Il vino italiano piace nel mondo: export a +7%

Brindiamo. Il vino italiano piace nel mondo e quest’anno le esportazioni hanno segnato un record: +7% in valore. Se il trend rimarrà uguale durante il corso del 2017, per la prima volta le esportazioni del vino Made in Italy raggiungeranno i 6 miliardi di euro, la prima voce dell’export agroalimentare nazionale. Lo rivela un’analisi della Coldiretti sulla proiezione dei dati Istat relativi ai primi otto mesi dell’anno.

Vendemmia scarsa, ma vendite alte

La vendemmia appena conclusa si classifica tra le più precoci e scarse del dopoguerra con un taglio della produzione del 26% rispetto allo scorso anno, precisa però la Coldiretti. Una scarsità che si traduce in una bottiglia in meno su quattro. Tuttavia l’Italia si conferma il primo produttore, davanti alla Francia, “con circa 40 milioni di ettolitri destinati – precisa la Coldiretti – per oltre il 40 per cento ai 332 vini a denominazione di origine controllata (Doc) e ai 73 vini a denominazione di origine controllata e garantita (Docg), il 30 per cento ai 118 vini a indicazione geografica tipica (Igt) riconosciuti in Italia e il restante 30 per cento a vini da tavola”.

Stati Uniti primo cliente

Sempre in base ai dati della Coldiretti, gli Usa si confermano il primo cliente con un aumento in valore del 6%, seguiti da Germania con il +3% e il Regno Unito che, alla faccia della Brexit, segna un +8%. In termini di aumento percentuale la migliore performance con un +47% è quella della Russia, dove il vino è uno dei pochi prodotti agroalimentari Made in Italy non colpiti dall’embargo. Segnali positivi anche dalla Cina, con +25%.

La migliore performance? Quella delle bollicine

Sono soprattutto le bollicine a sostenere la crescita del vino italiano. Come spiega Coldiretti, le bollicine segnano un aumento delle vendite all’estero del 15% e, se l’andamento rimarrà costante, raggiungeranno a fine 2017 il record di esportazioni all’estero.

Gli italiani tornano a consumare vino italiano

Un altro aspetto interessante della ricerca è che gli italiani hanno riscoperto il vino. Gli acquisti delle famiglie sono infatti in salita, grazie soprattutto ai vini Doc (+5%), alle Igt (+4%) e agli spumanti (+6%). Complessivamente, sulle tavole domestiche si registra un incremento del consumo del 3%: una crescita che non è solo di quantità, ma anche di qualità.

Il futuro? Risiede nella istintività

“Il futuro del Made in Italy dipende dalla capacità di promuovere e tutelare le distintività che è stata la chiave del successo nel settore del vino dove ha trovato la massima esaltazione la valorizzazione delle specificità territoriali che rappresentano la vera ricchezza del Paese” dichiara Roberto Moncalvo, presidente della Coldiretti.


Auto 4.0, arriva il social network per le macchine intelligenti

Le macchine di un futuro vicinissimo saranno in grado di “parlare” tra di loro, condividendo informazioni, dati raccolti sulla strada, notizie sul traffico. Insomma, in estrema sintesi le vetture 4.0 avranno il loro social network, capace di mettere a disposizione un’infinità di indicazioni riferite alla guida. Il progetto parte dal presupposto, come riportano le agenzie di stampa, che “quattro occhi vedono meglio di due”. In sostanza, le macchine intelligenti saranno dotate di appositi sensori che, attraverso un sistema wi-fi, sapranno condividere ed elaborare i dati raccolti per guidare in sicurezza.

Macchine “parlanti”

Nascerà quindi un vero e proprio social network dedicato alle quattro ruote. Si tratta di una tecnologia derivata dall’Internet delle cose, destinata a prevenire i rischi durante la guida. Il progetto ha visto la luce in Svizzera, al Politecnico Federale di Losanna (Epfl), e in futuro potrà facilitare manovre ad alto rischio di incidenti come i sorpassi, permettendo all’auto che supera di vedere anche ciò che sta fuori dal suo campo visivo grazie alla cooperazione dei sensori del veicolo davanti. Oltre a rendere la guida più sicura, il social network delle auto potrebbe ottimizzare la traiettoria dei veicoli, riducendo i consumi e migliorando i flussi del traffico.

