Il mercato dei prodotti ricondizionati sta guadagnando sempre più terreno in Italia, cambiando il modo in cui i consumatori si approcciano agli acquisti. Gli italiani, infatti, sembrano orientarsi verso scelte più consapevoli e sostenibili. Un’indagine condotta da Altroconsumo su un campione di quasi mille consumatori ha fatto emergere alcuni dati interessanti.
Il 76% degli intervistati afferma di conoscere la differenza tra prodotti ricondizionati e di seconda mano, ma solo il 28% ha effettivamente acquistato almeno un prodotto ricondizionato, con gli smartphone a fare da protagonisti. Tra coloro che hanno effettuato un acquisto, il 47% si dichiara soddisfatto.
Ricondizionato o seconda mano?
Un aspetto chiave emerso dall’indagine è la consapevolezza della differenza tra un dispositivo ricondizionato e uno di seconda mano. Ben tre consumatori su quattro ritengono di essere ben informati su cosa significhi “ricondizionato”.
In particolare, la fascia più giovane dimostra una maggiore comprensione di queste distinzioni. Il 78% degli intervistati sa che i prodotti ricondizionati sono stati riparati prima di essere rimessi in vendita, mentre il 56% riconosce che, pur riparati, non sono equiparabili a prodotti nuovi.
Lacune normative e richieste dei consumatori
Nonostante la buona conoscenza dei prodotti, l’indagine rivela una scarsa consapevolezza del quadro normativo che li regola. Solo il 24% sa che termini come “come nuovo” o “in perfette condizioni” non sono soggetti a regolamentazioni precise. Inoltre, solo il 17% è a conoscenza che la garanzia legale applicata ai prodotti ricondizionati è la stessa di quella riservata ai prodotti di seconda mano.
Sebbene i consumatori apprezzino la convenienza e la sostenibilità del mercato dei ricondizionati, ci sono alcune aree in cui richiedono miglioramenti.
Un terzo degli intervistati desidera condizioni migliori per la restituzione o la sostituzione dei prodotti (35%), il 34% chiede una garanzia più lunga e il 31% auspica una maggiore trasparenza su come questi prodotti vengono presentati. Il 29%, inoltre, vorrebbe maggiori controlli sulle riparazioni.
Quali sono i prodotti preferiti?
Gli smartphone rappresentano la categoria più acquistata tra i prodotti ricondizionati, con il 59% degli acquisti. Seguono gli elettrodomestici (17%), i computer (8%) e i tablet (5%).
Nonostante ciò, la soddisfazione non è unanime: mentre il 47% degli acquirenti si ritiene soddisfatto, il 45% ha avuto esperienze negative. Il 34% ha riscontrato problemi legati a batterie inefficaci o a difetti estetici, come graffi, già presenti al momento dell’acquisto.
Nel 2023 sono le case piccole, quelle fino a 50 mq, ad avere registrato il minor calo nelle compravendite rispetto all’anno precedente.
Lo conferma il Rapporto Immobiliare 2024 di OMI sul mercato residenziale.
Sono infatti le case piccole quelle più ricercate, sia da acquistare sia da affittare. Ulteriore conferma arriva dallo studio condotto da Casa.it: la tipologia di casa piccola più ambita è l’appartamento, soprattutto bilocali, seguiti da monolocali e trilocali.
Nel primo semestre 2024 il volume maggiore di ricerche si è verificato in Lombardia, seguita da Lazio e Toscana. Per l’acquisto, il podio spetta a Roma, Milano e Torino, mentre per l’ affitto Milano supera Roma, seguita ancora da Torino.
Quanto costano?
Le case piccole in vendita più cercate hanno un prezzo da 50.001 a 100.000 euro, seguite da quelle fino a 50.000 euro e tra 100.001 e 200.000 euro.
Le case piccole più cercate in affitto hanno invece un prezzo da 401 a 600 euro al mese, seguite da quelle da 601 a 800 euro e tra 201 e 400 euro mensili.
