Posts By Salvatore Cannoli

Il 91% di tutti i cyberattacchi inizia con un’e-mail di phishing

In base agli ultimi dati, circa il 91% di tutti i cyberattacchi inizia con un’e-mail di phishing, le cui tecniche sono implicate nel 32% dei casi di tutte le violazioni di dati andate a buon fine. Lo rivelano gli esperti di Kaspersky, che hanno analizzato i dati raccolti da un simulatore di phishing e forniti volontariamente dagli utenti. Questo strumento – il simulatore – consente anche di verificare la maturità informatica dei dipendenti delle aziende, affinchè non si facciano ingannare – per poca esperienza o scarsa conoscenza del fenomeno – da mail ingannevoli. Secondo gli esperti, infatti, quasi un dipendente su cinque clicca sul link, dimostrando la necessità di formazione aggiuntiva sulla cybersecurity.

Le cinque email di pishing più diffuse

Il colosso specializzato nella sicurezza informatica ha anche individuato, attraverso campagne di simulazione, quali sono le tipologie di  email di phishing più efficaci. Nel dettaglio, hanno per oggetto: Tentativo di consegna fallito – Purtroppo il nostro corriere non è riuscito a consegnare il vostro articolo. Mittente: Servizio di consegna della posta. Conversione dei click: 18,5%.; Email non consegnate a causa del sovraccarico dei server di posta. Mittente: Il team di supporto di Google. Conversione dei click: 18%; Sondaggio online tra i dipendenti: Cosa miglioreresti del lavoro in azienda. Mittente: Dipartimento Risorse Umane. Conversione dei click: 18%; Promemoria: Nuovo dress code aziendale. Mittente: Risorse umane. Conversione dei click: 17,5%; Attenzione a tutti i dipendenti: nuovo piano di evacuazione dell’edificio. Mittente: Dipartimento Sicurezza. Conversione dei click: 16%.
Inoltre, tra le altre e-mail di phishing che hanno ottenuto un numero significativo di click ci sono: conferme di prenotazione da parte di un servizio di prenotazione (11%), notifiche di un ordine (11%) e un annuncio di un concorso (10%). Al contrario, le e-mail che minacciano il destinatario o che offrono vantaggi immediati sembrano avere meno “successo”. Ad esempio, un modello con l’oggetto “ho violato il tuo computer e conosco la tua cronologia di ricerca” ha ottenuto il 2% dei click, mentre offerte come quelle di un abbonamento Netflix gratis o di una vincita di 1.000 dollari hanno ingannato solo l’1% dei dipendenti.

“I metodi utilizzati dai criminali informatici sono in costante evoluzione”

“La simulazione di attacchi phishing è uno dei modi più semplici per verificare la cyber-resilience dei dipendenti e per valutare l’efficacia della loro formazione in materia di cybersecurity. Tuttavia, ci sono aspetti significativi che devono essere considerati quando si conduce questa valutazione per renderla davvero efficace. Poiché i metodi utilizzati dai criminali informatici sono in costante evoluzione, la simulazione deve riflettere le tendenze aggiornate dell’ingegneria sociale, oltre agli scenari comuni della criminalità informatica. È fondamentale che gli attacchi simulati vengano eseguiti regolarmente e integrati con una formazione adeguata, in modo che gli utenti sviluppino una forte capacità di vigilanza che consenta loro di evitare di cadere in attacchi mirati o nel cosiddetto spear phishing”, ha dichiarato Elena Molchanova, Head of Security Awareness Business Development di Kaspersky.

Estate, voglia di leggerezza e di vacanza per 12 milioni di italiani

Passare del tempo con gli amici, in leggerezza, meglio ancora se in vacanza e davanti a una birra: ecco, in estrema sintesi, come i nostri connazionali interpretano l’antidoto allo stress. Lo rivela uno studio realizzato da AstraRicerche per Birra Moretti, che ha esplorato il rapporto degli italiani con la leggerezza, scoprendo che per la metà dei nostri connazionali questa attitudine significa condividere il tempo con le persone che ci fanno stare bene.

