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Over Motel: benessere e relax

L’Over Motel è il motel Brianza ideale per quanti desiderano individuare una struttura ricettiva che sia posizionata in maniera strategica che consenta di poter raggiungere Monza e la Brianza, ma anche il centro di Milano in un paio di minuti in auto. La struttura è di recente costruzione, e parliamo di un 4 stelle che mette a disposizione degli utenti ogni tipo di comodità per garantire loro un soggiorno assolutamente piacevole e ristoratore all’interno delle camere. Vi sono Infatti aria condizionata e riscaldamenti, TV, telefono, cassetta di sicurezza e tutti gli accessori da bagno. La cosa più interessante è che alcune delle camere migliori dispongono di una spa privata, quindi ad uso esclusivo della stanza all’interno del quale gli utenti possono concedersi una piacevole pausa di benessere ogni qualvolta lo desiderano, senza limiti di tempo.

Questa piacevole possibilità messa a disposizione dall’Over Motel è ovviamente sempre a disposizione degli utenti, senza limitazioni, ogni qualvolta desiderino concedersi un momento di piacevole di relax facendo l’idromassaggio, una sauna o uno dei trattamenti particolari tra i quale è possibile scegliere. Questo hotel dunque, è ideale sia per quanti si spostano per lavoro che per vacanza, considerando inoltre che è possibile parcheggiare la vettura all’interno di box privati con ingresso adiacente la porta di accesso della camera.

Dunque si avrà sempre la propria vettura a pochi metri di distanza, e grazie ad una tenda motorizzata sarà possibile di volta in volta chiudere la visuale dall’esterno o meno in base alle proprie preferenze. L’hotel mette infine a disposizione la possibilità di richiedere in anticipo determinati tipi di allestimento in camera per rendere l’atmosfera ancora più romantica, particolare e adatta al tipo di serata da trascorre assieme al proprio partner, con relativo effetto sorpresa. È possibile richiedere informazioni o prenotare una camera contattando il recapito telefonico 0395973862.


Risorse Umane, come cambia la figura del recruiter: servono skills digitali e di marketing

Risorse umane, si cambia prospettiva e modalità di azione. Già, perché sono sempre di più i candidati che scelgono le aziende e non viceversa. Il dato emerge da un’indagine condotta da R-Everse, azienda italiana di ricerca e selezione del personale, presso un campione di aziende composto da 50 realtà di medie e grandi dimensioni. Il report parla di un vero e proprio stravolgimento nel settore del recruiting: oggi chi ricopre il ruolo di responsabile delle Risorse Umane (HR) deve possedere necessariamente ulteriori competenze, a partire da quelle di marketing. Infatti, è sempre più frequente dover adottare delle strategie di marketing per attirare il candidato. A iniziare dalla job description, fino al piano di comunicazione sui vari canali attraverso i quali inviare il messaggio: social media, sito internet, testate giornalistiche, etc. Ogni messaggio va studiato secondo la tipologia di canale usato, va pianificato e programmato secondo un progetto di comunicazione ben strutturato. Sono lontani, insomma, i tempi in cui bastava un annuncio e attendere le risposte dei potenziali candidati.

Il ruolo strategico della brand awareness nell’attrarre talenti

Le persone in cerca di lavoro hanno maggiori probabilità di candidarsi in aziende con una presenza online coinvolgente e attiva rispetto a quelle con una presenza online stantia o inesistente. “Un marchio aziendale ha molte caratteristiche umane: una personalità, un’identità, un modo di comunicare e comportarsi. E come i clienti oggi non comprano un prodotto ma la storia sottostante, l’esperienza che quel prodotto porta con sè, così le persone in cerca di lavoro vogliono qualcosa con cui potersi relazionare e di cui ​desiderare di far parte​” spiega il commento all’indagine. “I dipendenti non dovranno essere nominati brand ambassador. I dipendenti si sentiranno brand ambassador” ha detto Marco Russomando, HR Director di iIlimity, la start-up bancaria specializzata nel supporto alle PMI, coinvolta nel report.  Anche l’Osservatorio HR Innovation Practice del Politecnico di Milano conferma il trend con le sue ricerche: l’ambito su cui le aziende italiane stanno investendo di più è quello dell’Employer Branding (in crescita per il 45% delle organizzazioni coinvolte nella ricerca), insieme alle iniziative digitali per la formazione e sviluppo (58%).