Quanto ai prezzi di vendita, a luglio 2024 le case fino a 50mq sono risultate più costose al Nord-Ovest (prezzo medio 125.650 euro), seguito da Nord-Est (121.662), Centro (113.321), Isole (89.107) e Sud (68.800).
A Milano in media 249.707 euro per 43mq
Le regioni dove le case piccole costano di più sono il Trentino-Alto Adige, con un prezzo medio di vendita di 174.920 euro per una metratura media di 43mq, la Liguria (149.985 euro) e la Lombardia (131.018). La regione meno costosa è la Calabria, con un prezzo medio di 48.628 euro per 43mq medi.
Tra i capoluoghi, Milano è il più costoso per l’acquisto di una casa piccola. Qui il prezzo medio è 249.707 euro per una metratura media di 43mq. Sul secondo gradino del podio Bolzano (223.033), e al terzo Venezia (204.429).
Al contrario, il capoluogo dove l’acquisto di una casa è meno oneroso è Taranto, con 36.889 euro sempre per una metratura media di 43 mq.
Dov’è il canone più conveniente?
La regione che presenta i canoni più alti per le case piccole è la Valle d’Aosta, con una richiesta media di 1.669 euro al mese per 42mq medi, seguita da Toscana (1.222) e Lombardia (1.216 euro per 41mq in media). La regione dove i canoni sono più bassi invece è l’Umbria, con un canone mensile medio di 423 euro per 41mq.
Tra i capoluoghi, Como registra i prezzi più elevati, con un canone mensile medio di 1.703 euro per una metratura media di 41mq. Al secondo posto, Milano (1.332 euro, metratura media 41mq) e al terzo Firenze (1.297 euro, 41mq).
Il capoluogo dove è più conveniente prendere in affitto una casa piccola è Isernia, dove si spendono 270 euro al mese per una metratura media di 31mq.
Sebbene il mercato dei prestiti sia ancora lontano dai livelli raggiunti negli anni precedenti, e le erogazioni ancora sottotono (secondo Assofin, -13% nei flussi finanziati nel primo trimestre 2024), la ripresa della domanda fa ben sperare. Secondo l’osservatorio congiunto Facile.it – Mutui.it, nei primi sei mesi del 2024 le richieste di finanziamenti per l’acquisto di un’abitazione raccolte online sono cresciute del 15% rispetto allo stesso periodo del 2023.
Le aspettative sono di un secondo semestre dell’anno con valori in crescita, anche sul fronte dei finanziamenti concessi alle famiglie per acquistare una casa.
In crescita importo medio e valore medio dell’immobile
Guardando all’identikit di chi ha presentato domanda di mutuo emerge che l’importo medio richiesto nei primi sei mesi del 2024 è stato pari a 133.389 euro, valore in aumento del 3% rispetto al 2023.
Stesso aumento (+3%) per il valore medio dell’immobile oggetto di mutuo, salito nel 2024 a 207.614 euro.
In lieve crescita anche l’età media degli aspiranti mutuatari, passata da 40 a 41 anni. L’incremento dell’età media va letto alla luce dell’aumento del peso percentuale delle richieste di surroga, passate dal 19% del 2023 al 27% del 2024, valore cresciuto grazie al calo dei tassi che ha fatto da traino a questo tipo di operazione.
L’IRS rimane su livelli bassi
Dal punto di vista dell’offerta, i primi sei mesi dell’anno sono stati caratterizzati da buone condizioni sul fronte dei tassi fissi.
L’IRS, l’indice di riferimento per i mutui fissi, nonostante un andamento altalenante dovuto alle performance del mercato obbligazionario, è rimasto su livelli bassi per tutto il semestre, con fluttuazioni, che guardando ai valori medi mensili, sono state nell’ordine di una manciata di punti base.