Sperimentazione già avviata sulle auto elettriche

Questo nuovo sistema è già stato sottoposto a una prima fase di sperimentazione, superata con successo. E’ stato infatti installato su delle normali auto elettriche, che i ricercatori hanno equipaggiato con una videocamera Mobileye (capace di calcolare il rischio di collisione), un sistema di localizzazione, un router per le comunicazioni wi-fi, un computer per far girare il software con gli algoritmi per la ‘percezione cooperativa’ e una batteria.

La parola ai ricercatori

“Queste non erano auto a guida autonoma, ma le abbiamo rese comunque intelligenti usando degli strumenti standard già disponibili sul mercato”, ha dichiarato all’Ansa Alcherio Martinoli, responsabile del Laboratorio di algoritmi e sistemi per l’intelligenza distribuita (Disal). Nonostante i successi, però, alcune criticità permangono: ad esempio i ricercatori  hanno riscontrato particolari difficoltà a integrare i dati provenienti dai due veicoli tenendo conto della loro posizione relativa nello spazio: questo per evitare un pericoloso ‘sdoppiamento’ della vista, con le auto che interpretano il passaggio dello stesso pedone come se in realtà ce ne fossero due.

I problemi ancora da risolvere

Nonostante l’ottima riuscita della fase dei test, ci sono diverse questioni da risolvere anche a livello legislativo: prima fra tutte l’attribuzione di responsabilità nel caso si verificasse un incidente.


I premi Nobel più strani di sempre: premiati anche ricercatori italiani

Si chiamano IgNobel e sono i premi che vengono assegnati  alla “ricerca improbabile”, quella che “prima fa sorridere e poi fa pensare”. Nonostante la premessa, i riconoscimenti sono serissimi e vengono assegnati ogni anno durante una cerimonia che si tiene all’università americana di Harvard. La premiazione del 2017 ha visto salire sul palco a ritirare l’onorificenza diverse stranezze, compresa un’originale ricerca sui gemelli effettuata da cervelloni italiani.

Premio al gatto liquido

L’IgNobel per la Fisica è andato al francese Marc-Antoine Fardin per la sua ricerca “Può un gatto essere sia solido che liquido?”. Lo studioso, riporta AdnKronos, ha affermato di essersi ispirato alle foto di mici su Internet, spesso virali, che vedono i gatti incredibilmente infilati in barattoli della marmellata o in altri posti assurdi. “Se riprendi in timelapse un ghiacciaio negli anni lo vedrai incontrovertibilmente scivolare giù per la montagna. Ebbene, per i gatti vale lo stesso principio. Se lo guardi a lungo vedrai che diventa morbido e adattabile ad ogni contenitore, proprio come se fosse un fluido” ha dichiarato il vincitore francese.

I gemelli che faticano a riconoscersi

La ricerca sui gemelli che fanno fatica a riconoscersi più delle persone che un gemello non ce l’hanno è invece la vincitrice dell’IgNobel per la Cognizione. Firmata dagli italiani Matteo Martini, Ilaria Bufalari, Maria Antonietta Stazi e Salvatore Maria Aglioti, questo studio “improbabile” è stato scelto tra oltre 10.000 candidature.

Bizzarrie tra i premiati

Sul podio sono finiti anche altre stranezze. Ad esempio l’indagine dello svizzero Milo Puhan che, insieme al suo team, ha vinto l’IgNobel per la Pace per aver dimostrato le proprietà anti-russamento dello strumento australiano Didgeridoo. O ancora una squadra di scienziati francesi che ha  vinto l’IgNobel per la Medicina con uno studio che indaga le cause neurologiche che spingono a odiare il formaggio. L’IgNobel per l’Economia se lo sono conquistato due australiani, dimostrando che il contatto con un coccodrillo vivo è in grado di influenzare la voglia o meno di giocare d’azzardo. Mentre l’inglese James Heathcote con la ricerca “Perché gli anziani hanno le orecchie più grandi?”si è portato a casa l’IgNobel per l’Anatomia.

Il premio? 10 trilioni di dollari

In mezzo a tante stranezze, non poteva mancare un premio altrettanto bizzarro: un assegno da 10 trilioni di dollari. Ovviamente, c’è un ma: i dollari del bottino sono dello Zimbabwe, e convertiti in dollari americano o in euro diventano davvero qualche spicciolo. Ma i vincitori sono entusiasti lo stesso del premio conquistato.


