ottengono un titolo terziario, in Italia questo valore si attesta a 76,4 ogni mille.

Se entriamo nel particolare delle discipline Stem, 18,3 giovani ogni mille in Italia conseguono una laurea, contro i 58,1 ogni mille che ottengono un titolo in discipline non Stem, con marcate differenze di genere.
Infatti, ogni 1000 ragazze, di età compresa tra i 20 e i 29 anni, nel nostro Paese, solo 14,3 portano a termine gli studi nei percorsi scientifici e tecnologici, contro 21 ragazzi.

Italia ancora indietro rispetto la media europea 

Si tratta dei dati contenuti nell’ultimo ‘Rapporto Bes 2023’ di Istat. Dati che costituiscono terreno fertile su cui innestare il dibattito attorno agli stereotipi di genere che ancora esistono nel mondo scientifico.

Se infatti tra i laureati italiani crescono le donne (76,8 ogni mille contro 40,9 uomini ogni mille nel 2021), nelle discipline Stem le differenze di genere continuano a restare evidenti, con un quadro che posiziona l’Italia ancora indietro rispetto alla media europea. 

Eliminare le barriere formative e professionali

Mentre il rapporto presenta un quadro in generale positivo, con un miglioramento significativo della percentuale di giovani che scelgono percorsi di studi nelle materie scientifiche (17,8 giovani ogni mille tra 20-29 anni, rispetto ai 16,5 nel 2020 e 16,1 nel 2019) persistono le differenze di genere nelle scelte educative.

Dati che mettono in luce la necessità e l’urgenza di iniziative volte a incentivare l’incremento delle ‘quote rosa’ nelle discipline scientifiche, promuovendo un’equità di genere che possa contribuire a eliminare qualsiasi barriera impedisca la realizzazione formativa e professionale in queste aree.

“Costruire un futuro in cui uomini e donne abbiano pari opportunità di contribuire allo sviluppo del Paese”

“La fotografia presentata da Istat impone un momento di riflessione – commenta Laura Basili, presidente Stem women congress e co-founder di Women at Business insieme a Ilaria Cecchini -: è giunto il momento di avviare proposte concrete per superare gli stereotipi di genere nelle discipline scientifiche e costruire un futuro in cui uomini e donne abbiano pari opportunità di contribuire allo sviluppo tecnologico e scientifico del nostro Paese. In questa direzione lo Stem women congress rappresenta un’opportunità cruciale, un megafono per raggiungere quante più persone possibile”.

Mobilità urbana, come sono cambiate le abitudini degli italiani?

Come si spostano oggi gli italiani all’interno delle loro città? Le informazioni sulla mobilità urbana sono dati preziosi per amministrazioni e cittadini. Per migliorarla, però, è essenziale comprendere le abitudini di spostamento degli italiani: quali mezzi utilizzano, quali preferiscono e quali tratte percorrono.

Il progetto Pollicino

Il progetto Pollicino dell’Osservatorio Nazionale della Sharing Economy, promosso dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, dal Ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture, e dalla Fondazione per lo sviluppo sostenibile, si propone di analizzare la mobilità urbana attraverso un’app di tracking. Questa app permette di monitorare gli spostamenti di un campione di persone, superando le limitazioni delle tradizionali indagini basate su interviste telefoniche o questionari. Grazie ai dati raccolti, è possibile ottenere un ritratto preciso e dettagliato della mobilità in un determinato territorio.

Come si muovono gli italiani

Il rapporto “Pollicino: i cittadini raccontano come si muove una città”, basato sui dati raccolti a Bologna, evidenzia che l’auto è ancora il mezzo di trasporto più utilizzato. Tuttavia, si osserva una crescita significativa nell’uso di altri mezzi. Gli italiani scelgono l’auto per il 35% degli spostamenti, mentre il 30% preferisce camminare. In termini di chilometri percorsi, l’auto domina con il 59%, seguita dal treno con il 16%.