Ad esempio, l’IRS a 25 anni è passato da 249 punti base di marzo 2024 a 263 punti base di maggio 2024, con un delta di 14 punti base.
Oggi l’indice è sceso sotto i 260 punti base. Questo ha permesso alle banche di mantenere bassi i tassi proposti alla clientela.
L’Euribor potrebbe scendere ancora, ma con scarsi benefici
Secondo le simulazioni di Facile.it per un mutuo medio da 126.000 euro in 25 anni (LTV 70%) le migliori offerte disponibili online partono da un tasso (TAN) del 2,86%, con rata di 588 euro.
Tariffe ancora più convenienti per gli immobili di classe A o B, con i mutui green che partono da tassi (TAN) pari a 2,72% e una rata di 579 euro.
Per quanto riguarda i tassi variabili, nonostante il calo degli indici dovuto al taglio della BCE, i valori restano ancora elevati.
Per un mutuo medio, le migliori offerte partono da un tasso (TAN) del 4,34%, con una rata di 682 euro.
Stando alle previsioni dei futures sugli euribor, che rappresentano le aspettative degli operatori di mercato, l’Euribor, l’indice di riferimento per i mutui a tasso variabile, potrebbe scendere ulteriormente da qui a fine anno, ma il beneficio sarebbe comunque limitato in termini di risparmio sulle rate variabili.
Come si spostano oggi gli italiani all’interno delle loro città? Le informazioni sulla mobilità urbana sono dati preziosi per amministrazioni e cittadini. Per migliorarla, però, è essenziale comprendere le abitudini di spostamento degli italiani: quali mezzi utilizzano, quali preferiscono e quali tratte percorrono.
Il progetto Pollicino
Il progetto Pollicino dell’Osservatorio Nazionale della Sharing Economy, promosso dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, dal Ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture, e dalla Fondazione per lo sviluppo sostenibile, si propone di analizzare la mobilità urbana attraverso un’app di tracking. Questa app permette di monitorare gli spostamenti di un campione di persone, superando le limitazioni delle tradizionali indagini basate su interviste telefoniche o questionari. Grazie ai dati raccolti, è possibile ottenere un ritratto preciso e dettagliato della mobilità in un determinato territorio.
Come si muovono gli italiani
Il rapporto “Pollicino: i cittadini raccontano come si muove una città”, basato sui dati raccolti a Bologna, evidenzia che l’auto è ancora il mezzo di trasporto più utilizzato. Tuttavia, si osserva una crescita significativa nell’uso di altri mezzi. Gli italiani scelgono l’auto per il 35% degli spostamenti, mentre il 30% preferisce camminare. In termini di chilometri percorsi, l’auto domina con il 59%, seguita dal treno con il 16%.
Tipologia di spostamenti
Per i tragitti brevi, l’auto cede il passo a mezzi come la bicicletta e l’autobus, a cui si aggiunge la camminata. Per le distanze lunghe, invece, l’auto e il treno rimangono le soluzioni predilette. Il treno, in particolare, primeggia per le distanze più lunghe.
Motivi degli spostamenti
Per quanto riguarda i motivi degli spostamenti, la mobilità condivisa è prevalente per il lavoro, con l’autobus urbano scelto dal 20,5% degli utenti. Nel tempo libero, il 49,1% preferisce camminare. Per gli acquisti e le attività personali, l’automobile privata rimane il mezzo più usato, con il 40,9% e il 37,2% rispettivamente. Anche in questi casi, camminare e andare in bicicletta rappresentano delle valide opzioni.
Sharing mobility o no
Il rapporto mostra un confronto tra gli utenti della sharing mobility e quelli che non ne fanno uso. Gli utenti della sharing mobility preferiscono l’autobus e i mezzi condivisi come il bike sharing e il car sharing, mentre usano raramente l’auto di proprietà. Al contrario, chi non utilizza la sharing mobility ricorre all’auto privata il doppio delle volte rispetto agli utenti della mobilità condivisa, ma usa anche molto la bicicletta. In entrambi i gruppi, c’è un nutrito numero di “camminatori”.