Le aziende cercano profili professionali qualificati

Il Rapporto Excelsior 2018 di Unioncamere e Anpal rileva un aumento del fabbisogno di dirigenti, specialisti e tecnici, che raggiunge il 19% del totale delle entrate: per le imprese, quasi 6 su 10, è difficile trovare professioni come analisti e progettisti di software, agenti assicurativi, elettrotecnici. Il rapporto evidenzia il gap tra la domanda di lavoro espressa dalle imprese dell’industria e dei servizi e l’offerta presente sul mercato. Un disallineamento che nel 2018 ha riguardato il 26% degli oltre 4,5 milioni di contratti di lavoro che il sistema produttivo aveva intenzione di stipulare, 5 punti percentuali in più del 2017.


Cambia il codice della strada, ma attenzione a sicurezza e controlli

Sospensione della patente per chi parla al cellulare al volante, limite della velocità mantenuto a 130 km orari, via libera ai motocicli di cilindrata 125 in autostrada e alla circolazione contromano delle biciclette: ecco come cambia il codice della strada. E ad accogliere favorevolmente le nuove modifiche è Giordano Biserni, il presidente dell’Asaps, l’Associazione Sostenitori Amici Polizia Stradale. Che però sottolinea la necessità di mantenere alta l’attenzione alla sicurezza, e di non abbassare il livello dei controlli.

“Avviare percorsi formativi per le future patenti A”

“Possiamo essere d’accordo ai motocicli 125 in autostrada, ma va posta grande attenzione al fatto che si troverebbero a viaggiare sulla destra e si troverebbero per così dire a competere con i pullman e alcuni mezzi pesanti che viaggiano tra gli 80 e 100 km orari – spiega all’AdnKronos Biserni – e un eventuale sorpasso a opera del mezzo pesante può essere molto pericoloso”. Questa norma richiede quindi una particolare attenzione, e i conducenti devono essere esperti e ben preparati. A tal proposito, continua Biserni, “potrebbe essere utile avviare adeguati percorsi formativi per le future patenti”.

Bici contromano, una misura che va sperimentata

“In merito al mantenimento della velocità a 130 km orari siamo soddisfatti: più sale la velocità consentita più aumentano i consumi, l’inquinamento e i rischi di incidenti – dichiara ancora Biserni -. Saremmo poi l’unico paese al mondo che aumenta i limiti”.

Per quanto riguarda la misura che regola la possibilità per le biciclette di viaggiare contromano Biserni è del parere che debba essere sperimentata prima di renderla operativa.

“Noi siamo favorevoli all’uso delle biciclette sempre: sono il mezzo più ecologico e salutare che esista – aggiunge Biserni -. Ma ogni città ha una fisionomia e densità di velocipedi molto diverse e non si possono attuare norme uguali per tutti “.

Maggiore presenza di pattuglie della polizia per strada

Per i mezzi pesanti Biserni chiede “una maggiore attenzione per gli sforamenti dei tempi di guida e riposo dei conducenti, con un richiamo puntuale alla responsabilità delle aziende, che spesso non solo li tollerano, ma li esigono pena il licenziamento. Auspicabile anche un sistema di controlli alle aziende che attivano concorrenze sleali con conducenti anche stranieri.

Molto positive, secondo il presidente Asaps, anche le norme sull’uso dei cellulari alla guida, con la sospensione della patente alla prima violazione. Devono però essere attuati anche controlli in merito alle violazioni di elevato rischio per la vita, come l’uso di alcol e droga alla guida o la mancanza di cinture di sicurezza. “Serve perciò una maggiore presenza di pattuglie di polizia per strada, anche su provinciali e statali – puntualizza Biserni – altrimenti tutto quello che si scrive nella riforma sarà come scritto sulla sabbia”.