Tipologia di spostamenti

Per i tragitti brevi, l’auto cede il passo a mezzi come la bicicletta e l’autobus, a cui si aggiunge la camminata. Per le distanze lunghe, invece, l’auto e il treno rimangono le soluzioni predilette. Il treno, in particolare, primeggia per le distanze più lunghe.

Motivi degli spostamenti

Per quanto riguarda i motivi degli spostamenti, la mobilità condivisa è prevalente per il lavoro, con l’autobus urbano scelto dal 20,5% degli utenti. Nel tempo libero, il 49,1% preferisce camminare. Per gli acquisti e le attività personali, l’automobile privata rimane il mezzo più usato, con il 40,9% e il 37,2% rispettivamente. Anche in questi casi, camminare e andare in bicicletta rappresentano delle valide opzioni.

Sharing mobility o no

Il rapporto mostra un confronto tra gli utenti della sharing mobility e quelli che non ne fanno uso. Gli utenti della sharing mobility preferiscono l’autobus e i mezzi condivisi come il bike sharing e il car sharing, mentre usano raramente l’auto di proprietà. Al contrario, chi non utilizza la sharing mobility ricorre all’auto privata il doppio delle volte rispetto agli utenti della mobilità condivisa, ma usa anche molto la bicicletta. In entrambi i gruppi, c’è un nutrito numero di “camminatori”. 

Il confronto generazionale

La ricerca evidenzia importanti differenze generazionali. I “Baby boomers” e la generazione “Post war” preferiscono l’automobile (rispettivamente il 74% e tra il 54% e il 58%). Invece, la “Gen Z” e i “Millennials” mostrano una maggiore propensione verso la mobilità sostenibile e condivisa, con l’80% e il 70% degli spostamenti attivi e condivisi rispettivamente. La “Gen X” si attesta poco sopra il 50%.

Italia, aumentano i progetti di Smart City: superato il miliardo di euro di valore  

Il 2023 si è rivelato un anno storico per il mondo delle Smart City in Italia, con il mercato che ha superato per la prima volta il miliardo di euro, registrando un aumento del 11% rispetto al 2022.

Tuttavia, questa crescita è stata meno marcata rispetto agli anni precedenti (+23% nel 2022), frenata soprattutto dalle priorità del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) e dai ritardi su alcuni fondi destinati ai comuni. A livello globale, il mercato delle Smart City ha registrato un aumento medio del 21,9% in Europa, del 20% negli Stati Uniti e del 20,6% in Asia nel corso del 2023.

Sono saliti al 12% i Comuni con progetti di Smart City

Aumenta il numero di comuni che hanno avviato progetti legati alle Smart City, passando dal 10% del 2022 al 12% nel 2023. Tra gli investimenti pubblici del 2023, il 23% del valore di mercato è stato destinato all’illuminazione pubblica e il 21% alla Smart Mobility, seguita da Smart Metering e Smart Grid. Tuttavia, persistono significativi ostacoli allo sviluppo di queste tecnologie, tra cui la carenza di personale (52%), la mancanza di risorse economiche (48%) e di competenze interne ai comuni (47%).

I vantaggi ottenuti

Nonostante ciò, i comuni che sono riusciti a portare avanti progetti di Smart City hanno ottenuto benefici in linea o superiori alle aspettative (78%), e l’86% ha intenzione di avviare nuovi progetti nei prossimi tre anni. Le città Smart sono percepite dai loro abitanti come più sostenibili (50% vs 36% delle città non considerate Smart), inclusive (50% vs 32%), innovative (49% vs 25%) ed efficienti (49% vs 34%). Milano è considerata la città più smart d’Italia, seguita da Bolzano e Trento.