Il confronto generazionale
La ricerca evidenzia importanti differenze generazionali. I “Baby boomers” e la generazione “Post war” preferiscono l’automobile (rispettivamente il 74% e tra il 54% e il 58%). Invece, la “Gen Z” e i “Millennials” mostrano una maggiore propensione verso la mobilità sostenibile e condivisa, con l’80% e il 70% degli spostamenti attivi e condivisi rispettivamente. La “Gen X” si attesta poco sopra il 50%.
“Dopo il rialzo registrato a marzo 2024 il clima di fiducia delle imprese diminuisce tornando al livello dello scorso febbraio. Il calo dell’indicatore complessivo rappresenta un diffuso peggioramento della fiducia in tutti i comparti economici indagati”. È quanto rileva l’Istat, che sottolinea come l’indice di fiducia dei consumatori si riduca per il secondo mese consecutivo, registrando il valore più basso da novembre 2023.
Secondo l’Istituto, “il ridimensionamento dell’indice è dovuto principalmente al peggioramento delle aspettative sulla situazione economica generale, comprese le attese sulla disoccupazione, su quella familiare, nonché a un deciso deterioramento delle opinioni sulla possibilità di risparmiare in futuro”.
La dinamica negativa esprime il deterioramento del clima economico e futuro
Insomma, anche ad aprile peggiora sia il clima di opinione dei consumatori sia quello delle imprese. Nel mese infatti l’indice del clima di fiducia dei consumatori passa da 96,5 a 95,2 e l’indicatore composito del clima di fiducia delle imprese scende da 97,0 a 95,8.
La dinamica negativa dell’indicatore di fiducia dei consumatori, secondo l’Istat, esprime il deterioramento del clima economico (da 101,9 a 99,4), di quello personale (da 94,6 a 93,7), e soprattutto, di quello futuro: l’indice cala da 97,2 a 93,9.
Il clima corrente, invece, registra un lieve incremento. L’indice sale da 96,0 a 96,2.
Riduzione per tutti i quattro comparti economici
Con riferimento alle imprese, l’indice di fiducia si riduce in tutti e quattro i comparti economici indagati, seppur con intensità diverse.
Nelle costruzioni, nel commercio al dettaglio e nei servizi di mercato si registrano i cali più consistenti, rispettivamente da 105,7 a 103,4, da 104,5 a 103,0 e da 100,7 a 99,5, mentre nella manifattura la diminuzione è più contenuta (l’indice scende da 88,4 a 87,6).
Quanto alle componenti degli indici di fiducia dei comparti economici, nella manifattura peggiorano sia i giudizi sugli ordini sia le attese sul livello di produzione, e le scorte sono giudicate in decumulo. Nelle costruzioni tutte le componenti si deteriorano.
Peggiorano i giudizi sugli ordini, ma migliorano le vendite
Passando al comparto dei servizi di mercato, un peggioramento dei giudizi sugli ordini si unisce a un’evoluzione positiva delle opinioni sull’andamento degli affari. Le attese sugli ordini rimangono stabili rispetto allo scorso mese.
Con riferimento al commercio al dettaglio, riferisce Agi, le vendite sono giudicate in miglioramento, mentre le relative attese diminuiscono, e si stima un accumulo delle scorte di magazzino.
In base alle valutazioni fornite dagli imprenditori del comparto manifatturiero e dei servizi di mercato riguardo la variazione della spesa per investimenti nel 2024 rispetto al 2023, emerge un’evoluzione positiva.
Viaggi che passione! Ma anche viaggi di lavoro, o bleisure, che mettono insieme entrambe le componenti. Per scoprire un po’ di più su questo importantissimo mercato, la quarta edizione dell’Osservatorio EY Future Travel Behaviours ha analizzato l’evoluzione dei comportamenti, delle tendenze e delle aspettative dei viaggiatori italiani ed europei per vacanza e lavoro.