Frutta e verdura, bastano tre porzioni di frutta e verdura. E non cinque

Altro che una mela al giorno: ci hanno sempre detto che per stare bene e vivere a lungo servono cinque porzioni quotidiane di frutta e verdura. E invece arriva il contrordine: cinque sono troppe, di porzioni ne servono tre purché abbondanti. La rivelazione è il risultato di uno studio condotto da una prestigiosa università canadese, presentato di recente a un congresso di cardiologia a Barcellona.

La dose perfetta? Da 375 a 500 grammi al giorno

Lo studio che ha portato a queste conclusioni è davvero imponente: ha seguito per sette anni e mezzo migliaia di persone, in 18 paesi. E, in base ai dati riscontrati durante l’analisi, il più basso rischio di mortalità riguarda le persone che consumano da tre a quattro porzioni al giorno di legumi, vegetali e frutta, pari a un totale che varia da 375 a 500 grammi. C’è addirittura una regola aurea, quasi una formula matematica: 125 grammi da considerare come porzione per frutta e verdura e 150 per i legumi. La lunga analisi ha riscontrato che le persone che ne corso dello studio assumevano tre porzioni al giorno di frutta, verdura e legumi hanno registrato tassi di mortalità inferiori del 22% rispetto a coloro che non assumevano nemmeno una porzione di vegetali.

La parola agli esperti

“Il nostro studio ha riscontrato il rischio più basso di decessi in coloro che hanno consumato tre o quattro porzioni, equivalenti a 375 a 500 grammi di frutta, verdura e legumi al giorno, con pochi vantaggi aggiuntivi per l’assunzione oltre questa quantità”, ha dichiarato Victoria Miller, autrice principale dello studio. Ancora, sempre in base ai dati raccolti, sarebbe maggiori i vantaggi garantiti dal consumo di frutta rispetto alle verdure, quest’ultime più benefiche se consumate crude.

Guai a consumarne meno

“Non vogliamo suggerire che le persone debbano mangiare meno frutta e verdura – ha dichiarato la ricercatrice Miller  a un quotidiano britannico -.  Pensiamo che questo faccia parte di una dieta salutare e che ci siano benefici nel mangiarne di più”.

I vantaggi del menù green

Un corretto consumo di frutta e verdura – e adesso conosciamo anche le dosi – può allontanare l’insorgenza di malattie cardiovascolari e ridurre il rischio di mortalità. Chiari a tutti sono i tanti benefici anche per il generale benessere psicofisico e per restare in forma. L’Italia, d’altro canto, sembra muoversi bene in questa direzione: l’Istat rivela infatti che nel corso del 2016 il consumo di frutta è aumentato rispetto a quello della carne.


Riflessione non a tesi sul Bimby

Cosa si può dire nel 2017 sul Bimby che ancora non è stato detto. Se non si aderisci al tifo da stadio e alla fazione dei sostenitori o dei detrattori dell’elettrodomestico, forse una riflessione non a tesi si può ancora fare. La tentazione di schierarsi con gli uni o con gli altri c’è, perché del Bimby si è detto (e scritto) di tutto e il contrario di tutto. Apparso per la prima volta in Italia nel 2000, in questi anni chi non l’aveva a casa ne parlava per sentito dire, stupito dal progresso tecnologico che permeava l’aurea di questo robot da cucina. La definizione di robot da cucina a un certo punto è sembrata restrittiva, e ciò ha alimentato le aspettative di chi non aveva compiuto un’esperienza diretta del Bimby.

Il dato da cui partire, è che il Bimby agli italiani pace. Per un prodotto che oggi costa intorno ai 1.200 euro, i dati di vendita sono buoni, e nel 2012 l’azienda che lo costruisce, Worwerk, ha raggiunto i 683,9 milioni di euro di fatturato. È rilevante che l’azienda in questione non sia italiana, bensì di Wuppertal, Germania: all’orizzonte si profila una nuova sfida fra nazionalisti ed esterofili che in cucina è più interessante che altrove. Gli italiani, infatti, sono notoriamente maestri della buona tavola, dell’Italian slow way of life, quasi un culto della lentezza che si manifesta durante la scelta di ingredienti di qualità, da mondare e cucinare con calma, magari bevendo un sorso di vino mentre si verifica la freschezza dei prodotti stagionali. Il Bimby, invece, sembra portare con se un’altra filosofia: la preparazione delle pietanze è sequenziale, ordinata, guidata attraverso un percorso precostituito, in modo da non sbagliare nelle dosi e risparmiare in termini di tempo e fatica.

