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Allarme prezzo caffè, quanto costa la tazzina da Nord a Sud

Il Italia è emergenza ‘caro caffè’. L’immancabile tazzina, sinonimo di buongiorno per moltissimi italiani, negli ultimi tempi ha registrato una vera e propria escalation nei prezzi. A lanciare l’allarme è Assoutenti, che ha monitorato l’andamento dei listini dell’espresso al bancone. “Nei mesi scorsi avevamo denunciato i primi ritocchi dei listini del caffè nei bar italiani: i numeri ufficiali confermano oggi il nostro allarme, e il trend al rialzo, che oggi sfiora una media annua del +6%, è destinato a proseguire nei prossimi mesi – afferma il presidente di Assoutenti Furio Truzzi – A generare i rincari da un lato il caro-bollette, che impone maggiori costi energetici agli esercenti poi scaricati sui consumatori finali attraverso i prezzi al dettaglio, dall’altro le tensioni nelle quotazioni delle materie prime, che hanno portato a rincari per beni come caffè e zucchero. A fare le spese di tale situazione sono i consumatori, considerato che in Italia si consumano ogni giorno 9,3 milioni di tazzine di espresso al bar”.

Le differenze di prezzo possono arrivare al 40%

Il prezzo medio nazionale del caffè è oggi di circa 1,10 euro contro 1,038 euro del 2021,  afferma Assoutenti. Che però ha calcolato che che la tazzina al bar raggiunge 1,25 euro, con prezzi in aumento fino al +16% rispetto al 2021. Ma le variazioni di prezzo di un espresso al bar, tra il Nord e il Sud dello Stivale, possono arrivare anche al 40%. Ma cosa cambia da città a città? Il top del costo si raggiunge in Trentino Alto Adige, con i bar di Trento che vendono l’espresso consumato al banco in media a 1,25 euro, 1,24 euro a Bolzano. Anche a Cuneo il caffè costa 1,24 euro. In ben 3 province dell’Emilia Romagna (Ferrara, Ravenna e Reggio Emilia) l’espresso abbatte la soglia psicologica di 1,20 euro, così come in Veneto (Rovigo e Venezia), mentre a Padova e Vicenza il prezzo medio è di 1,19 euro. Il caffè più economico d’Italia – avverte Assoutenti – è quello servito dai bar di Messina (0,89 euro), seguita da Napoli, città dove l’espresso è una tradizione storica (0,90 euro) e da due province calabresi (Reggio Calabria e Catanzaro, 0,92 euro).

I rincari in percentuale sull’anno scorso

L’associazione dei consumatori ha poi messo a confronto i listini attuali con quelli in vigore lo scorso anno: si scopre che per il caffè al bar i rincari dei prezzi sono generalizzati e raggiungono quota +16% a Pescara, +15% a Catanzaro, +13,6% a Cosenza, +13,5% ad Alessandria, +12,8% a Bari, +12,7% a Cuneo. Solo 5 province, Napoli, Biella, Lucca, Novara e Macerata, hanno mantenuto stabile il prezzo medio del caffè, mentre in tutte le altre città italiane si registrano aumenti anche pesanti.

Come scoprire una infedeltà di coppia

Avere il sospetto che il proprio partner abbia un’altra relazione, certamente non è una cosa piacevole e che può al contrario disturbare la serenità di una persona e quella dell’intero nucleo familiare.

D’altronde, vivere con questo tipo di sospetto può essere frustrante e in alcuni casi fa raggiungere livelli tali di stress da compromettere anche le relazioni attorno a sé.

Per questo motivo, quando si sospetta che il proprio coniuge possa avere una relazione extraconiugale, è bene adottare tutte quelle soluzioni che possono aiutarci a chiarire in maniera definitiva se sia così o meno.

Come scoprire un tradimento?

Certamente si tratta di una questione delicata e che necessita di prove schiaccianti per poter essere effettivamente considerata. Possono esserci comunque alcuni segnali i quali possono indurci a pensare che effettivamente in questo periodo il nostro partner stia tramando qualcosa alle nostre spalle.

Uno che segnali classici è quello dell’inspiegabile cambiamento di comportamento del nostro partner senza che vi sia un apparente motivo. Tutti noi conosciamo il nostro partner e sappiamo bene quando vi è un cambio di comportamento immotivato e non legato a nessuna delle situazioni giornaliere che si affrontano.