L’identikit della spensieratezza

Se la buona compagnia delle persone che ci fanno stare bene è la situazione che più di tutte ci alleggerisce la vita e ci rende spensierati (43%), subito dopo gli italiani indicano di sentirsi più leggeri e felici quando sono in vacanza (33%): evadere dalla routine durante l’estate è la situazione che fa più felici ben 12 milioni di italiani. Che si sentono a loro agio soprattutto quando sono a contatto con la natura (29%), una situazione radicata nello stile di vita sempre più “outdoor” dei nostri connazionali. Un concetto, quello del viaggio e della vacanza, che è strettamente legato alla condivisione del buon mangiare e buon bere, all’aria aperta, che rappresenta per 2 italiani su 10, il momento di leggerezza per eccellenza. Per molti, con una buona birra, che per 4 italiani su 10 (43%) è la bevanda della spensieratezza, capace di accompagnare i momenti conviviali più piacevoli e spensierati, più di vino e spumante.

Il ruolo del cibo e delle bevande

Dallo studio emerge come le occasioni di convivialità, legate al buon mangiare e bere, possono contribuire a rendere la vita più leggera: la pensano così oltre 6 milioni di nostri connazionali. Tra queste al primo posto 4 italiani su 10 (40%) indicano i momenti con gli amici all’aria aperta mangiando street food, seguito dall’apericena informale con gli amici accompagnato da una buona birra (35%) o la cena nel locale preferito (33%). Tra le bevande che incarnano i valori di spensieratezza e leggerezza tanto ricercati in questo momento dagli italiani in testa c’è la birra chiara (43%), seguita dal vino rosso (24%) e dal vino bianco (21%). Subito dopo troviamo cocktail e superalcolici (19%), birra scura (14%) e spumante (13%). Più indietro bevande gasate (11%), succhi di frutta (9%), the e tisane (9%). Insomma, la convivialità attorno a un tavolo rappresenta l’immagine della leggerezza e del buonumore.

L’Italia è meno attrattiva per gli investimenti in rinnovabili

L’Italia passa dal 13° al 15° posto nell’indice che classifica 40 Paesi in base all’attrattività di investimenti e opportunità di sviluppo nel settore delle energie rinnovabili, la classifica mondiale EY. Questa parziale contrazione è confermata in parte anche dalla partecipazione alle aste: la settima asta per le energie rinnovabili dell’Agenzia statale per l’energia (Gse) è stata sottoscritta con un totale di 975 MW di capacità, assegnata tra 59 progetti solari fotovoltaici e 18 progetti eolici onshore di 3400 MW disponibili. Questi valori indicano una partecipazione ridotta a tutte le sette aste svolte, e nell’ottava asta il Gse metterà a disposizione 3300 MW di capacità non aggiudicata nei round precedenti. È quanto emerge dalla 59° edizione del report EY Renewable Energy Country Attractiveness Index (Recai).

Serve una semplificazione burocratica

Per accelerarne lo sviluppo, sono necessarie misure di semplificazione dell’iter approvativo dei progetti rinnovabili. Un fattore che ostacola gli investimenti nel settore delle rinnovabili in Italia, e che viene sollevato come priorità di intervento da tanti operatori, è il processo approvativo di nuovi investimenti e repowering. Questo processo richiede il consenso delle autorità locali da cui dipendono in larga parte le tempistiche talvolta molto lunghe di approvazione, e quindi, di realizzazione dei progetti.
Proprio per questo motivo, attualmente si sta valutando un’eventuale proposta di semplificazione burocratica che contribuirebbe a migliorare il posizionamento dell’Italia nei confronti di altri Paesi.