Innovazione tecnologica, un potenziale di crescita per l’Italia

Il mercato italiano del digitale è in crescita, e nel 2017 segna un +2,3% e un valore di oltre 1,5 miliardi di euro. Tra 480mila smart worker, 46 miliardi di “new” digital payment, 1,24 miliardi il valore dei servizi in cloud, una crescita per il mobile advertising del 49%, e 6 milioni di carte d’identità digitali, l’innovazione tecnologica non si arresta. Ma nonostante i segni “più” in settori come finanza, sanità (+1,3 miliardi con oltre 47 milioni investiti in cartella clinica elettronica) e servizi, l’Italia deve fare ancora molta strada. Basti pensare al potenziale di crescita delle Pmi, che oggi investono meno dell’1% del loro fatturato in progetti per la digitalizzazione.

Individuare le aree prioritarie d’intervento

L’Italia risulta in ritardo rispetto ai principali paesi europei, con livelli di Venture Capital e R&D sul Pil inferiori a Francia, Germania e Regno Unito. Per individuare gli interventi che consentano di accelerare i processi di trasformazione digitale nasce ITA.NEXT, l’iniziativa promossa da TeamSystem, in collaborazione con Intesa Sanpaolo, Microsoft, Nexi e TIM, insieme ai knowledge partner McKinsey & Company e Politecnico di Milano.

Tra le aree prioritarie d’intervento ITA.NEXT individua la digitalizzazione dei processi di gestione aziendale e finanziaria, logistica e ciclo d’ordine digitale, Internet of things, AI e big data. Ma anche blockchain, turismo digitale, ed e-commerce in un mercato b2b e b2c.

Fattura elettronica, 72-75 miliardi risparmiati

“I grandi player del settore sono pronti a lavorare insieme al decisore politico per fornire strumenti concreti e utili agli imprenditori e ai professionisti”, spiega Federico Leproux, AD TeamSystem. L’obiettivo è superare le barriere culturali e operative che frenano la digitalizzazione delle aziende italiane, come la carenza di competenze digitali e l’interoperabilità delle procedure cliente-fornitore. “La fattura elettronica – sottolinea Leproux – rappresenta in questa sfida una grande opportunità, perché può essere trasformata da semplice adempimento a strumento a supporto dell’intero processo di trasformazione digitale”. E potrebbe far risparmiare al Paese tra i 72 e i 75 miliardi di euro, che in termini di percentuale sul Pil significano un impatto tra lo 0,6% e il 3,7%.

La politica deve aiutare le imprese a non subire la trasformazione digitale

Se la vera rivoluzione della PA sarà quella del digitale, “La digitalizzazione del comparto industriale è un tema tanto delicato quanto sfidante – afferma Gianni Pietro Girotto, Presidente della commissione Industria, commercio e turismo del Senato – ma strategico per aumentare la competitività delle nostre imprese”. La politica deve quindi aiutare le imprese a non subire le trasformazioni anticipandole. La Legge di Bilancio pertanto conferma le misure su Impresa 4.0, e prevede un fondo di 15 milioni di euro l’anno fino al 2021 per favorire la sperimentazione sulle tecnologie emergenti. Oltre a un voucher fino a 40mila euro a favore delle Pmi, per poter impostare la trasformazione dei processi produttivi attraverso il digitale.


