Posts By andreal73

Mercato del lavoro, nell’industria e nei servizi ci sono posti vacanti

Si sente spesso dire che oggi in Italia sia difficilissimo trovare un lavoro, quasi una missione impossibile. Forse non è esattamente così. Fermo restando che esistono grandi criticità nel mercato del lavoro, specie in alcune zone d’Italia, è altrettanto vero che esistono delle possibilità insperate. Almeno è quello che mette in evidenza l’Istat, che nelle sue stime preliminari appena diffuse  rivela che esistono diversi posti vacanti nelle imprese dell’industria e dei servizi, L’indagine si riferisce al primo trimestre del 2021. L’Istituto di Statistica precisa che la definizione “posti vacanti” si riferisce alle ricerche di personale che, alla data di riferimento (l’ultimo giorno del trimestre), sono iniziate e non ancora concluse. In altre parole, i posti di lavoro retribuiti (nuovi o già esistenti, purché liberi o in procinto di liberarsi) per i quali il datore di lavoro cerca attivamente al di fuori dell’impresa un candidato adatto ed è disposto a fare sforzi supplementari per reperirlo.

Più ruoli scoperti nell’industria rispetto ai servizi

Sono nell’industria più che nei servizi i posti vacanti, quasi a confermare una maggiore dinamicità nei comparti industriali rispetto ai secondi. In base alle stime diffuse dall’Istat, nel primo trimestre 2021, il tasso di posti vacanti destagionalizzato – per il totale delle imprese con dipendenti – si attesta all’1,0% nel complesso delle attività economiche, all’ 1,2% nell’industria e all’1,1% nei servizi. Rispetto al trimestre precedente la situazione appare abbastanza stabile, seppur con un incremento più marcato nell’industria (+0,3 punti percentuali) e più leggero nei servizi (+0,1 punti percentuali). La situazione è analoga anche per le PMI: nelle imprese con almeno 10 dipendenti, il tasso di posti vacanti è pari all’1% e aumenta nel comparto dell’industria (+0,2 punti percentuali). 

Come si calcola il numero di posti liberi

E’ dal 2016 che l”Istat opera questa analisi trimestrale, ora anche nelle PMI ovvero le piccole e medie imprese con almeno 10 dipendenti. Il tasso di posti vacanti è il rapporto percentuale fra il numero di posti vacanti e la somma di questi ultimi con le posizioni lavorative occupate. Tale indicatore può fornire informazioni utili per interpretare l’andamento congiunturale del mercato del lavoro, dando segnali anticipatori sul numero di posizioni lavorative occupate. I dati si riferiscono, come anticipato, ai comparti dell’industria e dei servizi e si basano su due rilevazioni: la rilevazione mensile sull’occupazione, gli orari di lavoro, le retribuzioni e il costo del lavoro nelle grandi imprese (GI), condotta sulle imprese con almeno 500 dipendenti, e la rilevazione trimestrale sui posti vacanti e le ore lavorate (Vela), condotta sulle imprese fino a 499 dipendenti.  

Italia, estate 2021, arrivi in crescita del 12%

Anche se solo il 4,1% degli italiani ha prenotato, più della metà dei nostri connazionali (53,4%) ha deciso di andare in vacanza nei prossimi mesi. Il 46,6%, invece, ha scelto di non partire e circa 4 milioni di loro hanno deciso in questo modo per difficoltà finanziarie (8,2%). Le cinque regioni più gettonate dell’estate 2021 saranno Puglia, Toscana, Sicilia, Emilia-Romagna e Sardegna. La tradizione prevale, sei italiani su dieci scelgono il mare, ma tengono anche i prodotti “Città d’arte, cultura e borghi” (12,7%) e “Montagna e naturalistico” (9,1%). E le previsioni estive? Si stima che rispetto allo stesso periodo del 2020, 39 milioni di vacanzieri (italiani e stranieri) creeranno quasi 166 milioni di presenze, con un incremento rispettivamente dell’11,9% e del 16,2%. La voglia di tornare a viaggiare insomma è grande, grazie anche all’impatto positivo che avrà l’introduzione del pass vaccinale annunciato dal governo.  È quanto emerge da un’indagine realizzata da Demoskopika in collaborazione con il Corso di laurea in economia e management del Dipartimento di diritto, economia, management e metodi quantitativi dell’Università del Sannio.