Ci sono poi quelle persone che iniziano a curare il proprio aspetto in maniera maniacale senza che vi sia un apparente motivo, e questo è un altro dei segnali di un possibile tradimento.

In effetti, la fase di corteggiamento prevede che la persona in questione riesca ad attirare il più possibile la persona di suo interesse, e curare meglio il proprio aspetto certamente è un modo per riuscirci.

 Altro campanello d’allarme è il costatare che il nostro partner cominci ad effettuare tutta una serie di attività che prima non gli interessavano, come ad esempio la pratica sportiva o la cura del corpo.

Molto importante poi è anche il verificare il rapporto tra il nostro partner ed il cellulare. Quando questo viene controllato in maniera spasmodica e soprattutto viene vietato ad altre persone di toccarlo, probabilmente dietro potrebbero esserci delle motivazioni per le quali si cerca di nascondere qualcosa.

Come arrivare alla verità senza destare sospetti?

Certamente, l’obiettivo in questi casi è quello di riuscire ad arrivare alla verità e scoprire dunque se il proprio partner effettivamente abbia un’altra relazione o meno.

È anche vero però che spesso si vuole evitare di apparire come ingenui o immotivatamente ansiosi e per questo si desidera riuscire ad indagare senza destare alcun sospetto nell’altra persona.

La soluzione classica da questo punto di vista è quella delle attività di investigazione privata, grazie alla quale è possibile andare a scoprire veramente cosa ci sia dietro i nostri sospetti.

Un’agenzia investigativa ed in particolare un investigatore privato infatti, possono arrivare alla verità senza destare alcun tipo di sospetto nell’altra persona e dunque senza fargli nemmeno percepire di essere oggetto di attività investigative.

Questa è una risorsa veramente importante a disposizione di quanti desiderano arrivare alla verità, una opportunità certamente da cogliere se l’obiettivo è quello di riuscire finalmente a capire se il proprio partner abbia intrapreso una nuova relazione o se si tratta solamente di una nostra supposizione.

Ciò consentirà, una volta arrivati alla verità, di tornare a vivere serenamente la propria vita.

I contratti di rete in Lombardia crescono del +12,5%. Il totale sale a 4.410 

Unioncamere Lombardia ha pubblicato il rapporto 2021 sui contratti di rete nella regione. Durante lo scorso anno in Lombardia i contatti di rete hanno registrato un’accelerazione: sono oltre 700 le imprese lombarde che li hanno sottoscritti, per una crescita netta sia rispetto agli ultimi anni, e un incremento del +12,5% rispetto al 2020. Lo stock di imprese coinvolte in Lombardia, comprese le reti cessate, sale così a 4.410. In pratica, per ogni mille imprese registrate in Camera di Commercio sono 4,6 quelle che partecipano ai contratti di rete. Inoltre, con 1.513 reti, la Lombardia è la regione coinvolta nel maggior numero di contratti, il 20,4% del totale nazionale. Nonostante questi dati, però, la quota di imprese lombarde partecipanti è inferiore alla media italiana.

“Un modello virtuoso di collaborazione”

“Le imprese che partecipano ai contratti di rete sono ancora una minoranza, ma rappresentano un modello virtuoso di collaborazione per favorire la trasformazione tecnologica, l’innovazione e raggiungere nuovi mercati”, ha dichiarato il presidente di Unioncamere Lombardia, Gian Domenico Auricchio. Il 44% dei contratti che comprendono imprese lombarde vede la partecipazione di un massimo di tre imprese, e le reti con almeno 10 soggetti rappresentano il 14,9%. Considerando l’ambito territoriale dei contratti lombardi, il 24,2% risulta formato da imprese della stessa provincia, mentre il 17,6% vede la partecipazione di imprese con sede in diverse province della regione.

Il 58,2% delle reti ha un raggio di azione esteso oltre i confini regionali

La maggior parte delle reti, il 58,2%, ha però un raggio di azione che si estende oltre i confini lombardi. In particolare, le collaborazioni sono particolarmente strette con il Lazio (247 contratti, di cui ben 224 con Roma), e con le grandi regioni industriali (Emilia Romagna 242, Veneto 238, Piemonte 202). Nel 2021 si sono intensificati poi i legami con il Meridione, in particolare con le regioni Campania, Puglia e Abruzzo.