Lavoro nero e illegale uguale il 12% del Pil

Brutto primato – purtroppo tutto in negativo – per l’economia italiana. Come indica una recente rilevazione curata dall’Istat, il cosiddetto “nero” nel Belpaese vale l’importo monstre di 210 miliardi di euro. Una cifra che rappresenta addirittura il 12,4% del Pil. Entrando nel merito delle cifre, il valore aggiunto generato dall’economia sommersa ammonta a poco meno di 192 miliardi di euro, quello connesso alle attività illegali (incluso l’indotto) a circa 18 miliardi di euro. Nel 2016 la componente relativa alla sotto-dichiarazione pesava per il 45,5% del valore aggiunto (circa -0,6 punti percentuali rispetto al 2015). La restante parte era invece attribuibile per il 37,2% all’impiego di lavoro irregolare, per l’8,8% alle altre componenti (affitti in nero, mance) e per l’8,6% alle attività illegali.

I settori dove c’è più nero

Commercio, trasporti, alloggio e ristorazione (23,7%) e le costruzioni (22,7%) si confermano i settori dove l’economia sommersa è maggiormente presente. Ma, oltre a questi macrocomparti, il sommerso coinvolge poi tutte le aree delle sotto-dichiarazioni: Servizi professionali (16,3%), Commercio, Trasporti, alloggio e ristorazione (12,4%), Costruzioni (11,9%). Ma risulta pesantemente invischiato nel fenomeno anche il manifatturiero, soprattutto quello dedicato alla Produzione di beni alimentari e di consumo (7,5%). Il settore più colpito dall’impiego di lavoro irregolare è infine quello domestico o che riguarda agricoltura e pesca.

Un problema gravissimo per l’Italia e le casse dello Stato

Il lavoro nero, purtroppo, si conferma come uno dei più grandi problemi per l’Italia e le casse dello Stato. Come evidenziano i dati diffusi dall’Istat, è questo un fenomeno che produce un “buco” di circa 20 miliardi di euro per l’erario. Nel 2016, l’elenco degli irregolari raggiungeva i 3 milioni 701 mila, in prevalenza dipendenti (2 milioni 632 mila), un numero in lieve diminuzione rispetto al 2015 (rispettivamente -23 mila e -19 mila unità). L’incidenza del lavoro irregolare è particolarmente rilevante nel settore dei Servizi alle persone (47,2% nel 2016, in calo di 0,4 punti percentuali rispetto al 2015) ma risulta significativo anche nei comparti dell’Agricoltura (18,6%), delle Costruzioni (16,6%) e del Commercio, trasporti, alloggio e ristorazione (16,2%).

Le attività illegali “valgono” 18 miliardi di euro

Il peso economico dell’illegalità nella compilazione dei conti nazionali, conclude l’Istat, equivale a poco meno di 18 miliardi di euro di valore aggiunto (compreso l’indotto) con un aumento di 0,8 miliardi, sostanzialmente riconducibile alla dinamica dei prezzi relativi al traffico di stupefacenti. Non c’è davvero motivo di essere fieri di questo business.


Intelligence economica: la strategia per i manager 4.0

L’intelligence economica è lo strumento strategico per i manager 4.0. Se è vero che l’Italia è tra i paesi che dispongono di uno strumento di screening degli investimenti esteri come “golden power”, diventa determinante “avere un sistema di intelligence economica efficiente e strutturato come strumento strategico di gestione”, spiega Giacomo Gargano, presidente Federmanager Roma. Un sistema che consenta di raccogliere dati e informazioni al fine di individuare le opportunità, e le minacce, per lo sviluppo del business.

Le Pmi non ne riconoscono ancora il ruolo strategico

Molte Pmi, però, non riconoscono ancora il ruolo strategico dell’intelligence economica, la cui funzione è quella di incrociare dati e informazioni, analizzarli e trasformarli in decisioni pertinenti e strategiche. Per aiutare le Pmi Federmanager e Confindustria hanno individuato le competenze necessarie per sostenerne la crescita, specie digitale, tramite “un progetto di formazione pensato dai manager per i manager”, aggiunge Gargano. Finora sono stati certificati 208 dirigenti, con attenzione particolare su quattro figure chiave, innovation manager, temporary manager, manager di rete ed export manager, riferisce Adnkronos.