Stimate circa 166 milioni di presenze per i mesi estivi

Nel periodo giugno-settembre di quest’anno, secondo Demoskopika, dovrebbero essere oltre 4,1 milioni gli arrivi in più rispetto allo stesso periodo del 2020 con una crescita pari all’11,9%: 38,8 milioni di arrivi nel 2021 a fronte dei 34,7 milioni di arrivi dello scorso anno. La crescita dei turisti si ripercuote positivamente anche sull’andamento dei pernottamenti. L’Istituto di ricerca stima in 165,7 milioni le presenze per l’estate alle porte rispetto ai 142,6 pernottamenti del 2020: poco più di 23 milioni di presenze turistiche in più con una crescita pari al 16,2%.

Le mete più ricercate

La classifica delle mete turistiche più ricercate dagli italiani per i mesi estivi vede in testa la Puglia con 1,9 milioni di arrivi (+13,6%) e 10,6 milioni di presenze (33,9%), Toscana con 4,1 milioni di arrivi (+13,4%) e 19,1 milioni di presenze (23,3%), Sicilia con 1,7 milioni di arrivi (+13,2%) e 6,5 milioni di presenze (23,6%). E, ancora, Emilia-Romagna con 4,5 milioni di arrivi (+12,9%) e 23,1 milioni di presenze (26,3%), Sardegna con 1,5 milioni di arrivi (+12,8%) e 8,2 milioni di presenze (20,0%). Ma in generale piacciono ulteriori cinque sistemi turisti regionali: Campania con 1,9 milioni di arrivi (+12,5%) e 8,5 milioni di presenze (18,1%), Calabria con 981 mila arrivi (+12,1%) e 6,2 milioni di presenze (19,8%), Liguria con 1,6 milioni di arrivi (+12,2%) e 6,3 milioni di presenze (16,4%), Lazio con 2,6 milioni di arrivi (+11,6%) e 8,5 milioni di presenze (8,5%) e, infine, Veneto con 5,3 milioni di arrivi (+11,4%) e 22,4 milioni di presenze (7,4%).

Nel 2020 23 milioni di italiani hanno comprato o venduto oggetti usati

La Second Hand Economy rappresenta una leva strategica per incidere positivamente sul futuro, tanto che nel 2020 ha generato un valore di 23 miliardi di euro, pari all’1,4% del PIL italiano. Guidata principalmente dall’online, che pesa 10,8 miliardi euro, il 46% del totale, questa forma di economia circolare sta assumendo un ruolo sempre più rilevante nel nostro mercato, anche in conseguenza dell’emergenza Covid-19. Nel 2020 sono stati infatti 23 milioni gli italiani che si sono affidati alla second hand, il 14% per la prima volta, e che hanno portato la compravendita dell’usato a salire al terzo posto tra i comportamenti sostenibili più diffusi. La conferma arriva dalla settima edizione dell’Osservatorio Second Hand Economy, condotto da BVA Doxa per Subito.it.

Cosa si compra e vende online?

Tra chi nel 2020 ha acquistato o venduto oggetti usati, il 63% l’ha fatto online, Le categorie più acquistate? Principalmente Casa & Persona (67%), Sport & Hobby (61%), Elettronica (55%) e Veicoli (33%), e tra i prodotti, Libri e riviste (30%), Arredamento e Casalinghi (29%) e Informatica (27%). Per quanto riguarda la vendita, gli italiani vendono principalmente oggetti di Casa & Persona (63%), Elettronica (47%), Sport & Hobby (46%) e Veicoli (22%). Tra le categorie di prodotti più venduti online, arredamento e casalinghi (29%), Abbigliamento e accessori (28%), e Telefonia (21%).

Dare valore alle cose

Comprare o vendere prodotti usati si conferma tra i comportamenti sostenibili più diffusi degli italiani (54%), aggiudicandosi il terzo posto, che fino al 2019 era occupato dall’acquisto di prodotti a km 0 (50%). Il 70% poi compra o vende più di 2 volte l’anno, e cresce anche il numero di oggetti scambiati. Ma a crescere è anche la vita media degli oggetti: per il 62% il bene acquistato verrà collezionato, oppure cessato il suo utilizzo verrà donato o rivenduto, allontanando così la sua dismissione in discarica. L’economia dell’usato è quindi sempre più un modo per dare valore alle cose (50%), soprattutto per i Millennials (59%). È inoltre una scelta sostenibile (48%), ma anche intelligente e attuale (42%).