Tutti i settori dell’economia lombarda sono coinvolti

Nel complesso, dopo un avvio concentrato soprattutto nell’industria, i contratti di rete si stanno diffondendo in tutti i settori dell’economia regionale. L’industria rimane il comparto con la maggior propensione all’aggregazione (8,8%), ma la crescita nel 2021 (+2,7%) conferma i ritmi bassi degli ultimi anni. Per quanto riguarda gli altri settori di attività, quasi metà delle imprese è attiva nei servizi (46,6%), con un incremento significativo nel 2021, pari al +16,4%. In crescita anche il settore dell’agricoltura (+10%), dove il contratto di rete si è progressivamente diffuso raggiungendo una quota non trascurabile sul totale delle imprese del settore (8,0%), e le costruzioni (+19,8%).

Agricoltura 4.0: in Italia vale 1,6 miliardi, +23% 

Dai 540 milioni di euro di fatturato del primo semestre del 2020 il mercato italiano dell’agricoltura 4.0 è passato a 1,3 miliardi a fine anno, per arrivare a 1,6 miliardi nel 2021, per una crescita del +23%.
In Italia negli ultimi due anni il mercato dell’agricoltura 4.0 è esploso. E in parallelo è cresciuta anche la superficie coltivata con strumenti di agricoltura 4.0 da parte delle aziende agricole, che nel 2021 ha toccato il 6% del totale, il doppio dell’anno precedente. È quanto emerge dalla ricerca dell’Osservatorio Smart Agrifood della School of Management del Politecnico di Milano e del Laboratorio Rise (Research & Innovation for Smart Enterprises) dell’Università degli Studi di Brescia.

Il 60% degli agricoltori utilizza almeno una soluzione digitale

Nell’ultimo anno il 60% degli agricoltori italiani utilizza almeno una soluzione di agricoltura 4.0, il +4% rispetto al 2020, e oltre quattro su dieci agricoltori ne utilizzano almeno due, in particolare, software gestionali e sistemi di monitoraggio e controllo delle macchine.  A spingere la crescita del mercato sono gli incentivi statali, in particolare le agevolazioni dei programmi di sviluppo rurale e il piano transizione 4.0. Infatti, tre quarti delle aziende agricole italiane hanno impiegato almeno un incentivo di agricoltura 4.0, e l’84% sostiene che abbiano avuto un impatto determinante sulle scelte di investimento, riporta Ansa.

La crescita è guidata dalla spesa per i macchinari connessi

La crescita del mercato è guidata principalmente dalla spesa per i macchinari connessi, pari al 47% del mercato, e per i sistemi di monitoraggio e controllo di mezzi e attrezzature, che corrispondono al 35% dell’intero mercato, e a distanza dai software gestionali (6%). Al 5% i sistemi di monitoraggio da remoto delle coltivazioni, e poi i Dss, la mappatura di terreni e altro ancora. Dati che confermano come l’innovazione, per ora, passi soprattutto dall’hardware, ovvero trattori e attrezzature smart.
Se si guarda invece alle tecnologie abilitanti i dati e l’analisi degli stessi è al primo posto (71%), seguiti dalle piattaforme software (59%), l’Iot (58%), i device di ultima generazione (46%), mobility e geolocalizzazione (36%), veicoli e attrezzature connessi (25%), sistemi Ict in cloud (20%) e l’Iintelligenza artificiale (10%), riporta AgroNotizie.

Blockchain & Distributed Ledger per la tracciabilità

Dal lato consumatori, secondo l’Osservatorio, metà degli italiani cerca informazioni sulla tracciabilità degli alimenti, utilizzando soprattutto il sito internet del produttore, i social network e i Qr Code.
Ed è proprio la tracciabilità, riferisce Ansa, uno degli ambiti in cui le aziende stanno maggiormente utilizzando il digitale. Il settore continua infatti a guardare con forte interesse alle tecnologie Blockchain & Distributed Ledger, anche se solo il 6% dei consumatori italiani ha già sentito parlare di Blockchain nell’agrifood.

Quali sono i benefit più richiesti dai dipendenti?

Non solo stipendio. O meglio, lo stipendio non è l’unico valore per i lavoratori. I soldi a fine mese, infatti, nel corso degli ultimi anni hanno perso la loro centralità nella mente di tantissimi lavoratori, a favore invece di altri fattori, come la possibilità di formazione, la possibilità di carriera interna nonché la presenza di concreti benefit. E proprio i benefit, sono sempre più importanti per chi è alla ricerca un nuovo datore di lavoro.