Uno strumento essenziale per manager e politici

“Oggi manager e politici hanno una funzione comune: quella di essere capaci di trasformare le conoscenze in azione concreta”, sostiene Gian Paolo Manzella, assessore Sviluppo economico, commercio e artigianato, start-up, Lazio creativo e innovazione della Regione Lazio. Per questo motivo è stato istituito il Consiglio delle imprese internazionali del Lazio, un organismo “che ha il compito di aiutarci a fare politiche più moderne, più innovative e più capaci di attrarre investitori verso il nostro territorio”, aggiunge Manzella.

Una banca dati digitale per gli imprenditori

“Rispetto al resto dell’Europa il gap delle imprese non è solo tecnologico, ma culturale”, afferma Paolo Ghezzi, direttore generale di Infocamere. A questo proposito “Stiamo creando una banca dati, il cosiddetto digitale dell’imprenditore, un patrimonio informativo a portata di tutti, anche in mobilità”, spiega Ghezzi. Qualche numero? In Italia le start up sono 9.225, nel Lazio 954 e nella provincia di Roma 843, mentre le Pmi innovative in Italia sono 802, nel Lazio 70 e 63 in provincia di Roma.

“I nostri manager sono la leva più importante per attrarre capitali stranieri e per far volare il business all’estero”, chiarisce Stefano Cuzzilla, presidente Federmanager. L’Associazione quindi “sta irrobustendo i servizi che possono agevolare la managerializzazione delle Pmi – sottolinea Cuzzilla – affinché questa leva sia utilizzata come concreta opportunità di sviluppo del sistema”.


Trovare lavoro, arriva il decalogo: dal curriculum vitae al colloquio

Il lavoro, in particolare trovarlo, è la spina nel fianco per moltissimi italiani. Le statistiche parlano chiaro: per un’alta percentuale soprattutto di giovani entrare nel mondo del lavoro è quasi una “mission impossible”. Eppure, qualcosa si può fare per sbloccare la situazione. A cominciare della corretta stesura di un curriculum vitae. Se redatto nel modo giusto, infatti, il curriculum può consentire a un candidato di emergere dalla massa e di farsi notare da aziende e cercatori di teste: ogni selezionatore impiega circa 15 secondi per valutare un cv, e in quei pochi attimi ci si può giocare un futuro lavorativo. Per imparare a preparare un curriculum vitae efficace e, se va tutto bene, a gestire al meglio un primo colloquio, arrivano i consigli messi a punto InfoJobs, piattaforma di recruitment online presente in Italia con oltre 500.000 offerte di lavoro pubblicate nel 2017 e 4 milioni di cv registrati. La società, insieme a Hara Risorse Umane, società esperta nella ricerca e nella selezione del personale, ha stilato un decalogo di consigli utili per la ricerca di lavoro. Ecco le voci da seguire per avere successo, così come segnalato nel “prontuario” messo a punto dai due gruppi esperti del settore.

Rispondi all’offerta giusta per te 

Accertati che il tuo profilo sia effettivamente in linea con ciò che viene richiesto dall’offerta di lavoro per la quale ti vuoi candidare. E chiediti se quell’offerta risponde davvero alle tue aspettative, perché anche tu puoi e devi scegliere il tuo lavoro di domani. Non rispondere a ogni annuncio di lavoro che ti sembra vagamente interessante o abbastanza in linea con le tue competenze: non è efficace e genera solo frustrazione. Seleziona accuratamente e concentrati su quelli per cui potresti essere il candidato ideale, senza disperdere energie.

Crea un cv completo e personalizzato

Personalizza il tuo cv sulla base dell’offerta per cui ti stai candidando. Non barare, ma valorizza tutte le competenze affini al profilo cercato, usando proprio le stesse parole chiave dell’offerta, per facilitare la ricerca del selezionatore. Ricordati di mettere in luce le competenze trasversali come capacità organizzative, relazionali, impegno e motivazione, capacità di lavorare in team, professionalità e serietà. Inserisci anche qualche informazione personale: hobby, passioni o esperienze di volontariato possono dire molto di te.