Nuove motivazioni guidano la scelta

Tra chi acquista scende la percentuale di chi fa second hand per risparmiare (50% vs 59% nel 2019), mentre in crescita rispetto all’anno precedente la volontà di contribuire all’abbattimento degli sprechi (47%), o chi lo considera un modo intelligente di fare economia (44%). Entra in gioco anche la motivazione legata alle mutate esigenze manifestate a seguito dell’emergenza da Covid-19, come la scoperta di cosa può servire o di cosa si può fare a meno (13%). Tra le ragioni che spingono alla vendita, il primo driver resta sempre la necessità di liberarsi del superfluo (73%), il 39% vende perché è contro gli sprechi e il 34% per guadagnare. Emergono poi nuove motivazioni nate nel corso del 2020, come l’adattamento degli spazi di casa a DAD e/o smart working (13%), assecondare esigenze appena nate (12%), ma anche un peggioramento della situazione economica (11%).

Più sicurezza ai piani bassi grazie alle inferriate

Una delle necessità delle persone che vivono ai piani bassi, o direttamente al livello di strada, è quello di garantire il massimo della sicurezza per quanto riguarda la porta di accesso a casa. Gli appartamenti che si trovano a livello di strada infatti, così come quelli che hanno un ingresso sul retro (magari in giardino) sono quelli maggiormente esposti agli attacchi di eventuali malintenzionati in quanto facili da raggiungere e dunque per questo più esposti al rischio.

Per questo motivo coloro i quali sono interessati da questo problema sono certamente alla ricerca di soluzioni che consentano di risolvere in maniera definitiva ed efficace la possibilità che qualcuno possa forzare la porta di ingresso e dunque accedere in casa.

Le inferriate apribili garantiscono il massimo della sicurezza

Da questo punto di vista sicuramente le inferriate apribili rappresentano la soluzione definitiva ed efficace di cui si avverte la necessità. Esse rappresentano infatti una barriera impossibile da superare perché realizzate con ferro inossidabile e dunque semplicemente impensabili da riuscire in qualche modo a superare.

Questo tipo di prodotto offre dunque tutta la sicurezza di cui si ha bisogno, unita ad una grande facilità di utilizzo, dato che le inferriate apribili possono essere aperte al bisogno con un semplice gesto della mano e dunque consentire facilmente l’ingresso e l’uscita dall’abitazione o dai locali.

Inoltre il loro impatto estetico è particolarmente gradevole dato che, grazie alla sapiente lavorazione del ferro battuto, il loro design è pensato appositamente per riuscire ad adattarsi ad ogni tipo di contesto.

Inferriate fisse per le finestre

Per tutte quelle aperture che non necessitano invece di un sistema di apertura perché non adibite al passaggio di persone o cose (ad esempio le finestre) è possibile invece installare le inferriate fisse, che rappresentano una soluzione efficace e definitiva.

Terziario in crisi, servizi alla persona -27,2%, alloggio e ristorazione -36,2%

Nel quarto trimestre 2020 il peggioramento della situazione sanitaria ha colpito con particolare intensità le attività economiche del settore terziario lombardo, ulteriormente allontanate dai livelli di fatturato dell’anno precedente. Per il commercio al dettaglio la variazione tendenziale risulta infatti pari al -4,2%, dopo il -0,7% del terzo trimestre 2020, mentre per i servizi il calo raggiunge il -8,7%, contro il -7,3% del trimestre precedente. Dati non confortanti, attenuati in parte dai risultati in controtendenza di minimarket, supermercati e ipermercati, che segnano un +3,6% nello stesso periodo. Si tratta di alcune evidenze emerse dal report su Servizi e Commercio al dettaglio in Lombardia nel IV trimestre 2020 condotto da Unioncamere Lombardia.

Le misure restrittive penalizzano i settori già colpiti dal primo lockdown

Insomma, dopo la ripresa evidenziata nei mesi estivi grazie alle riaperture, le misure restrittive di Governo e Regioni adottate nuovamente da ottobre hanno nuovamente penalizzato i settori alloggio e ristorazione, commercio non alimentare, e servizi alla persona, già colpiti duramente dal primo lockdown.