Cresce l’attenzione per “l’altro”

“Noi head hunter abbiamo notato un progressivo aumentare dell’attenzione nei confronti dei benefit, la cui presenza rende molto più appetibile un posto di lavoro agli occhi dei candidati. E non stupisce quindi che sempre più aziende stiano raddoppiando l’impegno verso iol welfare, per migliorare l’employer branding come peraltro la talent retention”, spiega Carola Adami, fondatrice di Adami & Associati, società internazionale di head hunting specializzata nella selezione di personale qualificato e nello sviluppo di carriera,.
Ma quali sono i benefit maggiormente richiesti nel 2022? Non proprio di benefit si tratta, ma attualmente molto presente la richiesta da parte dei lavoratori di poter continuare a lavorare in regime di smart working, alternando lavoro in presenza e lavoro da remoto.
“Durante la pandemia abbiamo conosciuto i vantaggi del lavoro agile, e sono molti i professionisti che compiono la scelta della migliore azienda i cui lavorare anche in base a questo fattore”, racconta ancora Carola Adami.

Più benefit in azienda

Quel che è certo è che, visto il trend, la maggior parte dei lavoratori attende un prossimo ampliamento del programma di benefit in azienda, secondo alla società di consulenza americana Forrester, per cui la pensa così il 79% dei dipendenti. Guardando ai dati di un ricerca condotta da Harris Interactive per Sodexo Benefits & Rewards Services Italia, sul podio dei benefit si trovano i premi immediati, indicati dal 36% degli intervistati, seguiti dai buoni pasto per il 30%, e dai bonus a lungo termine per il 24%, che superano di poco l’assicurazione medica (23%) e la mensa aziendale (23%).
“Offrire una nutrita gamma di benefit ai propri dipendenti è una scelta vantaggiosa per qualsiasi tipo di azienda. Così si rende  più facile sia l’attrazione di nuovi talenti da assumere, sia la riduzione del tasso di turn over, per mantenere in azienda conoscenze e competenze”, conclude la Adami.
Difatti come ha svelato un’indagine Censis ben l’82,3%, dei lavoratori italiani è convinto di “meritare di più” a livello lavorativo. E i benefit aziendali sono certamente il modo più efficace per soddisfare questo condiviso bisogno.

Lombardia, nuove e iniziative a sostegno delle imprese agricole

Sono davvero tante le iniziative messe in campo da Ismea per promuove l’agricoltura in Lombardia. Opportunità che vanno dai contributi a fondo perduto ai mutui a tasso agevolato per i giovani e le donne sino agli interventi di finanza strutturata per le società di capitali. Di questo si è parlato durante il recente incontro promosso da Ismea per presentare le opportunità offerte dall’Istituto alle imprese agricole e agroalimentari italiane.  

Le problematiche delle imprese della Regione

“Sono molte le problematiche che le aziende agricole stanno affrontando in questo periodo: rincari energetici, costi delle materie prime, crisi internazionali. È fondamentale per le nostre imprese avere massima chiarezza sulle misure messe in campo per aiutare il comparto, sia in ambito creditizio che di sviluppo rurale. Ringrazio Ismea per aver scelto la Lombardia come prima tappa del tour sul territorio nazionale. I dati confermano ancora come la nostra sia la prima regione agricola d’Italia e a livello istituzionale abbiamo il dovere di accompagnare le aziende nella fase di transizione che è in atto” ha dichiarato Fabio Rolfi, assessore all’Agricoltura, Alimentazione e Sistemi verdi della Regione Lombardia.
Nel corso dell’appuntamento, il Direttore Generale di Ismea ha presentato il sistema integrato di misure e di strumenti che l’Istituto mette a disposizione per sostenere lo sviluppo del settore agricolo e agroalimentare italiano, accompagnando le imprese nelle diverse fasi della loro vita: dall’acquisizione del capitale fondiario allo sviluppo del business, dall’accesso al credito e al mercato dei capitali sino alla gestione del rischio.