Prodotto dal 2014, il modello TM5 è caratterizzato da una grande manopola che governa molte delle attività, la funziona “antiorario” che spinge il gruppo coltelli in senso antiorario, un Varoma multifunzione e adatto anche alla cucina a vapore e salutare. La sensazione è che Bimby vada forte soprattutto nella preparazione di risotti, spezzatini, creme dolci e geli, un alleato utile nelle occasioni in cui il tempo stringe e i commensali a tavola non si aspettano piatti da cucina gourmet. Due gli aspetti davvero comodi del Bimby TM5. Il primo, è la bilancia con sensibilità fino a 5 grammi, che con la funzione tara calcola il peso degli ingredienti ‘in progress’: per fare un esempio, si versa il riso direttamente nel boccale e nel display touch compare la misurazione del peso in tempo reale. Il secondo è la connettività: Bimby ha un App dedicata con tanto di ricettario, e lo smartphone può dialogare con l’elettrodomestico, dato che è dotato di connessione wi-fi e porta USB.


La stampante migliore? Dipende dal proprio obiettivo

Quello delle stampanti è un mercato che continua a essere florido: International Data Corporation ha stimato che solo nel primo trimestre 2014 sono state vendute oltre 26 milioni di stampanti nel mondo, con un incremento del +2,1% rispetto allo stesso periodo del 2013. Nel mercato italiano si assiste a un affollamento di marche, modelli e funzionalità sempre nuove, e nonostante alcune offerte sbalorditive con prezzi assai convenienti, talvolta può risultare non semplice scegliere la stampante giusta. Scegliere in base al prezzo può anche essere un errore, questo per una ragione sempre più frequente: i modelli di stampante più economici o in forte promozione ospitano cartucce che costano quanto, se non più della stampante stessa. È quindi importante informarsi sui costi della cartuccia e di manutenzione della stampante, al momento dell’acquisto .

Per il resto, la scelta va fatta in base alle proprie esigenze di stampa, preferendo i modelli inkjet nei casi in cui i documenti abitualmente stampati hanno parti grafiche che devono risultare nitide, ben definite e a colori. Le stampanti laser sono da prediligere, invece, in tutti quei casi in cui i documenti abitualmente stampati contengono soprattutto testi e cifre, e non è necessario stampare immagini dai contorni e dai colori nitidi. Esiste poi un’evoluzione della stampante laser, quella a led, che risulta mediamente più affidabile.

Un prodotto che va diffondendosi è invece il dispositivo multifunzione, cioè quelle stampanti che integrano le funzioni scanner o fax, ormai non così care rispetto ai modelli mono funzione. Una caratteristica tecnica che sta conquistando i consumatori per la sua comodità, è l’integrazione wi-fi: in questo modo la stampante può essere governata da più computer nella stessa abitazione. Ma quali sono i modelli da consigliare in termine di funzionalità, risoluzione e velocità di stampa? Il sito web stampantetop.it ha testato diversi modelli presenti sul mercato. Quelli che hanno superato un voto complessivo pari a 8.0 su 10.0 sono Canon Pixma MG7750 e Canon Pixma MX925, prodotti particolarmente indicati per le imprese, per le loro caratteristiche semi professionali e i prezzi non proprio popolari.

E il futuro della stampante? È lecito attendersi un adeguamento della stampante 3D all’uso domestico, ma l’evoluzione avverrà gradualmente e compatibilmente con la miniaturizzazione dei dispositivi e la discesa dei prezzi. Per un po’ di tempo, il terreno naturale della stampante 3D, che parte da modelli digitali realizzati in tre dimensioni per ottenere oggetti tridimensionali fabbricati mediante stampa additiva, resterà quello aziendale o dei laboratori in coworking.