I fattori che favoriscono l’interesse nell’investire

Nonostante il ranking italiano in ribasso, lo stato dell’arte delle rinnovabili nel Paese sta attraversando una fase di significativa trasformazione, in quanto il mercato sta evolvendo grazie a una serie di fattori che favoriscono un forte interesse nell’investire.
Tra i fattori principali, i livelli bassi il costo di produzione (LCOE sotto ai 50 €/MWh) e in costante riduzione grazie all’evoluzione tecnologica e alla buona disponibilità di risorse naturali. A favorire gli investimenti in questo ambito è anche lo sviluppo di contratti di PPA (Power Purchase Agreement) che permettono a stakeholder privati di siglare accordi bilaterali per sostituire parte del proprio approvvigionamento energetico con energia prodotta da impianti rinnovabili.

Più opportunità per l’energia green

Inoltre, i prezzi all’ingrosso dell’energia elettrica oggi sono incredibilmente alti, comportando un maggiore interesse per l’energia green, meno competitiva sul mercato, perché ha un prezzo inferiore, stabile e non oggetto alle fluttuazioni delle altre commodity. 
Il differenziale elevato tra valore della commodity (ovvero il prezzo all’ingrosso dell’energia) e il costo di produzione, riporta Adnkronos, apre un’opportunità per i fornitori di energia elettrica, ovvero quella di vendere l’energia non a un prezzo pari o simile ai costi di produzione, ma a un valore intermedio rispetto al più elevato PUN (Prezzo Unico Nazionale). Questa opportunità è ancora più attrattiva dal momento che in Italia il mercato presenta un numero finito di nuovi progetti e una crescente domanda. Con l’aumentare dell’offerta e un’auspicabile riduzione del PUN, tale deviazione dovrebbe sgonfiarsi e riportare i valori degli scambi in linea con le previsioni passate.

Allarme prezzo caffè, quanto costa la tazzina da Nord a Sud

Il Italia è emergenza ‘caro caffè’. L’immancabile tazzina, sinonimo di buongiorno per moltissimi italiani, negli ultimi tempi ha registrato una vera e propria escalation nei prezzi. A lanciare l’allarme è Assoutenti, che ha monitorato l’andamento dei listini dell’espresso al bancone. “Nei mesi scorsi avevamo denunciato i primi ritocchi dei listini del caffè nei bar italiani: i numeri ufficiali confermano oggi il nostro allarme, e il trend al rialzo, che oggi sfiora una media annua del +6%, è destinato a proseguire nei prossimi mesi – afferma il presidente di Assoutenti Furio Truzzi – A generare i rincari da un lato il caro-bollette, che impone maggiori costi energetici agli esercenti poi scaricati sui consumatori finali attraverso i prezzi al dettaglio, dall’altro le tensioni nelle quotazioni delle materie prime, che hanno portato a rincari per beni come caffè e zucchero. A fare le spese di tale situazione sono i consumatori, considerato che in Italia si consumano ogni giorno 9,3 milioni di tazzine di espresso al bar”.

Le differenze di prezzo possono arrivare al 40%

Il prezzo medio nazionale del caffè è oggi di circa 1,10 euro contro 1,038 euro del 2021,  afferma Assoutenti. Che però ha calcolato che che la tazzina al bar raggiunge 1,25 euro, con prezzi in aumento fino al +16% rispetto al 2021. Ma le variazioni di prezzo di un espresso al bar, tra il Nord e il Sud dello Stivale, possono arrivare anche al 40%. Ma cosa cambia da città a città? Il top del costo si raggiunge in Trentino Alto Adige, con i bar di Trento che vendono l’espresso consumato al banco in media a 1,25 euro, 1,24 euro a Bolzano. Anche a Cuneo il caffè costa 1,24 euro. In ben 3 province dell’Emilia Romagna (Ferrara, Ravenna e Reggio Emilia) l’espresso abbatte la soglia psicologica di 1,20 euro, così come in Veneto (Rovigo e Venezia), mentre a Padova e Vicenza il prezzo medio è di 1,19 euro. Il caffè più economico d’Italia – avverte Assoutenti – è quello servito dai bar di Messina (0,89 euro), seguita da Napoli, città dove l’espresso è una tradizione storica (0,90 euro) e da due province calabresi (Reggio Calabria e Catanzaro, 0,92 euro).

