Italiani e aggiornamenti: per il 37% sono causa di litigi in famiglia

I dispositivi tecnologici sono oggetti di uso comune per le persone di tutte le età. I bambini li usano per guardare contenuti e giocare, mentre gli adulti li utilizzano per tenersi in contatto con amici e familiari in tutto il mondo. È importante ricordare, tuttavia, che tutti i dispositivi hanno bisogno di essere aggiornati tempestivamente affinché si possa garantire un livello elevato di sicurezza e prestazioni. D’altronde, gli aggiornamenti dei dispositivi possono influenzare le relazioni tra i familiari: il 37% degli utenti ammette di aver litigato con il resto della famiglia proprio per questo motivo.
È quanto emerge da una ricerca condotta da Kaspersky a livello mondiale, dal titolo Pain in the neck. Secondo i risultati della ricerca di Kaspersky l’attività di aggiornamento coinvolge tutta la famiglia.  La ricerca ha infatti lo scopo di indagare sulle abitudini degli utenti in merito all’aggiornamento dei dispositivi, e se più della metà degli intervistati, il 67%, concorda sul fatto che bambini e parenti anziani hanno bisogno di aiuto per aggiornare i dispositivi, questo spesso si traduce in un conflitto tra familiari. Ma il 34% degli adulti italiani intervistati ritiene che installare gli aggiornamenti sia un’attività frustrante e fastidiosa. Non è quindi una sorpresa che tra i membri della famiglia nascano discussioni su chi dovrebbe occuparsene.

Solo il 10% aggiorna il proprio device in autonomia

Inoltre, sempre secondo quanto emerge dalla ricerca, il 79% degli italiani si occupa di installare gli aggiornamenti su tutti dispositivi di casa, indipendentemente dal fatto che viva da solo o con la famiglia. Solo nel 10% dei casi ogni membro della famiglia aggiorna il proprio device in autonomia. Ma sono i partner (8%) e i figli (3%) i componenti della famiglia meno inclini a occuparsi degli aggiornamenti, quindi, tendono a delegare il compito a qualcun altro.

Quando installare gli aggiornamenti diventa “un affare di famiglia”

“Nelle famiglie moderne ogni componente utilizza un dispositivo tecnologico, ed è proprio per questo che installare gli aggiornamenti diventa un affare di famiglia – dichiara Morten Lehn, General Manager Italy di Kaspersky -. Secondo quanto emerso dalla ricerca di Kaspersky, tutti i membri della famiglia sono coinvolti in qualche misura in questo processo. Più di un terzo (37%) degli intervistati litiga, addirittura, con i familiari sull’importanza degli aggiornamenti, il che probabilmente dimostra quanto gli utenti prendano seriamente la loro sicurezza online e quella dei propri cari. L’installazione tempestiva degli aggiornamenti – continua Lehn –  aiuta non solo ad accedere a nuove funzionalità e interfacce, ma anche a garantire un alto livello di sicurezza del dispositivo. Un dispositivo aggiornato mantiene al sicuro i dati personali di tutti i membri della famiglia e funziona in modo rapido e ottimale”.


Lombardia, il terziario è ancora in crisi ma le prospettive sono positive

In Lombardia il peggio dovrebbe essere passato e la ripresa potrebbe essere vicina. Le riaperture, sostenute dal procedere della campagna vaccinale e da dati di contagio in costante miglioramento, sono infatti alla base della previsione relativamente ottimistica che viene dagli imprenditori di cui Unioncamere Lombardia raccoglie la voce. 

Il settore più colpito

Il terziario si conferma il comparto economico regionale più colpito dalla crisi: il fatturato delle imprese lombarde attive nei servizi (-1,8% tendenziale) e nel commercio al dettaglio (-1,6%) diminuisce ulteriormente a inizio 2021 rispetto al primo trimestre 2020, periodo in cui gli effetti negativi della crisi avevano già iniziato a farsi sentire. Dopo il recupero che l’anno scorso aveva caratterizzato i mesi estivi, le misure restrittive del secondo lockdown hanno penalizzato nuovamente questi settori già in sofferenza, portando ad ulteriore allargamento del divario rispetto ai livelli pre-crisi, che si attesta al -15,4% per i servizi e al -11,7% per il commercio al dettaglio. Nei servizi, i settori più in difficoltà sono le attività di alloggio e ristorazione e i servizi alle persone: il calo rispetto alla media 2019 supera il 50% per le prime e il 20% per i secondi mentre mostrano una riduzione molto più contenuta i servizi alle imprese (-7,6%) e il commercio all’ingrosso (-4,4%).