Nei servizi però la caduta del fatturato nel quarto trimestre non è estesa a tutti i comparti. Commercio all’ingrosso e servizi alle imprese proseguono il recupero dei livelli di attività, con una variazione rispetto allo stesso periodo del 2019 che si attesta rispettivamente al -0,4% e al -2,8%. Gli effetti delle misure anti-Covid colpiscono invece, ancora una volta, i servizi alla persona (-27,2% la variazione tendenziale) e le attività di alloggio e ristorazione (-36,2%).

Prosegue la tendenza positiva per i negozi non specializzati

Anche nel commercio al dettaglio gli effetti delle misure anti-Covid sono differenziati a seconda della tipologia merceologica. Le conseguenze più negative riguardano ancora una volta i negozi non alimentari (-10,8% la variazione rispetto al quarto trimestre 2019), mentre per i negozi specializzati di alimentari, tipicamente di piccole dimensioni (fruttivendoli, macellerie, pescherie, ecc.), la perdita risulta limitata (-1,4%). Prosegue invece la tendenza positiva dei negozi non specializzati, che comprendono minimarket, supermercati e ipermercati, dove l’incremento di fatturato si consolida ulteriormente del +3,6%.

La flessione più marcata dell’intera serie storica

Il consuntivo del 2020 si chiude così in rosso, sia per il commercio al dettaglio (-6,5% la media annua) sia, ancor più negativamente, per i servizi (-12,3%).

Si tratta in entrambi i casi della flessione più marcata dell’intera serie storica.

“Con le nuove ondate della pandemia molte attività del terziario hanno ricevuto un nuovo e durissimo colpo – commenta Gian Domenico Auricchio, Presidente di Unioncamere Lombardia -. Turismo e ristorazione, servizi alla persona e commercio non alimentare si trovano in una situazione senza precedenti, con rischi immediati e concreti per la stessa sopravvivenza delle imprese”.

Il 61% degli gamer italiani gioca sullo smartphone

Il mobile gaming è la principale modalità di gioco per il 61% degli utenti italiani, e nel nostro Paese il tasso di crescita del mercato del gaming è del 10,6%, per un valore si avvicina ai 2 miliardi annui. Deloitte Digital Consumer Trends ha condotto un’indagine sul mercato globale dei videogiochi, che nel 2020 ha raggiunto 135,8 miliardi di dollari. Con un incremento supportato dagli effetti della pandemia da Covid-19, e dal lancio di nuove console e innovazioni, Deloitte prevede poi che entro il 2025 l’industria registri una crescita annuale del +10,2% a livello mondiale. In questo contesto l’Italia mostra uno dei tassi di crescita annuale più elevati (+10,6%).

La pandemia fa crescere il mercato dell’8% a livello globale

Partendo da un giro di affari di circa 1,7 miliardi di dollari si stima inoltre che a causa della crisi sanitaria e delle relative restrizioni governative, il settore in oggetto abbia registrato un’ulteriore crescita dell’8% a livello globale. Dalla ricerca Deloitte emerge che durante il primo lockdown in Italia il 24% ha giocato di più a gaming online, contro una media europea del 16%, e del 43% in Cina. Tale fenomeno è più evidente presso la fascia d’età 18-34 anni, il cui 10% ha acquistato una console a causa del maggior tempo trascorso a casa. Circa un intervistato italiano su tre si è intrattenuto con console, mentre uno su cinque con lettori portatili di videogame, ma il device più utilizzato per i videogiochi risulta essere lo smartphone (61%).

Un mezzo di intrattenimento quotidiano per circa un italiano su cinque

Registrando un tasso di crescita del 7% rispetto al 2019, soprattutto presso donne (+11%) e 45-54enni (+10%), i giochi da mobile si dimostrano un mezzo di intrattenimento quotidiano per circa un italiano su cinque, in linea alla media europea (20%), mentre la quota sale a uno su tre presso i giovani under 24 (27%). A seguito dello scoppio dell’emergenza sanitaria, la categoria delle app di gaming ha registrato 13,3 miliardi di download a livello globale, e questo trend si è tradotto a livello nazionale in un aumento del 36% di download, con un tasso in crescita del mercato del 15%.