Le opportunità per chi fa agricoltura

Con l’ultima legge di Bilancio Ismea ha ottenuto ulteriori 80 milioni di euro destinati a sostenere la competitività del settore in un momento di grande trasformazione verso le sfide della transizione ecologica e digitale previste dalla PAC e dal PNRR. Nel dettaglio, attraverso la Banca nazionale delle Terre Agricole (BTA), che quest’anno aprirà, il prossimo 7 marzo, la fase delle manifestazioni di interesse del quinto lotto, Ismea rimette in circolo i terreni attraverso una procedura di vendita trasparente e aperta a tutti, offrendo opportunità di investimento e ricomposizione fondiaria. Con “Più Impresa”, l’Istituto sostiene gli investimenti dei giovani e delle donne in agricoltura, grazie all’erogazione di contributi a fondo perduto e mutui a tasso zero. Ismea gestisce inoltre il primo Fondo di Garanzia pubblico con garanzia diretta e a prima richiesta per l’agricoltura, a copertura di oltre due miliardi di euro di finanziamenti destinati al settore. Con i suoi strumenti di garanzia, Ismea facilita l’accesso al credito delle imprese agricole e della pesca, riducendo il costo dei finanziamenti. Con “Ismea Investe” le società di capitali attive nel settore agroalimentare possono beneficiare di finanziamenti agevolati e interventi nel capitale di rischio (operazioni di equity e quasi equity, prestiti obbligazionari e strumenti finanziari partecipativi). 

Commercio agroalimentare: in Europa +6,1% di crescita complessiva

Nel periodo da gennaio a settembre 2021 il valore totale del commercio agroalimentare della Ue, ovvero delle esportazioni e delle importazioni, ammonta a 239,5 miliardi di euro, per un aumento del 6,1% rispetto al periodo corrispondente dell’anno precedente. Gli ultimi dati sul commercio agroalimentare della Ue indicano che le esportazioni sono aumentate dell’8%, attestandosi a 145,2 miliardi di euro, mentre l’aumento registrato dalle importazioni è del 3,5% rispetto ai primi 9 mesi del 2020, un aumento che ha permesso di raggiungere un fatturato complessivo pari a 94,2 miliardi.

L’export maggiore è verso gli Stati Uniti

Questi dati riflettono un’eccedenza complessiva del commercio agroalimentare equivalente a 51 miliardi di euro per i primi nove mesi del 2021, pari a un aumento del 17% rispetto allo stesso periodo del 2020. La crescita maggiore delle esportazioni si registra verso gli Stati Uniti, per un aumento del 15%, principalmente grazie alle esportazioni di prodotti quali vino, acquaviti e liquori, ma anche cioccolato e dolciumi. In aumento anche le esportazioni verso la Corea del Sud, in virtù delle eccellenti performance del vino, della carne suina, del frumento e del frumento segalato, e le esportazioni verso la Svizzera.

Aumentano i prodotti provenienti dal Brasile

Quanto alle esportazioni agroalimentari verso il Regno Unito nel 2021 hanno per la prima volta superato l’importo del corrispondente periodo dell’anno precedente, aumentando di 166 milioni di euro. Si segnalano al contrario riduzioni significative del valore delle esportazioni verso Arabia Saudita, Hong Kong e Kuwait. Per quanto riguarda le importazioni agroalimentari, l’aumento maggiore è stato registrato per i prodotti provenienti dal Brasile, le cui importazioni sono cresciute di 1,4 miliardi, con un aumento del 16 % rispetto allo stesso periodo del 2020. In crescita anche le importazioni da Indonesia, Argentina, Australia e dall’India.

Vino, acquaviti e liquori i più esportati

Per contro, riporta Italpress, diminuzioni considerevoli sono state rilevate nelle importazioni da diversi paesi, tra le quali la più significativa è la diminuzione di 2,9 miliardi, pari al 27%, delle importazioni provenienti dal Regno Unito, seguita da quelle provenienti da Stati Uniti, Canada, Nuova Zelanda e Moldavia. Per quanto riguarda le categorie di prodotti, il periodo gennaio-settembre 2021 ha registrato un forte aumento dei valori di esportazione di vino, acquaviti e liquori. Altri significativi aumenti del valore delle esportazioni sono stati osservati per gli oli di colza e di girasole, il cioccolato e la pasticceria. Sono viceversa diminuite considerevolmente le esportazioni di alimenti per bambini e di frumento.

Sace fa crescere le imprese: più fatturato e posti di lavoro

Nel 2019 il contributo di Sace sulle imprese italiane ha generato 13,8 miliardi di euro di fatturato addizionale, e oltre 40 mila posti di lavoro. Inoltre, le aziende che hanno beneficiato degli strumenti di Sace, la società del gruppo italiano a partecipazione pubblica Cassa Depositi e Prestiti, di Simest e della controllata Sace Bt, hanno generato ulteriori 26 miliardi lungo le rispettive filiere produttive. Si tratta dei principali risultati emersi dall’analisi d’impatto economico e sociale realizzata dall’ufficio studi di Sace, insieme a Prometeia, su oltre 23mila operazioni che hanno coinvolto 8.360 imprese attive in 162 Paesi, e mobilitato oltre 163 miliardi di risorse tra il 2005 e il 2019.