Attraverso un approccio innovativo che include anche test psicologici, ha coinvolto oltre 5.000 individui in Italia, Francia, Germania, Spagna e Regno Unito per osservare le motivazioni inconsce dietro le scelte di viaggio.
L’Italia seconda destinazione europea per appeal
I risultati confermano un aumento delle intenzioni di viaggio per l’anno in corso, con l’Italia al secondo posto come meta più ambita per i viaggiatori europei, dopo la Spagna. Il numero di viaggi per lavoro è in netta ripresa, raggiungendo i livelli pre-pandemici con un aumento dell’8%. Nel 2023, sono aumentati i viaggi con tutti i mezzi di trasporto, in particolare in aereo e in treno.
I prezzi aumentano, ma pur di viaggiare si risparmia su altre voci
Nonostante il 65% degli intervistati sia cauto riguardo all’aumento dei costi legati ai viaggi, il 20% è disposto a limitare altre spese pur di continuare a viaggiare. Si nota un crescente interesse nel combinare viaggi di lavoro e vacanza, con oltre il 50% degli intervistati italiani ed europei favorevoli a questa pratica.
L’impatto ambientale ha un ruolo sempre maggiore
L’impatto ambientale assume un ruolo centrale nella scelta dei mezzi di trasporto, tuttavia l’offerta di viaggi eco-sostenibili non sembra ancora soddisfare appieno le esigenze dei viaggiatori. C’è un forte interesse nell’utilizzo di strumenti AI per la pianificazione dei viaggi. Le intenzioni della Generazione Z anticipano i trend futuri dei viaggi.
Il 96% degli italiani pensa di fare almeno un viaggio
Il 96% degli italiani prevede di fare almeno un viaggio nel 2024, con il treno come mezzo di trasporto preferito per i viaggi di lavoro. Gli italiani sono più interessati a viaggiare nel proprio Paese rispetto ad altri europei. La Spagna è la meta estera preferita per le vacanze, mentre i francesi e gli spagnoli sono più propensi a visitare l’Italia.
Al comfort non si rinuncia
Il comfort è un fattore essenziale nelle scelte di viaggio per gli italiani, che sono più tolleranti rispetto alla media sui ritardi e cancellazioni. Cresce l’interesse nel combinare lavoro e vacanza, soprattutto tra i Millennials e la Generazione Z. Le modalità preferite includono Bleisure, Workation, Digital nomadism e Team bonding.
Crisi ambientali, economiche, sociali, finanziarie e sanitarie hanno lasciato il segno nel tessuto sociale del Paese. L’Italia oggi attraversa un periodo di profonde trasformazioni, segnate da passioni inquiete e un senso di instabilità che oscilla tra dinamismo e retromarce, radicalismo e difensive.
Una situazione che appare come il riflesso della complessità delle dinamiche sociali che caratterizzano l’attuale panorama italiano.
Il rapporto Flair 2024 di Ipsos, dal titolo ‘Un Paese divergente. Una società contrassegnata dalle fratture sociali, oscillante tra spinte solidali e brame egoiste’, restituisce l’immagine di un Paese che si distingue per le sue contrapposizioni.
La società italiana rimane profondamente divisa
Negli ultimi cinque anni abbiamo assistito a una accelerazione dei processi di transizione che stanno modellando i cambiamenti.
Tale accelerazione è stata alimentata da una serie di crisi che si sono incrociate e susseguite. Nonostante alcuni segnali economici positivi, come l’aumento dell’occupazione e la diminuzione del timore di perdere il posto di lavoro, la società italiana rimane profondamente divisa. Il 52% degli italiani ritiene che le distanze sociali siano aumentate negli ultimi anni.
Il dato è particolarmente preoccupante quando si considera l’aumento delle differenze tra giovani e adulti.