Non sottovalutare l’importanza del colloquio telefonico 

E’ il primo contatto con l’azienda e, se non vuoi rischiare di fare brutta impressione, è meglio rispondere con calma e con concentrazione. Se quando il selezionatore chiama non sei disponibile non c’è nulla di male: prendi il nome e il riferimento di chi ti ha contattato e fissa un altro appuntamento telefonico.

Scegli un abbigliamento adeguato

Il vestito che indosserai durante il colloquio è fondamentale per una prima impressione. Scegli un look in cui ti senti a tuo agio ma che non sia troppo informale e soprattutto osserva come si vestono i dipendenti dell’azienda per essere in linea con il loro stand, magari andando a prendere un caffè al bar sotto la loro sede qualche giorno prima del colloquio per vedere come si vestono.

Presentati da solo 

Non hai bisogno di genitori, fidanzato o amici ad accompagnarti, è una situazione che devi saper gestire in autonomia.

Arriva preparato 

Documentati sull’azienda per cui andrai a fare il colloquio, preparati sul business, cerca su internet cosa si dice di loro.

Tieni un atteggiamento composto

Durante un colloquio di lavoro fai attenzione al tono della voce e a come ti muovi. Siedi composto, guarda negli occhi la persona che hai davanti, non parlare troppo veloce o a voce troppo alta, fai delle pause e accertati di avere l’attenzione del tuo interlocutore. Il contatto visivo è importante per calibrare la conversazione, osserva i segnali che ti manda e regolati di conseguenza.

Sii te stesso 

Non dimenticare mai che la prima qualità che cerca un selezionatore è l’onestà. Non mostrarti per quello che non sei, valorizza i tuoi pregi e quello che sai fare, senza mai mentire.

Fai esempi concreti 

Quando rispondi alle domande sii concreto, argomenta e fai esempi di situazioni analoghe in cui ti sei trovato, spiegando bene quello che hai fatto, come sei arrivato alla soluzione di un problema, che risultati hai raggiunto. Ad esempio, non basta dire che si è una persona organizzata se non si spiega quando e come lo si è stati.

Fai domande 

Ricorda che non sei solo tu ad essere sotto esame: la decisione se accettare o meno un lavoro è tua e per valutare al meglio un’eventuale offerta devi essere consapevole. Sii curioso, fai domande sull’azienda, sulla posizione che andresti a ricoprire e su un eventuale percorso di crescita. È lecito chiedere la retribuzione e quali potrebbero essere i tempi di risposta, ma non come prima e unica cosa.


Aziende italiane sempre più delocalizzate

Le aziende italiane traslocano. Non si ferma, infatti, il processo di delocalizzazione intrapreso dalle imprese di casa: nel periodo compreso fra il 2009 e il 2015 il numero delle partecipazioni all’estero delle imprese italiane è aumentato del 12,7%, passando dalle 31.672 unità verso la fine del decennio scorso a quota 35.684. Le cifre sono il frutto di un’elaborazione effettuata dall’Ufficio studi della Cgia su Banca dati Reprint del Politecnico di Milano e dell’Ice, che mostra anche come nel periodo preso in esame il numero di occupati all’estero alle dipendenze di imprese a partecipazione italiana è tuttavia diminuito del 2,9% (una contrazione di poco più di 50.000 unità).

Aumenti in crescita per chi è “fuori”

Analizzando i dati, segnala Adnkronos, si evidenzia che il fatturato delle imprese straniere controllate da aziende italiane è aumentato dell’8,3% facendo registrare un incremento in termini assoluti del giro di affari di oltre 40 miliardi di euro, toccando nel 2015 i 520,8 miliardi di ricavi. Dei 35.684 casi registrati nel 2015, oltre 14.400 (pari al 40,5% del totale) sono riconducibili ad aziende del settore del commercio, per lo più costituite da filiali e joint venture commerciali di imprese manifatturiere. L’altro settore più interessato alle partecipazioni all’estero è quello manifatturiero che ha coinvolto oltre 8.200 attività (pari al 23,1% del totale): su tutti,  produttori di macchinari, apparecchiature meccaniche, metallurgiche e prodotti in metallo.