Ancora da fare

Questi risultati emergono dalla ricerca dell’Osservatorio Smart City della School of Management del Politecnico di Milano, presentata al convegno “Smart City: alla ricerca di una strategia vincente”. Il direttore dell’Osservatorio, Giulio Salvadori, sottolinea che nonostante l’aumento del mercato delle Smart City, il ritmo è stato più contenuto a causa del PNRR, che ha portato sia ingenti investimenti che restrizioni per i comuni italiani. Nonostante ciò, solo l’11 nazioni del G20 hanno adottato una strategia sulle Smart City, e l’Italia non è tra queste.

Il futuro della città intelligenti

Il futuro delle città intelligenti passerà anche attraverso la collaborazione tra comuni per creare un ecosistema intelligente più ampio e l’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale, con un terzo dei comuni italiani interessati a utilizzarla nei prossimi anni. Tuttavia, rimangono sfide importanti legate alla mancanza di figure tecniche qualificate e alla necessità di strategie più strutturate.

L’indice di fiducia per consumatori e imprese cala ad aprile

“Dopo il rialzo registrato a marzo 2024 il clima di fiducia delle imprese diminuisce tornando al livello dello scorso febbraio. Il calo dell’indicatore complessivo rappresenta un diffuso peggioramento della fiducia in tutti i comparti economici indagati”. È quanto rileva l’Istat, che sottolinea come l’indice di fiducia dei consumatori si riduca per il secondo mese consecutivo, registrando il valore più basso da novembre 2023.

Secondo l’Istituto, “il ridimensionamento dell’indice è dovuto principalmente al peggioramento delle aspettative sulla situazione economica generale, comprese le attese sulla disoccupazione, su quella familiare, nonché a un deciso deterioramento delle opinioni sulla possibilità di risparmiare in futuro”.

La dinamica negativa esprime il deterioramento del clima economico e futuro

Insomma, anche ad aprile peggiora sia il clima di opinione dei consumatori sia quello delle imprese. Nel mese infatti l’indice del clima di fiducia dei consumatori passa da 96,5 a 95,2 e l’indicatore composito del clima di fiducia delle imprese scende da 97,0 a 95,8. 

La dinamica negativa dell’indicatore di fiducia dei consumatori, secondo l’Istat, esprime il deterioramento del clima economico (da 101,9 a 99,4), di quello personale (da 94,6 a 93,7), e soprattutto, di quello futuro: l’indice cala da 97,2 a 93,9.
Il clima corrente, invece, registra un lieve incremento. L’indice sale da 96,0 a 96,2.

Riduzione per tutti i quattro comparti economici

Con riferimento alle imprese, l’indice di fiducia si riduce in tutti e quattro i comparti economici indagati, seppur con intensità diverse.
Nelle costruzioni, nel commercio al dettaglio e nei servizi di mercato si registrano i cali più consistenti, rispettivamente da 105,7 a 103,4, da 104,5 a 103,0 e da 100,7 a 99,5, mentre nella manifattura la diminuzione è più contenuta (l’indice scende da 88,4 a 87,6).

Quanto alle componenti degli indici di fiducia dei comparti economici, nella manifattura peggiorano sia i giudizi sugli ordini sia le attese sul livello di produzione, e le scorte sono giudicate in decumulo. Nelle costruzioni tutte le componenti si deteriorano.

Peggiorano i giudizi sugli ordini, ma migliorano le vendite

Passando al comparto dei servizi di mercato, un peggioramento dei giudizi sugli ordini si unisce a un’evoluzione positiva delle opinioni sull’andamento degli affari. Le attese sugli ordini rimangono stabili rispetto allo scorso mese.
Con riferimento al commercio al dettaglio, riferisce Agi, le vendite sono giudicate in miglioramento, mentre le relative attese diminuiscono, e si stima un accumulo delle scorte di magazzino.

In base alle valutazioni fornite dagli imprenditori del comparto manifatturiero e dei servizi di mercato riguardo la variazione della spesa per investimenti nel 2024 rispetto al 2023, emerge un’evoluzione positiva.