Casual/puzzle, carte, board/word e simulazione i più giocati

Le tipologie più giocate sono casual/puzzle (25%), carte (20%), board/word (14%) e simulazione (10%). Ognuna di queste categorie ha registrato un aumento di quattro punti percentuali rispetto al 2019, con differenze significative in funzione dell’età. La modalità di gioco più apprezzata rimane quella single player per circa 9 italiani su 10, anche se nell’ultimo anno i giochi multiplayer hanno visto un aumento di quattro punti percentuali (+7 per i 18-24enni). Un importante segmento dell’industria dei videogiochi, riporta Italpress, è poi rappresentato dagli eSport, i videogame giocati in squadre o singolarmente a livello competitivo all’interno di campionati o tornei.

Dove è bene posizionare il condizionatore?

Il condizionatore è sicuramente un dispositivo in irrinunciabile in casa, dato che è in grado di rendere l’ambiente più fresco d’estate e più caldo in inverno. Grazie al suo lavoro è dunque possibile migliorare il comfort in casa e vivere in un ambiente ancora più piacevole ed accogliente.

I moderni condizionatori d’aria tra l’altro, sono in grado di svolgere efficacemente il proprio lavoro consumando molta energia in meno rispetto a quanto avveniva con i climatizzatori di vecchia generazione. Più efficienza e maggior risparmio dunque, ma anche una minore produzione di inquinamento e più rispetto per l’ambiente.

Dove installare il nuovo condizionatore d’aria?

Una domanda che molti spesso si pongono quando decidono di acquistare un nuovo condizionatore è quella relativa alla stanza in cui installarlo. C’è chi preferisce il soggiorno e chi invece desidera posizionarlo nelle camere da letto per dormire più al fresco. C’è chi opta per la cucina e chi invece lo vuole posizionare in corridoio.

Iniziamo Intanto con il dire che posizionare il condizionatore nella parte sbagliata di casa può influire negativamente sul rendimento ma anche aumentare i consumi. Per questo motivo è bene ponderare con calma le stanze e la posizione esatta in cui ubicare un nuovo condizionatore.

I consigli per posizionare il condizionatore nel modo giusto

Un primo consiglio è quello di evitare di posizionare il condizionatore dietro delle tende o dei grandi mobili in quanto ciò impedirebbe all’aria di circolare liberamente. Inoltre, bisogna tenere a mente che il condizionatore è collegato all’unità posizionata sulla parete esterna tramite dei tubi, e per questo è bene collocarlo in prossimità di una parete che dia proprio sulla facciata esterna dell’edificio.

Inoltre, dato che l’aria fredda tende a posizionarsi verso il basso, è bene posizionare in alto il condizionatore così che questo possa diffondersi in maniera uniforme in tutto l’ambiente. A tal proposito non è consigliabile l’installare il condizionatore in corridoio dato che qui gli ambienti sono ristretti e l’aria non avrebbe la possibilità di circolare in maniera corretta, costringendo la macchina ad impiegare maggiori energie per rinfrescare l’aria.

In definitiva il consiglio è quello di posizionare un condizionatore in ogni stanza dando la preferenza a quelle in cui si trascorre la maggior parte del tempo e chiaramente evitando il corridoio.

I condizionatori Mitsubishi sono tra i migliori in commercio ed offrono un design in grado di sposarsi perfettamente con qualsiasi tipo di arredamento, oltre alla fantastica possibilità di essere azionati direttamente tramite il WiFi.

Export digitale, le opportunità per il Made in Italy

Dopo il calo del –15,3% del 2020 per l’export Made in Italy si attende una ripresa a livello globale, con una stima di 461 miliardi di euro nel 2021 (+9.3%). Nel 2021 è poi previsto un ritorno ai livelli pre-crisi dell’export dei servizi, un mercato che a seguito del forte calo nel 2020 (-29% nel 1° trimestre), è destinato a raggiungere 107 miliardi di euro nel 2021 (+26.2%). Sono alcune evidenze emerse durante l’evento in streaming organizzato da PwC, dal titolo L’Export Digitale per le Pmi: le opportunità per il Made in Italy.