 


Cialde Lavazza | Gusto e qualità

Le moderne macchinette per il caffè offrono agli utenti la possibilità di scegliere tra un’ampia gamma di prodotti che consentono di ottenere un caffè in maniera molto più rapida rispetto alla moka. Questa vasta possibilità di scelta è un fattore in grado di determinare una certa confusione nei consumatori, i quali finiscono solitamente con l’acquistare ogni volta un prodotto diverso senza mai riuscire a trovare ciò che sia veramente in grado di incontrare i propri desideri e aspettative. Le cialde per il caffè hanno infatti diverse caratteristiche, anche organolettiche, che variano in base alla miscela utilizzata ed alla qualità della stessa. Scegliere quelle giuste significa assicurarsi un prodotto in grado di regalare ogni volta quella piacevole sensazione che si prova quando si sorseggia il buon caffè del bar, quel piccolo piacere quotidiano che tutti desiderano concedersi anche più volte al giorno.

Per essere sicuri di scegliere veramente le migliori, e assicurarsi gusto e cremosità tazzina dopo tazzina, le cialde Lavazza a Modo Mio di Cialdamia.it sono la soluzione perfetta per te che ami il sapore del buon caffè. Lavazza mette infatti a tua disposizione una vasta gamma di ottime cialde dalle miscele accuratamente selezionate tra le migliori, opportunamente sigillate per garantirti ogni volta il massimo della freschezza e della qualità. Non hai che da scegliere tra le tantissime varianti presenti quella che più incontra i tuoi gusti o che stuzzica il tuo palato: alle miscele più tradizionali infatti (quale ad esempio la qualità Crema e Gusto, quella Rossa o quella Oro) puoi preferire quelle più particolari come quelle al Ginseng e all’Orzo, per iniziare la giornata con la giusta carica di gusto ed energia. Il bello delle cialde Lavazza a Modo Mio è proprio quello di regalarti tutta la libertà di bere esattamente il caffè che più ti piace, senza dover mai rinunciare al gusto e alla qualità.


L’effetto boomerang della pubblicità intrusiva

Il mercato della pubblicità in Italia ha fatto registrare nel 2016 un incremento degli investimenti che, secondo i dati Nielsen, è del +1,7% sul 2015. Guardando ai singoli medium, stupisce l’incremento degli investimenti pubblicitari al Cinema (+6,9%) e in Televisione (+5,4%), mentre secondo la fonte FCP – Assointernet, sul web gli investimenti sono calati del -2,3%, anche se tale valore esclude il search e i social.

Tra le ragione della contrazione degli investimenti sul web, una qualità di formati pubblicitari non sempre all’altezza della reputazione degli investitori, imprese private o enti pubblici che siano. Il dito è puntato soprattutto sulla pubblicità intrusiva che, seguendo una strategia push dettata dall’infrastruttura tecnologica, ma anche da agenzie pubblicitarie e di web marketing poco attente, è incentrata sull’interstitial advertising. L’effetto è abbastanza comune, e sarà capitato anche a te lettore: stai seguendo il tuo normale percorso di navigazione, quando senti provenire un audio indesiderato da una finestra apertasi in una pagina, e mentre cerchi di silenziare il fastidioso motivo, ecco un altro pop up da chiudere, solo che non riesci ha trovare il pulsante X, mimetizzato strategicamente tra accattivanti cromie e forme grafiche.

Questi pop up e video in autoplay costituiscono delle formule pubblicitaria davvero intrusive, che rallentano la navigazione dell’utente – specie se egli sta utilizzando uno smartphone -, spazientendolo. I grandi motori di ricerca stanno già correndo ai ripari lanciando i cosiddetti advertising blocker. Lo ha fatto Google, che ha introdotto un algoritmo volto a penalizzare il posizionamento di siti web che fanno intenso uso di pubblicità interstiziale. E sta seguendo l’esempio anche Safari, con un advertising blocker in grado di bloccare i video che partono automaticamente e senza il placet dell’utente.

Tuttavia la questione riguarda anche il ruolo delle web agency, e quello della pubblicità intrusiva è il classico effetto boomerang che può colpire investitori poco attenti. Per un’impresa che intende investire in pubblicità, costruire un rapporto improntato alla fiducia con la propria web agency, vuol dire anche potersi affidare a professionisti che nella miniera di nuovi formati della pubblicità digitale, proponga e sappia scegliere quelli più efficaci. E l’efficacia non sta certo, o solo, nella pervasività dei messaggi pubblicitari, ma soprattutto nel loro contenuto, che non deve mai perdere di vista l’utente, le sue abitudini di navigazione e il reale contesto nel quale fruisce il flusso delle informazioni. Tenendo a mente ciò, una web agency intelligente saprà proporre i contenuti pubblicitari nei formati più accattivanti, interessando l’utente e salvaguardando l’immagine dell’inserzionista.