Un fenomeno che mette in luce un problema fondamentale della società: la crescente disuguaglianza tra le diverse generazioni.
Cosa riserva il futuro ai GenZ?
Per il 73% degli italiani il rischio che i giovani vivano in una situazione di maggiore povertà rispetto ai loro genitori è molto alto.
I giovani, a differenza degli adulti, si sentono più delusi (34% vs media del 29%), più insicuri (35% vs 26%), più angosciati (25% vs 18%), più confusi (20% vs 15%).
Nonostante l’ampio uso delle connessioni social, il 47% dei ragazzi e delle ragazze fra 25 e 34 anni e del 46% dei 18-24enni avverte come più fragili le relazioni con gli altri. Lla media nazionale si ferma al 38%.
Le dinamiche più incerte di fronte al futuro per i giovani sono la stabilità lavorativa (39% vs 12% adulti), la rete di amici e relazioni (20% vs 10%), il bagaglio di conoscenze ritenuto inadeguato (32% vs 23%).
Gli aspetti della società contemporanea che i giovani reputano maggiormente sbagliati sono mancanza di stabilità nel lavoro (32%), ridotto livello delle prospettive future (43%), individualismo autorefenziale (24%) e differenze di genere (26%).
Tecnologia e mondo del lavoro
L’AI sta entrando sempre più nella vita quotidiana, ma solo il 5% degli italiani si dichiara molto informato. Circa 1 italiano su 3 ritiene che l’AI stia già oggi rivoluzionando il mondo del lavoro, e fra 5 o 10 anni la maggioranza è concorde che l’impatto sarà importante.
Tuttavia, è ancora presto per comprendere quale sarà il bilanciamento tra vantaggi e svantaggi prospettati. E relativamente alle retribuzioni, emerge il timore che si accentui ancor più la frattura retributiva, incrementando ulteriormente le disuguaglianze nel Paese.
Nonostante il 96% dei consumatori italiani abbia familiarità con il concetto di alimentazione stagionale, e una percentuale simile (92%) sappia che consumare frutta e verdura di stagione abbia effetti benefici sulla salute e il portafoglio, solo il 47% li mette nel carrello regolarmente durante tutti i mesi dell’anno.
Lo ha scoperto un’indagine condotta dal marketplace virtuale Everli.
I consumatori tricolore sono quindi consapevoli dei vantaggi di comprare e consumare cibi di stagione. Molti (68%) sanno bene che un frutto o un ortaggio stagionale vanta maggiori proprietà nutritive rispetto a quelli non di stagione, e sono consci (32%) che tali prodotti abbiano anche un sapore migliore.
Ma meno della metà applica poi questa consapevolezza alla spesa alimentare.
Sì durante i mesi estivi e in autunno
Gli abitanti del Bel Paese sono informati sui problemi relativi a inquinamento e cambiamento climatico, e conoscono quanto gli alimenti di stagione siano ‘amici’ dell’ambiente (51%).
Gli italiani, insomma, sono consapevoli che frutta e ortaggi di stagione favoriscono la riduzione di costi produttivi e logistici e supportano l’agricoltura locale.
De a parte dei consumatori dello Stivale, soprattutto in alcuni periodi dell’anno, fanno capolino anche momenti di reale impegno. Soprattutto durante i mesi estivi.
Forse complici frutti come fragole, ciliegie e pesche, in questo periodo dell’anno gli italiani sono più inclini ad acquisti stagionali (40%). Intenzione che inizia ad affievolirsi, ma rimane, in autunno (16%), mentre in primavera (2,5%) e in inverno (2%) si perde quasi completamente.
No in favore di quello che piace di più
Di fatto, il 53%dei consumatori non fa sempre la spesa seguendo l’andamento delle stagioni.
Fondamentalmente, per due motivi: optano per ciò che trovano in offerta in quel momento (53%) cercando il miglior prezzo, o preferiscono frutta e verdura che più amano, a prescindere dalla stagionalità (46%).