Più che raddoppiato il numero di imprese clienti 

Dall’analisi emerge che il numero di operazioni è passato dalle circa mille del 2008 alle oltre 2 mila del 2019, mentre il numero di imprese clienti è più che raddoppiato, passando dalle 500 del 2008 alle oltre 1.300 nel 2019, di cui il 75% Pmi. E a beneficiarne di più è l’export: secondo l’Istat dal 2010 al 2019 il numero degli esportatori nazionali è aumentato del 3,4%, rispetto al 22,5% registrato tra le imprese clienti di Sace e Simest.  Tra i settori spicca la meccanica strumentale, con oltre il 30% delle imprese, in particolare dei comparti macchine, moda, costruzioni e alimentare. Rilevanti però risultano anche i comparti ad alta intensità tecnologica e dei mezzi di trasporto. Per Sace Bt si evidenziano i settori più legati al consumo, come ad esempio agroalimentare, moda e distribuzione.

Il 58% è nel Nord-Est

Negli ultimi due anni si conferma poi anche la forte crescita delle imprese appartenenti ai settori del Made in Italy (agroalimentare e sistema moda).
Per quanto riguarda la distribuzione a livello territoriale è il Nord-Est a guidare la classifica, con Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna, che rappresentano il 58% delle imprese. Al Sud si distinguono Campania, Puglia e Sicilia. Quanto alla destinazione delle strategie di internazionalizzazione, tra il 2015 e il 2019 le principali geografie di riferimento sono state il Brasile, gli Emirati Arabi Uniti e la Russia. Solo nel 2019, anche l’India ha avuto un ruolo in primo piano.

L’analisi degli strumenti

Nello specifico, gli strumenti analizzati hanno riguardato l’export credit di Sace (volto a proteggere dal rischio insolvenza e diviso in credito fornitore, credito acquirente e documentario), le garanzie Sace per facilitare l’accesso al credito e migliorare la competitività nelle gare d’appalto internazionali, e gli strumenti di sostegno degli investimenti diretti esteri. Il factoring estero per garantire liquidità alle imprese, con strumenti per la patrimonialità, patrimonializzazione ed export credit sono stati messi in campo da Simest. Invece, per Sace Bt l’analisi ha considerato la polizza globale, che consente alle imprese di assicurare l’intero fatturato dilazionato, e la sviluppo export, dedicata all’attività internazionale della clientela.

Riforma fiscale: quanto risparmieranno gli italiani sull’Irpef 2022?

La riforma fiscale dell’Irpef varata dal Governo Draghi prevede quattro aliquote anziché cinque, e garantisce una detrazione di base da 3.100 euro contro gli attuali 1.880 euro. Come ricorda laleggepertutti.it, con la riforma fiscale si alza sopra gli 8.000 euro la soglia della ‘no tax area’, ovvero aumenta il numero dei contribuenti più poveri esenti dal pagamento dell’Irpef. E tale limite viene portato a 8.500 euro per i pensionati. Ma quanti soldi risparmieranno gli italiani in tasse dal 2022? E il ‘peso’ che verrà tolto da una parte sarà caricato da un’altra?

Bonus e detrazioni: chi ne beneficerà?

Il nuovo sistema di detrazioni fiscali previsto dal 2022 si ‘mangerà’ però il bonus Renzi da 80 euro, portato dal secondo Governo Conte a 100 euro. In pratica, non si troverà più in busta paga il contributo in soldi, ma i lavoratori ne beneficeranno sotto forma di detrazione fiscale. Non tutti, però. Il bonus ‘in moneta’ continuerà a essere versato a chi ha un reddito inferiore a 15.000 euro, poiché un’Irpef troppo bassa non consentirebbe di utilizzare la detrazione. Ma come si traduce nella pratica tutto questo impianto teorico di bonus e di sconti?