I vantaggi di una spremuta di frutta fresca

Le spremute di frutta fresca sono notoriamente dei toccasana per la nostra salute: arance, mandarini, pompelmi e limoni, ad esempio, hanno tantissime vitamine ed elementi realmente in grado di apportare benefici al nostro organismo. Questo è il motivo per cui sono tantissime le persone che quotidianamente decidono di spremere un frutto e concedersi una bevuta di un succo fresco, saporito e soprattutto benefico per la propria salute. Ciò che molti forse non sanno, è che le spremute di frutta fresca, oltre ad apportare un valido aiuto all’organismo in termini di vitamine, sono molto utili anche perché consentono di depurare e disintossicare i nostri organi. Proprio grazie alle caratteristiche degli elementi e delle vitamine contenute all’interno delle spremute di frutta infatti, è possibile innescare all’interno dell’apparato digestivo quel processo che porta alla pulizia e disintossicazione, andando così a favorire anche il rigenerarsi delle cellule che compongono gli organi.

Chi consuma abitualmente succhi freschi inoltre, è statisticamente provato che sia meno incline a soffrire di problemi quali digestione lenta, mal di testa, stitichezza e gonfiore alle gambe. Le ragioni per iniziare a consumare della spremuta di frutta fresca, se non lo si fa ancora, sono dunque molteplici e tutte molto valide. Qualcuno potrebbe ritenere piuttosto faticoso il dover continuamente andare a spremere della frutta ogni giorno, ma basta acquistare un ottimo spremiagrumi elettrico per fare in modo che sia lui a fare fatica al posto nostro. A noi non resterà che scegliere la frutta da spremere e premerla sui coni infrangibili per ottenere tutto il succo che desideriamo. Esistono inoltre alcuni modelli in commercio con sistema anti sgocciolamento grazie al quale è possibile evitare di andare a creare dello sporco in cucina, sfruttando anche l’apposito beccuccio che consente di travasare il succo direttamente all’interno del bicchiere senza versarne all’esterno.


Area 81 | Medico del lavoro

La legge prevede obbligatoriamente la presenza di un medico del lavoro all’interno di tutte quelle aziende i cui lavoratori siano soggetti a lavori particolarmente usuranti, che possono comportare l’insorgenza di diversi tipi di patologie sui propri dipendenti. È compito di questa figura professionale valutare attentamente i potenziali rischi che possono interessare i lavoratori e adottare tutte quelle soluzioni atte a prevenirli. Il medico del lavoro va periodicamente a visitare i locali all’interno dei quali si svolge l’attività lavorativa e verifica lo stato di salute dei dipendenti, predisponendo una cartella sanitaria per ciascuno di essi. In particolar modo, egli si occupa di visitare il lavoratore e sincerarsi delle sue condizioni di salute, accertarsi non vi siano controindicazioni di alcun tipo circa le mansioni svolte e lo stato di salute del lavoratore , assegnando infine l’idoneità lavorativa. Solo in questa maniera sarà possibile riuscire ad evitare di incappare in infortuni sul luogo di lavoro o andare a peggiorare una patologia preesistente, per far si che i dipendenti possano godere sempre della piena salute ed essere produttivi.

La legge prevede dure sanzioni nei confronti di tutte quelle aziende chiamate ad adottare tale figura professionale e che invece non lo fanno, mettendo a rischio la salute e l’incolumità dei propri dipendenti. Area 81 è un’azienda che fornisce servizi di consulenza circa la sicurezza sul lavoro e rappresenta una valida risorsa per tutte quelle realtà aziendali che necessitano di mettersi in linea con quanto previsto dalla normativa di settore. Sarà cura di Area 81 organizzare, anche direttamente all’interno della tua sede, corsi di formazione sulla sicurezza sul lavoro e sorveglianza sanitaria, oltre alla redazione di documenti di valutazione dei rischi. Area 81 è una azienda da anni impegnata nel settore e può rappresentare un concreto punto di riferimento per consentirti di prenderti cura in maniera efficace della salute dei tuoi dipendenti, e adempiere al tempo stesso a quanto previsto dalla legge.