Lo smartphone è il device che cresce di più per gli acquisti

La contrazione delle esportazioni italiane sarà perciò seguita da una graduale ripartenza già nel 2021, ma differenziata in base alle aree geografiche. Occorre quindi acquisire maggiore competitività nelle principali economie di sbocco e nelle venti geografie prioritarie, verso le quali le esportazioni italiane cresceranno complessivamente oltre il 5% in media annua a partire dal 2021. Le restrizioni fisiche e le misure di distanziamento imposte dal contesto pandemico hanno però cambiato le abitudini di acquisto dei consumatori, facendo comprendere ancora di più l’importanza e le potenzialità dei canali digitali e dell’e-commerce per tutte le categorie di merci e servizi. Secondo la Global Consumer Insight Survey 2020 di PwC il 79% dei consumatori acquista online (+5% sul 2019). Di questi un consumatore su cinque fa shopping esclusivamente online, e lo smartphone è il device che cresce di più per gli acquisti digitali (+45%).

Abbigliamento e scarpe, elettronica e beauty trainano lo shopping online

Secondo PwC, scalano la classifica degli acquisti online la categoria di abbigliamento e calzature (53% online vs 22%in store), l’elettronica (41% online vs. 21% in store), la cosmetica (39% online vs 21% in store) e le attrezzature sport&fitness (32% online vs 18% in store). Si dividono invece più equamente fra gli acquisti online e quelli in negozi fisici gli alimentari (33% online vs 32% in store), gli elettrodomestici (30% online vs 23% in store) e i prodotti fai-da-te per la casa (32% online vs 23% in store).

Boom per gli eventi digitali

Nel 2020 gli eventi digitali hanno registrato cifre da record, spingendo gli acquisti: il Global Shopping Festival di Alibaba ha movimentato un valore lordo di merci pari a 62 miliardi di euro in 11 giorni (dal 1 al 11 novembre), mentre il Black Friday 2020 ha registrato una spesa totale negli Stati Uniti di 9 miliardi di dollari e un fatturato del +189% rispetto al 2019 in Italia.

I top marketplace mondiali per numeri di visite sono stati Amazon per gli acquisti generalisti, Zalando per la categoria fashion, BestBuy per l’elettronica, Wayfair per l’arredamento e Barnes&Noble per i libri.

Italiani emigrati all’estero, quasi 1 milione in 10 anni

Sono sempre di più gli italiani che decidono di abbandonare lo Stivale per trasferirsi all’estero. Negli ultimi dieci anni è stato infatti registrato un aumento significativo di emigrazioni, ovvero cancellazioni anagrafiche di cittadini italiani per l’estero. Il volume di rientri non bilancia però le uscite: dal 2010 gli espatri sono stati infatti quasi un milione (899 mila), a fronte di 372 mila rimpatri. Di conseguenza i saldi migratori con l’estero dei cittadini italiani, soprattutto a partire dal 2015, sono stati in media negativi per 69 mila unità l’anno. È quanto rileva l’Istat nel dossier Iscrizioni e cancellazioni anagrafiche della popolazione residente per l’anno 2019.

Nel 2019 il saldo migratorio restituisce un valore negativo di 53.813 unità

Nel 2019, rileva l’Istat, il volume complessivo delle cancellazioni anagrafiche per l’estero è stato di 180 mila unità, in aumento del 14,4% rispetto all’anno precedente. Le emigrazioni dei cittadini italiani sono il 68% del totale (122.020). Se si considera poi il numero dei rimpatri, ovvero delle iscrizioni anagrafiche dall’estero di cittadini italiani, pari a 68.207, il calcolo del saldo migratorio degli italiani con l’estero (iscrizioni meno cancellazioni anagrafiche) nel 2019 restituisce un valore negativo di 53.813 unità. In pratica, il tasso migratorio dei cittadini italiani è pari a 2,2 per mille: più di due italiani su mille abbandonano l’Italia

I flussi più consistenti di trasferimenti partono dal Nord Italia

Ed è il Nord la ripartizione di residenza da cui partono i flussi più consistenti di trasferimenti all’estero, sia in termini assoluti, pari a 59mila (il 49% degli espatri) sia relativi rispetto alla popolazione residente (2,4 per mille residenti). Dal Mezzogiorno si sono invece trasferiti all’estero oltre 43mila italiani (2,2 per mille) mentre dal Centro circa 19mila, con un tasso migratorio sotto la media nazionale e pari all’1,8 per mille. La distribuzione degli espatri per regione di partenza mette in evidenza una situazione più eterogenea. La regione da cui emigrano più italiani, in valore assoluto, è la Lombardia, con un numero di cancellazioni anagrafiche per l’estero pari a 23mila riporta Askanews. A questa seguono Sicilia e Veneto (12mila), Campania (11mila) e Lazio (9mila).