I rincari in percentuale sull’anno scorso

L’associazione dei consumatori ha poi messo a confronto i listini attuali con quelli in vigore lo scorso anno: si scopre che per il caffè al bar i rincari dei prezzi sono generalizzati e raggiungono quota +16% a Pescara, +15% a Catanzaro, +13,6% a Cosenza, +13,5% ad Alessandria, +12,8% a Bari, +12,7% a Cuneo. Solo 5 province, Napoli, Biella, Lucca, Novara e Macerata, hanno mantenuto stabile il prezzo medio del caffè, mentre in tutte le altre città italiane si registrano aumenti anche pesanti.

Quando premere il tasto Invio non basta a difendere i nostri dati

Un grandissimo numero di siti web raccoglie di nascosto tutto ciò che viene digitato all’interno di un modulo online, anche se l’utente cambia idea e lascia il sito senza premere il tasto Invio.  Insomma, la convinzione che non sia successo nulla finché non si preme il pulsante Invia e che i dati inseriti non andranno da nessuna parte, è errata. I nostri dati sono già andati da qualche parte. Lo ha scoperto un gruppo di ricercatori della KU Leuven, della Radboud University e dell’Università di Losanna dopo aver analizzato più di 100 mila siti web.

Servizi di marketing e analisi dei dati

Di fatto, molti siti incorporano servizi di marketing e analisi di terze parti, che raccolgono i dati dei moduli indipendentemente dall’invio. I ricercatori hanno scoperto che Meta e TikTok stavano utilizzando i propri tracker di marketing invisibili per raccogliere dati anche da altre pagine web. I siti che avevano utilizzato Meta Pixel o TikTok Pixel, frammenti di codice che consentono ai domini dei siti di tracciare l’attività dei visitatori, avevano una funzione di ‘corrispondenza avanzata automatica’.
In pratica, quando si inseriva un indirizzo e-mail nella pagina in cui era presente Meta Pixel facendo clic sulla maggior parte dei pulsanti, o link che portavano gli utenti lontano da quella pagina, i dati personali venivano presi da Meta o TikTok.

Una pratica simile a quella dei key logger

Secondo le stime dello studio, negli Stati Uniti 8.438 siti potrebbero aver fatto arrivare dati a Meta tramite il suo Pixel.
In sostanza, la pratica è simile a quella dei cosiddetti key logger, programmi dannosi che registrano tutto quello che digita un determinato soggetto. I ricercatori hanno notato alcune diversità in questa pratica: alcuni siti hanno registrato i dati battuta per battuta, mentre molti hanno acquisito gli invii completi quando gli utenti hanno fatto clic su quello successivo. 
Secondo i ricercatori le differenze potrebbero essere legate al fatto che le aziende sono più caute riguardo al tracciamento degli utenti e integrano con un minor numero di terze parti. Questo a causa del regolamento generale sulla protezione dei dati UE.

Al centro di questa trama ci sono gli indirizzi e-mail

“I marketer si affidano sempre più a identificatori statici come numeri di telefono e indirizzi e-mail perché le aziende tecnologiche stanno gradualmente abbandonando il monitoraggio degli utenti basato sui cookie per motivi di privacy”, ha sottolineato Güneş Acar, professore e ricercatore della Radboud University, come riporta Agi. La ricerca ha utilizzato un software che simulava un utente reale, che visitava pagine web compilando pagine di accesso o registrazione senza inviare, e ha rilevato che 1.844 siti nell’Ue avevano raccolto gli indirizzi e-mail senza il consenso dell’utente. Negli Stati Uniti è stato anche peggio, con 2.950 siti che hanno fatto lo stesso.