Due mondi nel commercio al dettaglio

Nel commercio al dettaglio si conferma la divaricazione nei comportamenti di spesa. I negozi non specializzati, come minimarket e supermercati (che hanno beneficiato dell’aumento dei consumi alimentari domestici: +0,3% rispetto alla media 2019) confermano la loro dinamica positiva, mentre per i negozi non alimentari il divario con il periodo pre-Covid tocca il -20%.

Le ragioni dell’ottimismo

“Le imprese del terziario hanno pagato e stanno ancora pagando il prezzo più pesante di questa crisi ma l’ottimismo sta tornando – commenta Gian Domenico Auricchio, Presidente di Unioncamere Lombardia – se il cammino verso le riaperture rimarrà costante, la ripresa dovrebbe essere ormai vicina e gli imprenditori sono pronti a fare la loro parte per ripartire: per molte imprese dei settori più colpiti ormai è quasi una questione di sopravvivenza”.
Le vaccinazioni e il progressivo allentamento delle misure restrittive permettono però di guardare lo scenario attuale da una nuova prospettiva. Insomma, nonostante i risultati di vendita sicuramente non brillanti di inizio 2021, si torna a vedere rosa. O almeno a vedere la fine di questo lungo tunnel. Le aspettative degli imprenditori sono infatti in deciso miglioramento, con previsioni positive sia in termini di fatturato, sia per quanto riguarda il livello di occupazione. E i prossimi mesi dovrebbero essere veramente decisivi. 


Mercato del lavoro, nell’industria e nei servizi ci sono posti vacanti

Si sente spesso dire che oggi in Italia sia difficilissimo trovare un lavoro, quasi una missione impossibile. Forse non è esattamente così. Fermo restando che esistono grandi criticità nel mercato del lavoro, specie in alcune zone d’Italia, è altrettanto vero che esistono delle possibilità insperate. Almeno è quello che mette in evidenza l’Istat, che nelle sue stime preliminari appena diffuse  rivela che esistono diversi posti vacanti nelle imprese dell’industria e dei servizi, L’indagine si riferisce al primo trimestre del 2021. L’Istituto di Statistica precisa che la definizione “posti vacanti” si riferisce alle ricerche di personale che, alla data di riferimento (l’ultimo giorno del trimestre), sono iniziate e non ancora concluse. In altre parole, i posti di lavoro retribuiti (nuovi o già esistenti, purché liberi o in procinto di liberarsi) per i quali il datore di lavoro cerca attivamente al di fuori dell’impresa un candidato adatto ed è disposto a fare sforzi supplementari per reperirlo.

Più ruoli scoperti nell’industria rispetto ai servizi

Sono nell’industria più che nei servizi i posti vacanti, quasi a confermare una maggiore dinamicità nei comparti industriali rispetto ai secondi. In base alle stime diffuse dall’Istat, nel primo trimestre 2021, il tasso di posti vacanti destagionalizzato – per il totale delle imprese con dipendenti – si attesta all’1,0% nel complesso delle attività economiche, all’ 1,2% nell’industria e all’1,1% nei servizi. Rispetto al trimestre precedente la situazione appare abbastanza stabile, seppur con un incremento più marcato nell’industria (+0,3 punti percentuali) e più leggero nei servizi (+0,1 punti percentuali). La situazione è analoga anche per le PMI: nelle imprese con almeno 10 dipendenti, il tasso di posti vacanti è pari all’1% e aumenta nel comparto dell’industria (+0,2 punti percentuali). 