In termini relativi il tasso migratorio più elevato in Trentino-Alto Adige

In termini relativi, continua l’Istat, rispetto alla popolazione italiana residente nelle regioni, il tasso di migratorio più elevato si rileva in Trentino-Alto Adige (4 italiani per mille residenti), mentre in Calabria, Friuli-Venezia Giulia, Marche, Veneto, Sicilia, Molise, Lombardia e Abruzzo la propensione a emigrare è di circa 3 italiani per mille residenti. Le regioni con il tasso migratorio per l’estero più basso sono invece Toscana, Liguria e Lazio (circa 1,7 per mille).  In termini assoluti i flussi di cittadini italiani diretti verso l’estero provengono principalmente dalle prime tre città metropolitane per ampiezza demografica, Milano (7mila), Roma (6mila) e Napoli (5mila), riferisce TheWorldNews.

Mercato del lavoro, una quiete prima della tempesta

La situazione del mercato del lavoro in Italia negli ultimi mesi fa pensare al rischio quiete prima della tempesta A novembre 2020 infatti l’occupazione delle imprese artigiane, micro e piccole ha registrato un andamento sostanzialmente piatto. All’apparenza può sembrare un dato positivo, considerata la crisi socio-economica persistente, ma in realtà ciò è stato determinato in gran parte da fattori esterni al mercato del lavoro, come il divieto di licenziamento e il massiccio ricorso alla cassa integrazione guadagni. È quanto emerge dall’Osservatorio Lavoro della Cna, la Confederazione nazionale dell’artigianato e della piccola e media impresa, e curato dal Centro studi della Confederazione.

La crescita dei posti di lavoro dopo cinque anni si ferma

L’Osservatorio analizza mensilmente le tendenze dell’occupazione nelle imprese artigiane, micro e piccole dal dicembre 2014, anno di inizio della stagione di riforme che ha profondamente modificato il mercato del lavoro italiano. I dati sull’occupazione in questo importante segmento di imprese coprono ormai undici mesi su dodici e già permettono di registrare alcuni dati di fatto. Il più evidente è l’arresto della crescita dei posti di lavoro dopo cinque anni. A novembre l’incremento, rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, è stato appena percettibile, segnando un +0,2%. Va però sottolineato che questo è accaduto solo grazie all’azione pubblica a difesa dell’occupazione. A novembre le cessazioni, anno su anno, registrano infatti un calo del 20,4%. Dato quasi perfettamente bilanciato dall’altrettanto brusca riduzione delle assunzioni, in diminuzione tendenziale del 22,3%.

Prosegue la ricomposizione delle tipologie contrattuali

In linea con gli anni precedenti, poi, è anche la ricomposizione delle tipologie contrattuali. Il tempo indeterminato, nettamente predominante fino a pochi anni fa, ormai rappresenta solo poco più della metà totale. In particolare, il 54,7%, contro l’84,8% di dicembre 2014.

Segno, questo, che il contratto a tempo indeterminato si sta dimostrando il più adatto alle esigenze di flessibilità delle piccole imprese, esigenze che ne costituiscono un punto di forza non secondario, ma al contempo anche del persistere, e non potrebbe essere altrimenti, di una grande incertezza sul futuro.

Quando l’intervento pubblico cesserà le imprese faranno i conti con l’andamento economico

Per avere il quadro definitivo del mercato occupazionale nell’anno appena trascorso bisognerà attendere qualche settimana. I dati pubblicati dall’Osservatorio rappresentano un risultato sicuramente molto interessante dal punto di vista statistico, che però non riuscirà a far spostare l’obiettivo di crescita quando l’intervento pubblico cesserà, e le imprese saranno chiamate a fare i conti con l’andamento e le prospettive economiche. Solo in quel momento, sottolinea l’Osservatorio lavoro della Cna, si potrà conoscere quanto effettivamente l’emergenza sanitaria avrà condizionato l’occupazione nelle imprese artigiane italiane, micro e piccole.