Italia al secondo posto tra i paesi più colpiti in Europa da stalkerware 

Con 611 casi registrati nel 2021 l’Italia si aggiudica il secondo posto a livello europeo, e l’undicesimo posto a livello mondiale, nella classifica dei paesi più colpiti dal fenomeno degli stalkerware. Nel 2020 erano stati registrati 1.144 casi, e l’Italia si posizionava ottava a livello mondiale, mentre nel 2019 i casi registrati ammontavano a 1.829, con l’Italia al sesto posto della classifica mondiale. Insieme ad altre tecnologie, gli stalkerware sono spesso utilizzati nelle relazioni abusive. Nel 2021, questi software che consentono di spiare la vita privata di una persona attraverso un dispositivo smart, hanno colpito più di 32.000 utenti mobile di Kaspersky in tutto il mondo.

È solo la punta dell’iceberg

Secondo la ricerca condotta da Kaspersky, The State of Stalkerware in 2021, se da un lato si è assistito a un calo significativo del numero di utenti colpiti rispetto al 2018, e a una diminuzione del 39% rispetto ai dati del 2020, è importante sottolineare che si tratta solo della punta dell’iceberg. Secondo una stima approssimativa della Coalition Against Stalkerware, ogni anno i casi di abusi attraverso l’uso di stalkerware a livello mondiale potrebbero essere infatti circa un milione. Confrontando i risultati con i dati raccolti dall’indagine di Kaspersky sul Digital Stalking condotta a fine 2021, emerge inoltre un collegamento tra violenza online e offline.

L’11% degli italiani è vittima di stalking digitale

L’11% degli italiani (24% a livello globale) ha confermato di essere stato vittima di stalking digitale, e il 13% (25% a livello globale) ha dichiarato di aver subito violenza o abusi da parte del proprio partner. Si è inoltre rilevata la medesima correlazione nella maggior parte dei paesi in cui è stata condotta l’indagine. Kaspersky ha identificato utenti colpiti in più di 185 paesi e territori: Russia, Brasile, Stati Uniti e India si confermano i primi quattro paesi con il maggior numero di vittime. La Germania è l’unico paese europeo presente nella top 10 dei paesi più colpiti.

In crescita gli abusi perpetrati utilizzando la tecnologia

Questa edizione del report fornisce anche una panoramica dei paesi più bersagliati a livello regionale, includendo anche le statistiche di Kaspersky relative a Nord America, America Latina, Europa, Medio Oriente, Africa, Europa dell’est, Russia, Asia Centrale e la regione dell’Asia Pacifica. Che gli abusi perpetrati utilizzando la tecnologia siano una problematica in crescita lo confermano anche due organizzazioni non-profit, la statunitense NNEDV (National Network to End Domestic Violence) e WWP EN (European Network for the Work with Perpetrators of Domestic Violence), che hanno preso parte al report, condividendo la loro esperienza a contatto con le vittime.

Come scoprire una infedeltà di coppia

Avere il sospetto che il proprio partner abbia un’altra relazione, certamente non è una cosa piacevole e che può al contrario disturbare la serenità di una persona e quella dell’intero nucleo familiare.

D’altronde, vivere con questo tipo di sospetto può essere frustrante e in alcuni casi fa raggiungere livelli tali di stress da compromettere anche le relazioni attorno a sé.

Per questo motivo, quando si sospetta che il proprio coniuge possa avere una relazione extraconiugale, è bene adottare tutte quelle soluzioni che possono aiutarci a chiarire in maniera definitiva se sia così o meno.

Come scoprire un tradimento?

Certamente si tratta di una questione delicata e che necessita di prove schiaccianti per poter essere effettivamente considerata. Possono esserci comunque alcuni segnali i quali possono indurci a pensare che effettivamente in questo periodo il nostro partner stia tramando qualcosa alle nostre spalle.