Il peso delle tasse sulle fasce di reddito imponibile

Il ministero dell’Economia prova a spiegare in una tabella che riporta il reale peso dell’Irpef sul reddito imponibile, e che si può sintetizzare in questo modo: chi guadagna tra 12mila e 15mila euro l’anno avrà un peso Irpef quasi impercettibile, circa il 2%. Da 15mila a 20mila euro, il peso Irpef sarà il 9,6%, da 20mila a 26mila euro, il 13%, da 26mila a 29mila euro, il 17,4%, da 29mila a 35mila euro, il 19,9%, da 35mila a 40mila euro, il 22,5%, da 40mila a 50mila euro, il 25%, da 50mila a 55mila euro, il 27,1%, da 55mila a 60mila euro, il 28,2%, e così via, fino ai redditi più alti.

La fascia centrale dei redditi è la più colpita

Quelli, ad esempio, tra 90mila e 100mila euro avranno un peso reale dell’Irpef di quasi il 33%, e superano il 40% i redditi che appartengono ai contribuenti più ricchi, con redditi sopra i 300mila euro. Questa tabella dice che l’aumento del peso dell’Irpef accelera proprio nella fascia centrale dei redditi, quella cioè a cui appartiene la maggior parte dei lavoratori dipendenti. Secondo i ‘calcoli frenetici’ di questi giorni, il risparmio ‘in soldoni’ che si troverà in busta paga sarà questo: fino a 15mila euro sarà di 61 euro, da 15mila a 28mila euro, 150 euro, da 28mila a 50mila euro, 417 euro, da 50mila a 55mila euro, 692 euro, da 55mila a 75mila euro, 468 euro, e oltre 75mila euro, 247 euro.

Lombardia, il terziario è ancora in crisi ma le prospettive sono positive

In Lombardia il peggio dovrebbe essere passato e la ripresa potrebbe essere vicina. Le riaperture, sostenute dal procedere della campagna vaccinale e da dati di contagio in costante miglioramento, sono infatti alla base della previsione relativamente ottimistica che viene dagli imprenditori di cui Unioncamere Lombardia raccoglie la voce. 

Il settore più colpito

Il terziario si conferma il comparto economico regionale più colpito dalla crisi: il fatturato delle imprese lombarde attive nei servizi (-1,8% tendenziale) e nel commercio al dettaglio (-1,6%) diminuisce ulteriormente a inizio 2021 rispetto al primo trimestre 2020, periodo in cui gli effetti negativi della crisi avevano già iniziato a farsi sentire. Dopo il recupero che l’anno scorso aveva caratterizzato i mesi estivi, le misure restrittive del secondo lockdown hanno penalizzato nuovamente questi settori già in sofferenza, portando ad ulteriore allargamento del divario rispetto ai livelli pre-crisi, che si attesta al -15,4% per i servizi e al -11,7% per il commercio al dettaglio. Nei servizi, i settori più in difficoltà sono le attività di alloggio e ristorazione e i servizi alle persone: il calo rispetto alla media 2019 supera il 50% per le prime e il 20% per i secondi mentre mostrano una riduzione molto più contenuta i servizi alle imprese (-7,6%) e il commercio all’ingrosso (-4,4%).

Due mondi nel commercio al dettaglio

Nel commercio al dettaglio si conferma la divaricazione nei comportamenti di spesa. I negozi non specializzati, come minimarket e supermercati (che hanno beneficiato dell’aumento dei consumi alimentari domestici: +0,3% rispetto alla media 2019) confermano la loro dinamica positiva, mentre per i negozi non alimentari il divario con il periodo pre-Covid tocca il -20%.

Le ragioni dell’ottimismo

“Le imprese del terziario hanno pagato e stanno ancora pagando il prezzo più pesante di questa crisi ma l’ottimismo sta tornando – commenta Gian Domenico Auricchio, Presidente di Unioncamere Lombardia – se il cammino verso le riaperture rimarrà costante, la ripresa dovrebbe essere ormai vicina e gli imprenditori sono pronti a fare la loro parte per ripartire: per molte imprese dei settori più colpiti ormai è quasi una questione di sopravvivenza”.
Le vaccinazioni e il progressivo allentamento delle misure restrittive permettono però di guardare lo scenario attuale da una nuova prospettiva. Insomma, nonostante i risultati di vendita sicuramente non brillanti di inizio 2021, si torna a vedere rosa. O almeno a vedere la fine di questo lungo tunnel. Le aspettative degli imprenditori sono infatti in deciso miglioramento, con previsioni positive sia in termini di fatturato, sia per quanto riguarda il livello di occupazione. E i prossimi mesi dovrebbero essere veramente decisivi.