Gli Usa il principale paese di destinazione

L’analisi dell’Ufficio studi della Cgia segnala che il principale Paese di destinazione di questi investimenti sono gli Stati Uniti: nel 2015 le partecipazioni italiane nelle aziende statunitensi sono state superiori a 3.300. Segue poi la Francia (2.551 casi), la Romania (2.353), la Spagna (2.251) la Germania (2.228), il Regno Unito (1.991) e la Cina (1.698) .

“Chi pensava che la meta preferita dei nostri investimenti all’estero fosse l’Europa dell’Est rimarrà sorpreso. A eccezione della Romania, nelle primissime posizioni scorgiamo i Paesi con i quali i rapporti commerciali sono da sempre fortissimi e con economie tra le più avanzate al mondo” svela il segretario della Cgia Renato Mason.

Delocalizzazione, non ci sono statistiche complete

“Purtroppo non ci sono statistiche complete in grado di fotografare con precisione il fenomeno della delocalizzazione produttiva. Infatti, non conosciamo, ad esempio, il numero di imprese che ha chiuso l’attività in Italia per trasferirsi all’estero. Tuttavia, siamo in grado di misurare con gradualità diverse gli investimenti delle aziende italiane nel capitale di imprese straniere ubicate all’estero. Un risultato che non sempre dà luogo ad effetti negativi per la nostra economia” spiega il coordinatore dell’Ufficio studi Cgia, Paolo Zabeo.

Lombardia e Veneto le Regioni con più investimenti all’estero

Le regioni italiane più interessate agli investimenti all’estero sono la Lombardia (11.637 partecipazioni), il Veneto (5.070), l’Emilia Romagna (4.989) e il Piemonte (3.244). Quasi il 78% del totale delle partecipazioni sono riconducibili a imprese italiane ubicate nelle regioni del Nord Italia. Aree che “presentano livelli di disoccupazione quasi fisiologici e sono considerate, a tutti gli effetti, aree con livelli di industrializzazione tra i più elevati d’Europa” conclude Zabeo.


Natale e Capodanno in vacanza: in Lombardia oltre mille agenzie di viaggi

Le agenzie di viaggi della Milano metropolitana hanno registrato un buon incremento di prenotazioni e richieste per il Natale e Capodanno, con numeri decisamente superiori a un anno fa. Il 15 % degli operatori coinvolti da un’indagine di Camera di commercio ha dichiarato che il 15% dei clienti parte già prima della Vigilia, circa il 10% subito dopo Natale, per il 60% per Capodanno. La richiesta principale di chi decide di prenotare un viaggio in agenzia per le festività invernali è il mare, in base alle risposte di sette operatori su dieci. Chi opta per l’estero ha preferito mete a lungo raggio, Caraibi al primo posto, ma anche Maldive e altre isole dell’Oceano Indiano. Tra le altre mete esotiche piacciono l’Africa, da Senegal a Kenya  a Sudafrica. In Europa le mete principali sono Spagna e Germania. Vienna è tra le capitali più amate.

Business da 50 milioni di euro solo a Milano

I viaggi prenotati in agenzia per le due settimana di vacanza a cavallo fra Natale e Capodanno si traducono per le oltre mille imprese di Milano in un business da 50 milioni, che diventano 80 milioni considerando le oltre 2.400 imprese della regione e 300 milioni per le circa 16 mila imprese italiane.

Servizi turistici, tra agenzie di viaggio e tour operator Lombardia leader in Italia

In Lombardia ci sono oltre 2.400 imprese con 9.160 addetti e 1,85 miliardi di fatturato. Il dato italiano è di 15.697 imprese con 45 mila addetti e un business da 7,5 miliardi. A Milano ci sono oltre mille imprese con 5899 addetti e 1,3 miliardi di affari.