Uno che segnali classici è quello dell’inspiegabile cambiamento di comportamento del nostro partner senza che vi sia un apparente motivo. Tutti noi conosciamo il nostro partner e sappiamo bene quando vi è un cambio di comportamento immotivato e non legato a nessuna delle situazioni giornaliere che si affrontano.

Ci sono poi quelle persone che iniziano a curare il proprio aspetto in maniera maniacale senza che vi sia un apparente motivo, e questo è un altro dei segnali di un possibile tradimento.

In effetti, la fase di corteggiamento prevede che la persona in questione riesca ad attirare il più possibile la persona di suo interesse, e curare meglio il proprio aspetto certamente è un modo per riuscirci.

 Altro campanello d’allarme è il costatare che il nostro partner cominci ad effettuare tutta una serie di attività che prima non gli interessavano, come ad esempio la pratica sportiva o la cura del corpo.

Molto importante poi è anche il verificare il rapporto tra il nostro partner ed il cellulare. Quando questo viene controllato in maniera spasmodica e soprattutto viene vietato ad altre persone di toccarlo, probabilmente dietro potrebbero esserci delle motivazioni per le quali si cerca di nascondere qualcosa.

Come arrivare alla verità senza destare sospetti?

Certamente, l’obiettivo in questi casi è quello di riuscire ad arrivare alla verità e scoprire dunque se il proprio partner effettivamente abbia un’altra relazione o meno.

È anche vero però che spesso si vuole evitare di apparire come ingenui o immotivatamente ansiosi e per questo si desidera riuscire ad indagare senza destare alcun sospetto nell’altra persona.

La soluzione classica da questo punto di vista è quella delle attività di investigazione privata, grazie alla quale è possibile andare a scoprire veramente cosa ci sia dietro i nostri sospetti.

Un’agenzia investigativa ed in particolare un investigatore privato infatti, possono arrivare alla verità senza destare alcun tipo di sospetto nell’altra persona e dunque senza fargli nemmeno percepire di essere oggetto di attività investigative.

Questa è una risorsa veramente importante a disposizione di quanti desiderano arrivare alla verità, una opportunità certamente da cogliere se l’obiettivo è quello di riuscire finalmente a capire se il proprio partner abbia intrapreso una nuova relazione o se si tratta solamente di una nostra supposizione.

Ciò consentirà, una volta arrivati alla verità, di tornare a vivere serenamente la propria vita.

Auto, sempre meno per famiglia

Il mercato automobilistico italiano ha messo il freno. Almeno nei primi due mesi di quest’anno, che hanno visto una contrazione importante nel numero di immatricolazioni, per automobili e altri veicoli, pari al -21,22%.. Analizzando meglio, si scopre che solo il segmento delle Passengers Car, nel nostro paese, hanno segnato un decremento pari al -22,46% rispetto al 2021. Più contenuto, invece, invece, il decremento concernente i Light commercial vehicles che, registra un 6,72% in meno sulle vendite totali, con 14.120 veicoli immatricolati per febbraio 2022. Sono solo alcuni dei dati contenuti nella ricerca di Scenari. 

Pandemia e guerra influiscono sul mercato dell’auto

Gli avvenimenti che hanno portato alla situazione attuale il mercato automobilistico italiano sono strettamente legati alla pandemia e all’attuale conflitto sul territorio ucraino. Il ruolo di maggior peso per l’attuale condizione lo giocano: residui degli effetti della pandemia da SARS-CoV-2 e le limitazioni, sul trasporto del carburante, causate dall’attuale conflitto russo-ucraino. Allo stato d’incertezza, generato dall’imponente flessione economica e occupazionale, si aggiunge la cosiddetta crisi dei microchip. Tra tutti i settori colpiti da questa crisi, quello dell’industria automobilistica è in primissima linea. Sembra, inoltre, che la carenza di semiconduttori si protrarrà ancora per un po’, generando, in questo modo, una spietata corsa all’approvvigionamento di chip e delle materie prima che occorrono per fabbricarli.