Gli italiani non sembrano essere particolarmente propensi a modificare le abitudini. Infatti, quasi la metà (47%) non sa se in futuro inserirà o aumenterà il consumo di alimenti di stagione.
Il fattore economico potrebbe fare la differenza
Ancora una volta, è il fattore economico a fare la differenza. Il 76% potrebbe incrementare l’acquisto di frutta e verdura stagionale qualora i supermercati proponessero sconti o incentivi. Lo pensano soprattutto le donne nella fascia d’età tra 27 e 41 anni.
Non solo, l’84% quando si trova tra le corsie e deve scegliere cosa mettere nel carrello ammette di essere in difficoltà. Per loro sarebbe ideale ricevere indicazioni specifiche sui prodotti e negli spazi del punto vendita, con dettagli circa la stagionalità (59%).
Inoltre, il 25% ricorrerebbe volentieri ad app o strumenti online per identificare facilmente gli alimenti di stagione, soprattutto gli uomini tra 27 e 41 anni.
Sono diverse le possibilità per usufruire del Bonus Caldaia 2023/2024, anche se non si tratta di agevolazioni cumulabili, e se ne potrà scegliere solamente una.
Di fatto al momento non esiste un’agevolazione indipendente per l’acquisto e l’installazione di caldaie (oppure pompe di calore, pompe geotermiche, sistemi ibridi e collettori solari), ma diversi bonus che consentono di risparmiare sul nuovo impianto, come Bonus Mobili ed Elettrodomestici, Bonus Ristrutturazione, Ecobonus, e Superbonus 90%, che nel 2024 scenderà al 70%.
Sfruttare il Bonus Caldaia 2023/2024 consente però di risparmiare fino al 90% su costi di listino e installazione, a patto di rientrare in determinati requisiti.
Non solo, considerate le nuove disposizioni UE, gli ultimi mesi dell’anno potrebbero rappresentare l’ultima chiamata per coloro che desiderano sostituire l’attuale caldaia con un prodotto più efficiente ma che si serve ancora di combustibili fossili.
I costi vengono recuperati in rate successive
I costi sostenuti vengono recuperati in rate uguali nei successivi 5/10 anni, sulla base del bonus richiesto, mentre fino al 17 febbraio 2023 era possibile richiedere anche lo sconto in fattura, o sfruttare la cessione del credito.
Alcuni venditori hanno però escogitato un espediente: il pagamento di una parte dell’importo attraverso finanziamenti con tassi agevolati, soprattutto per quanto riguarda l’Ecobonus.
Se alcuni requisiti per accedere all’agevolazione restano validi per tutti -possono fare richiesta persone fisiche (proprietari, coinquilini, o conviventi) e imprese, per immobili situati nel territorio italiano non di nuova costruzione – ogni agevolazione prevede requisiti specifici.
Ricordarsi di conservare tutta la documentazione
Se le caldaie sono a condensazione devono avere almeno la classe energetica A, mentre i sistemi di microcogenerazione devono consentire un risparmio minimo di energia primaria del 20%.
In ogni caso, è necessario conservare tutta la documentazione che attesta l’installazione del nuovo sistema di riscaldamento, dalle fatture e ricevute fiscali di tutte le spese sostenute sull’intervento alla dichiarazione di Conformità da parte del tecnico installatore qualificato, fino all’attestazione dei pagamenti e la ricevuta dell’avviso inviato all’ENEA, da effettuare entro 90 giorni dal termine dei lavori.
Dal 2025 vietati i sistemi a combustibili fossili?
Negli ultimi anni le direttive UE sono diventate sempre più stringenti, poiché si approssimano le date ultime per raggiungere importanti obiettivi europei, fra cui il passaggio alla classe energetica E per tutti gli immobili residenziali entro il 2030 (D entro il 2033).