La distribuzione in regione

Sono oltre 2.400 le imprese in Lombardia che si occupano di organizzare viaggi e di assistenza turistica, una su sei del totale italiano di settore. Un comparto stabile tra il 2016 e il 2017, che solo a Milano concentra 1.115 imprese.  Vengono poi Brescia con 287 imprese, Bergamo con 212, Varese con 170 e Monza e Brianza con 168. In un anno è cresciuta soprattutto la piazza di Como (+4%). Emerge da un’elaborazione della Camera di commercio su dati registro imprese al 2017 e 2016.

Il panorama nazionale del comparto turismo

Sono 15.697 le imprese del settore attive a livello nazionale. Roma è prima con 2.018 attività (+2,9% in un anno, +10% in cinque), seguita da Milano con 1.115 imprese e Napoli con oltre 1.000 (+1%). Poi ci sono Torino, Firenze e Bari. Milano è prima per addetti, 5.899 rispetto ai 5.323 di Roma.

 


Il vino italiano piace nel mondo: export a +7%

Brindiamo. Il vino italiano piace nel mondo e quest’anno le esportazioni hanno segnato un record: +7% in valore. Se il trend rimarrà uguale durante il corso del 2017, per la prima volta le esportazioni del vino Made in Italy raggiungeranno i 6 miliardi di euro, la prima voce dell’export agroalimentare nazionale. Lo rivela un’analisi della Coldiretti sulla proiezione dei dati Istat relativi ai primi otto mesi dell’anno.

Vendemmia scarsa, ma vendite alte

La vendemmia appena conclusa si classifica tra le più precoci e scarse del dopoguerra con un taglio della produzione del 26% rispetto allo scorso anno, precisa però la Coldiretti. Una scarsità che si traduce in una bottiglia in meno su quattro. Tuttavia l’Italia si conferma il primo produttore, davanti alla Francia, “con circa 40 milioni di ettolitri destinati – precisa la Coldiretti – per oltre il 40 per cento ai 332 vini a denominazione di origine controllata (Doc) e ai 73 vini a denominazione di origine controllata e garantita (Docg), il 30 per cento ai 118 vini a indicazione geografica tipica (Igt) riconosciuti in Italia e il restante 30 per cento a vini da tavola”.

Stati Uniti primo cliente

Sempre in base ai dati della Coldiretti, gli Usa si confermano il primo cliente con un aumento in valore del 6%, seguiti da Germania con il +3% e il Regno Unito che, alla faccia della Brexit, segna un +8%. In termini di aumento percentuale la migliore performance con un +47% è quella della Russia, dove il vino è uno dei pochi prodotti agroalimentari Made in Italy non colpiti dall’embargo. Segnali positivi anche dalla Cina, con +25%.

La migliore performance? Quella delle bollicine

Sono soprattutto le bollicine a sostenere la crescita del vino italiano. Come spiega Coldiretti, le bollicine segnano un aumento delle vendite all’estero del 15% e, se l’andamento rimarrà costante, raggiungeranno a fine 2017 il record di esportazioni all’estero.

Gli italiani tornano a consumare vino italiano

Un altro aspetto interessante della ricerca è che gli italiani hanno riscoperto il vino. Gli acquisti delle famiglie sono infatti in salita, grazie soprattutto ai vini Doc (+5%), alle Igt (+4%) e agli spumanti (+6%). Complessivamente, sulle tavole domestiche si registra un incremento del consumo del 3%: una crescita che non è solo di quantità, ma anche di qualità.

Il futuro? Risiede nella istintività

“Il futuro del Made in Italy dipende dalla capacità di promuovere e tutelare le distintività che è stata la chiave del successo nel settore del vino dove ha trovato la massima esaltazione la valorizzazione delle specificità territoriali che rappresentano la vera ricchezza del Paese” dichiara Roberto Moncalvo, presidente della Coldiretti.