Gli effetti a catena

L’incremento del 40%, su tutti i tipi di carburante, sta generando un ovvio effetto domino sui costi di produzione. Dai vertici del settore, le persone sono esortate ad attendere pazientemente il ritorno degli incentivi per il mercato automobilistico. Presentano, infatti, gli unici valori positivi, i modelli ibridi. Le bifuel Gpl hanno registrato un incremento pari al +23,2% a discapito dei prodotti a metano che, vedono la propria fetta decrescere del -59%. Ciò ha portato ad un calo nelle omissioni di CO2, che in analisi hanno presentato il 5,3% in meno rispetto al 2021.
Se siamo, dunque, sull’onda di una riforma del mercato automobilistico e di quello energetico, non possiamo ancora definirlo, ma di certo possiamo affermare di trovarci in un periodo di cambiamenti ingenti e necessari.

Gli italiani e la macchina

Ecco qualche dato riferito al campione rispondente, comunque specchio della società italiana. Il 98,7% del campione scelto, possiede almeno la patente di tipo A1. La maggior parte dei rispondenti ha dichiarato di possedere una sola autovettura (46,1%). L’altra significativa maggioranza è costituita da coloro che ne posseggono, invece, due (42%). Mediamente, quindi, in un micronucleo sociale italiano, possiede un numero di automobili compreso tra 1 e 2.

Integratori, la pandemia fa crescere il mercato

Negli ultimi 5 anni il mercato degli integratori alimentari è cresciuto più del 40%, e negli ultimi due anni, quelli a cavallo della pandemia, più del 10%. Se infatti la pandemia ha avuto un impatto rilevante su tanti comparti merceologici, i dati Sinottica mostrano che nel corso del 2021 il consumo di integratori alimentari riguarda circa un italiano su 2.
“In questo scenario il ruolo di questi prodotti è diventato sempre più protagonista – spiega Giampaolo Falconio, Sales Lead di GfK Italia -: oggi 3 consumatori su 4 dichiarano che l’assunzione di integratori alimentari avviene in logica preventiva, come sostegno e supporto al proprio benessere psicofisico e un consumatore su 4 li reputa alternativi ai farmaci veri e propri”.

Rafforzare le difese immunitarie 

Di fatto, rafforzare le difese immunitarie è stata una delle strategie per evitare il contagio da Covid-19, e la difficile condizione a livello sanitario, sociale ed economico, ha fatto emergere la necessità di tenere sotto controllo il livello di tensione, preoccupazione, e ansia. La crescita di questi prodotti conferma inoltre come target di primario interesse persone ben distribuite in termini di età, con una lieve preponderanza nel genere femminile, presenti su tutto il territorio nazionale, ma in misura più contenuta al Sud. Le loro condizioni socio economiche sono elevate così come elevato è l’investimento in termini di salute, dove si mostrano informate e competenti, interessate alle novità, spesso rappresentando un punto di riferimento per familiari e amici.

I più utilizzati: sali minerali, multivitaminici e per la flora intestinale 

Tra le categorie di integratori più utilizzati, sali minerali, multivitaminici e per il riequilibrio della flora intestinale. Ma negli ultimi due anni è aumentato l’utilizzo di due segmenti specifici, quello delle difese immunitarie (+20% circa) e quello per favorire sonno e relax (+15% circa). 
Gli integratori vengono per la maggior parte assunti in specifici periodi dell’anno, attraverso cicli periodici di trattamento (78%). La farmacia si conferma il punto vendita preferito in assoluto per l’acquisto (più del 60% li acquista attraverso questo canale), ma colpisce l’aumento sensibile del canale digitale. Oggi un consumatore su 4 utilizza Internet anche per l’acquisto di questi prodotti, dato che vede un incremento del 15% rispetto a 5 anni fa.