Dal 1° gennaio 2024 scatta poi il divieto di produrre incentivi per sistemi di riscaldamento che si servono di combustibili fossili. Ciò significa che non si potrà più richiedere l’Ecobonus o il Superbonus per installare una caldaia a gas o anche un sistema ibrido che utilizzi in parte un combustibile fossile.
Non solo, tali sistemi di riscaldamento potrebbero essere addirittura vietati a partire dal 2025.
Insomma, restano ancora pochi mesi per richiedere il Bonus Caldaia, in quanto al momento non si sa se nel 2024 verranno introdotte altre agevolazioni per aiutare le famiglie a migliorare i propri impianti di riscaldamento.
In un’epoca caratterizzata da rapidi cambiamenti nella società, anche le preferenze professionali degli italiani hanno subito notevoli trasformazioni rispetto a dieci anni fa. Lo evidenzia una ricerca condotta da Adecco. I risultati di questo studio mettono in luce un crescente interesse per le professioni sanitarie e quelle legate al benessere psico-fisico. Tale appeal è stato amplificato dalla fondamentale importanza che i professionisti di questi settori hanno acquisito durante i momenti più critici della pandemia negli ultimi anni.
Dottore, psicologo e nutrizionista: il settore sanitario attira
Ad esempio, l’interesse verso la professione di medico è aumentato del 85% rispetto a dieci anni fa, mentre quello dell’infermiere è cresciuto del 39%. Anche le professioni legate al benessere psichico e fisico hanno registrato un notevole aumento: gli psicologi hanno visto un aumento del 148%, mentre i nutrizionisti sono cresciuti del 349%. Questi cambiamenti riflettono una maggiore sensibilità verso la salute mentale e il ruolo cruciale di una dieta equilibrata per uno stile di vita sano. In contrasto, l’interesse per la professione di personal trainer è diminuito del 5%.
Scrittore, professore e soprattutto influencer: il podio di cultura e spettacolo
Le professioni umanistiche continuano a godere di popolarità in Italia, nonostante le preoccupazioni che l’avanzamento della tecnologia e dell’intelligenza artificiale potesse ridurne l’attrattiva. Al contrario, c’è stato un significativo aumento dell’interesse per le carriere legate alla diffusione del sapere e alla narrazione di storie. Ad esempio, l’interesse per diventare scrittori è cresciuto del 75%, mentre chi desidera diventare professori è aumentato del 78%, e gli aspiranti insegnanti sono cresciuti del 123%. Tuttavia, l’interesse per la professione di archeologo è diminuito del 51%, e quello per il giornalismo è sceso del 9%, probabilmente a causa delle difficoltà economiche che questi settori stanno attraversando. Il settore dello spettacolo e dell’intrattenimento ha subito profonde trasformazioni negli ultimi dieci anni, influenzate dalla diffusione dei social network e dall’ascesa della TV in streaming. Ad esempio, c’è stato un calo del 50% nell’interesse per diventare cantanti e del 13% per diventare youtuber. In contrasto, l’interesse per diventare influencer è aumentato del 505%. Inoltre, ci sono differenze di genere significative, con gli uomini che mostrano un maggior interesse per la professione di modello (+41%) e un minor interesse per quella di attore (-39%), mentre le donne mostrano un calo dell’interesse per la professione di modella (-17%) ma un aumento per quella di attrice (+5%).
Cala il fascino del lavoro di avvocato, giudice e poliziotto
Le professioni giuridiche, come giudici (-20%) e avvocati (-28%), sembrano non attrarre più come una volta, a differenza della professione di notaio, che ha registrato un aumento dell’interesse del 116%. Infine, l’interesse per le professioni legate alla sicurezza e alle forze dell’ordine è notevolmente diminuito, con un calo del 21% per la professione di poliziotto, del 32% per i pompieri e del 42% per i carabinieri. Questo rappresenta una sfida per il Paese, che deve trovare modi per rendere più attraenti queste professioni essenziali per garantire l’ordine e la sicurezza pubblica.