Come si calcola il numero di posti liberi

E’ dal 2016 che l”Istat opera questa analisi trimestrale, ora anche nelle PMI ovvero le piccole e medie imprese con almeno 10 dipendenti. Il tasso di posti vacanti è il rapporto percentuale fra il numero di posti vacanti e la somma di questi ultimi con le posizioni lavorative occupate. Tale indicatore può fornire informazioni utili per interpretare l’andamento congiunturale del mercato del lavoro, dando segnali anticipatori sul numero di posizioni lavorative occupate. I dati si riferiscono, come anticipato, ai comparti dell’industria e dei servizi e si basano su due rilevazioni: la rilevazione mensile sull’occupazione, gli orari di lavoro, le retribuzioni e il costo del lavoro nelle grandi imprese (GI), condotta sulle imprese con almeno 500 dipendenti, e la rilevazione trimestrale sui posti vacanti e le ore lavorate (Vela), condotta sulle imprese fino a 499 dipendenti.  


Italia, estate 2021, arrivi in crescita del 12%

Anche se solo il 4,1% degli italiani ha prenotato, più della metà dei nostri connazionali (53,4%) ha deciso di andare in vacanza nei prossimi mesi. Il 46,6%, invece, ha scelto di non partire e circa 4 milioni di loro hanno deciso in questo modo per difficoltà finanziarie (8,2%). Le cinque regioni più gettonate dell’estate 2021 saranno Puglia, Toscana, Sicilia, Emilia-Romagna e Sardegna. La tradizione prevale, sei italiani su dieci scelgono il mare, ma tengono anche i prodotti “Città d’arte, cultura e borghi” (12,7%) e “Montagna e naturalistico” (9,1%). E le previsioni estive? Si stima che rispetto allo stesso periodo del 2020, 39 milioni di vacanzieri (italiani e stranieri) creeranno quasi 166 milioni di presenze, con un incremento rispettivamente dell’11,9% e del 16,2%. La voglia di tornare a viaggiare insomma è grande, grazie anche all’impatto positivo che avrà l’introduzione del pass vaccinale annunciato dal governo.  È quanto emerge da un’indagine realizzata da Demoskopika in collaborazione con il Corso di laurea in economia e management del Dipartimento di diritto, economia, management e metodi quantitativi dell’Università del Sannio.

Stimate circa 166 milioni di presenze per i mesi estivi

Nel periodo giugno-settembre di quest’anno, secondo Demoskopika, dovrebbero essere oltre 4,1 milioni gli arrivi in più rispetto allo stesso periodo del 2020 con una crescita pari all’11,9%: 38,8 milioni di arrivi nel 2021 a fronte dei 34,7 milioni di arrivi dello scorso anno. La crescita dei turisti si ripercuote positivamente anche sull’andamento dei pernottamenti. L’Istituto di ricerca stima in 165,7 milioni le presenze per l’estate alle porte rispetto ai 142,6 pernottamenti del 2020: poco più di 23 milioni di presenze turistiche in più con una crescita pari al 16,2%.

Le mete più ricercate

La classifica delle mete turistiche più ricercate dagli italiani per i mesi estivi vede in testa la Puglia con 1,9 milioni di arrivi (+13,6%) e 10,6 milioni di presenze (33,9%), Toscana con 4,1 milioni di arrivi (+13,4%) e 19,1 milioni di presenze (23,3%), Sicilia con 1,7 milioni di arrivi (+13,2%) e 6,5 milioni di presenze (23,6%). E, ancora, Emilia-Romagna con 4,5 milioni di arrivi (+12,9%) e 23,1 milioni di presenze (26,3%), Sardegna con 1,5 milioni di arrivi (+12,8%) e 8,2 milioni di presenze (20,0%). Ma in generale piacciono ulteriori cinque sistemi turisti regionali: Campania con 1,9 milioni di arrivi (+12,5%) e 8,5 milioni di presenze (18,1%), Calabria con 981 mila arrivi (+12,1%) e 6,2 milioni di presenze (19,8%), Liguria con 1,6 milioni di arrivi (+12,2%) e 6,3 milioni di presenze (16,4%), Lazio con 2,6 milioni di arrivi (+11,6%) e 8,5 milioni di presenze (8,5%) e, infine, Veneto con 5,3 milioni di arrivi (+11,4%) e 22,4 milioni di presenze (7,4%).