Naturalità degli ingredienti principale driver di acquisto

La naturalità degli ingredienti rappresenta il principale driver di acquisto in assoluto. Per 8 consumatori su 10 un integratore deve essere il più naturale possibile. Altri importanti fattori di scelta sono il prezzo o la presenza di promozioni, l’efficacia, la facilità di assunzione. Quando si tratta di scegliere la tipologia di integratore da utilizzare si conferma poi la fiducia alle principali fonti del settore, come medico di famiglia e farmacista. Oltre a questi, un consumatore su quattro sceglie comunque gli integratori in autonomia, ricercando attivamente informazioni. La comunicazione, in tutte le sue forme, riveste quindi un ruolo centrale e risulta importante comprendere quali linguaggi utilizzare e quali mezzi di comunicazione attivare per raggiungere meglio il target.

I contratti di rete in Lombardia crescono del +12,5%. Il totale sale a 4.410 

Unioncamere Lombardia ha pubblicato il rapporto 2021 sui contratti di rete nella regione. Durante lo scorso anno in Lombardia i contatti di rete hanno registrato un’accelerazione: sono oltre 700 le imprese lombarde che li hanno sottoscritti, per una crescita netta sia rispetto agli ultimi anni, e un incremento del +12,5% rispetto al 2020. Lo stock di imprese coinvolte in Lombardia, comprese le reti cessate, sale così a 4.410. In pratica, per ogni mille imprese registrate in Camera di Commercio sono 4,6 quelle che partecipano ai contratti di rete. Inoltre, con 1.513 reti, la Lombardia è la regione coinvolta nel maggior numero di contratti, il 20,4% del totale nazionale. Nonostante questi dati, però, la quota di imprese lombarde partecipanti è inferiore alla media italiana.

“Un modello virtuoso di collaborazione”

“Le imprese che partecipano ai contratti di rete sono ancora una minoranza, ma rappresentano un modello virtuoso di collaborazione per favorire la trasformazione tecnologica, l’innovazione e raggiungere nuovi mercati”, ha dichiarato il presidente di Unioncamere Lombardia, Gian Domenico Auricchio. Il 44% dei contratti che comprendono imprese lombarde vede la partecipazione di un massimo di tre imprese, e le reti con almeno 10 soggetti rappresentano il 14,9%. Considerando l’ambito territoriale dei contratti lombardi, il 24,2% risulta formato da imprese della stessa provincia, mentre il 17,6% vede la partecipazione di imprese con sede in diverse province della regione.

Il 58,2% delle reti ha un raggio di azione esteso oltre i confini regionali

La maggior parte delle reti, il 58,2%, ha però un raggio di azione che si estende oltre i confini lombardi. In particolare, le collaborazioni sono particolarmente strette con il Lazio (247 contratti, di cui ben 224 con Roma), e con le grandi regioni industriali (Emilia Romagna 242, Veneto 238, Piemonte 202). Nel 2021 si sono intensificati poi i legami con il Meridione, in particolare con le regioni Campania, Puglia e Abruzzo.

Tutti i settori dell’economia lombarda sono coinvolti

Nel complesso, dopo un avvio concentrato soprattutto nell’industria, i contratti di rete si stanno diffondendo in tutti i settori dell’economia regionale. L’industria rimane il comparto con la maggior propensione all’aggregazione (8,8%), ma la crescita nel 2021 (+2,7%) conferma i ritmi bassi degli ultimi anni. Per quanto riguarda gli altri settori di attività, quasi metà delle imprese è attiva nei servizi (46,6%), con un incremento significativo nel 2021, pari al +16,4%. In crescita anche il settore dell’agricoltura (+10%), dove il contratto di rete si è progressivamente diffuso raggiungendo una quota non trascurabile sul totale delle imprese del settore (8,0%), e le costruzioni (+19,8%).