Italiani e file d’attesa: il rispetto della coda non appartiene al Belpaese

Una ricerca di TripAdvisor, il sito per la pianificazione e la prenotazione dei viaggi, ha messo in luce i diversi atteggiamenti delle persone in coda per visitare un’attrazione luoghi storici e siti d’interesse, in funzione di età, sesso e provenienza. Per scattare una fotografia il più possibile realistica, il portale ha intervistato 6.000 persone tra cui 1.000 viaggiatori italiani per scoprire come varia l’atteggiamento delle persone in fila d’attesa.

La coda, che stress

“Attendere in coda può essere molto stressante soprattutto quando l’attesa è aggravata dalla durata prolungata causata dai picchi turistici dell’alta stagione e dal caldo estivo. “Evitare le file è più semplice di quanto possa sembrare: basta prenotare online in anticipo e il gioco è fatto” afferma Valentina Quattro, portavoce di TripAdvisor per l’Italia. Ma il report di Phocuswright “Global Travel Activities Marketplace 2014-2020” dice altro: l’80% delle prenotazioni di attrazioni avvengono offline dimostrando che nonostante la gente non ami le code non si muove in anticipo per evitarle prenotando biglietti salta-fila su siti specializzati.

Spagnoli, italiani e francesi meno pazienti rispetto ad altri

Anche se non occupa l’ultimo gradino del podio, l’Italia si guadagna la seconda posizione nella classifica dei viaggiatori più inclini a saltare la coda (40,2%) alle spalle della Spagna, prima con il 55,7% e a breve distanza dalla Francia che si posiziona terza con il 39,8%. I più ligi al dovere risultano essere gli inglesi: solo il 27,4% ha trasgredito alle regole della fila.

Uomini e giovani i campioni di salta la coda

Per quanto riguarda le performance (in negativo) degli italiani, sono 2 su 5 i nostri connazionali che, almeno una volta nella vita, hanno tentato di fare i furbi e guadagnare terreno senza rispettare la fila. Gli uomini sono tendenzialmente più portati a saltare le code rispetto alle donne: il 44% dei rispondenti di sesso maschile ha provato a superare le persone in fila almeno una volta nella vita mentre per le ragazze la percentuale si ferma al 37%. Ancora, i più maturi (di età) sono più educati rispetto ai giovani: il proprio turno viene rispettato dall’86% di chi ha oltre i 55 anni, dal 68% tra i 45-54 anni, dal 57% tra i 35-44 anni  e dal 46% tra le persone fra i 25-34 anni.

Le tecniche adottate

Le tre tecniche più adottate dai viaggiatori italiani per “vincere sul tempo” sono: se c’è spazio fra le persone in fila, agire come se la distanza fosse la fine della coda e unirsi alla fila (35% dei rispondenti); iniziare una conversazione con qualcuno con un buon posto in fila (33% dei rispondenti); mettersi all’inizio della coda con la scusa di fare una domanda al personale (31% dei rispondenti).


Il design ed il comfort delle calzature Bruno Bordese

Scopri l’eleganza ed il comfort della calzature Bruno Bordese, marchio che da 25 anni si contraddistingue per l’originalità delle sue creazioni e materiali di grande qualità. Si tratta di prodotti dal design assolutamente inconfondibile ed in grado di arricchire e valorizzare qualsiasi tipo di outfit, in particolar modo quello di chi ama osare e al tempo stesso stupire con il proprio abbigliamento. Una scarpa Bruno Bordese è la scelta giusta per quanti desiderano mantenere un profilo alto seguendo le mode del momento e le tendenze più in voga, mostrando al tempo stesso agli altri parte del proprio carattere. La creatività che caratterizza le calzature Bruno Bordese è il frutto di un accurato lavoro di ricerca di materiali e soluzioni in grado di conferire ad ogni prodotto un design unico e inarrivabile, in grado di fare la differenza, considerando anche la grande resistenza offerta dai materiali impiegati grazie ai quali le calzature sono destinate a durare nel tempo.

Non solo design e materiale performanti ovviamente, ma anche una comodità fuori dal comune ed in grado di coccolare il piede anche se le si indossa e si cammina per parecchie ore al giorno. Ad ispirare le collezioni Bruno Bordese sono principalmente lo stile urbano e quello dei più giovani, ma anche un saper guardare al passato in maniera creativa e artistica. Il saper cogliere importanti aspetti classici e moderni, e applicarli con stile ad ogni calzatura, è il segreto di quel mix perfetto che è possibile ammirare in ogni singola collezione Bruno Bordese. Chi ama apparire e comunicare attraverso il proprio abbigliamento, lasciando che siano anche le scarpe a raccontare qualcosa di noi a quanti ci osservano, apprezza ogni singolo prodotto di queste collezioni così innovative ed in grado di conquistare giovani e meno giovani, uomini e donne accomunati dal desiderio di vestire in maniera ricercata ed in linea con le tendenze del momento.


Intelligence economica: la strategia per i manager 4.0

L’intelligence economica è lo strumento strategico per i manager 4.0. Se è vero che l’Italia è tra i paesi che dispongono di uno strumento di screening degli investimenti esteri come “golden power”, diventa determinante “avere un sistema di intelligence economica efficiente e strutturato come strumento strategico di gestione”, spiega Giacomo Gargano, presidente Federmanager Roma. Un sistema che consenta di raccogliere dati e informazioni al fine di individuare le opportunità, e le minacce, per lo sviluppo del business.

Le Pmi non ne riconoscono ancora il ruolo strategico

Molte Pmi, però, non riconoscono ancora il ruolo strategico dell’intelligence economica, la cui funzione è quella di incrociare dati e informazioni, analizzarli e trasformarli in decisioni pertinenti e strategiche. Per aiutare le Pmi Federmanager e Confindustria hanno individuato le competenze necessarie per sostenerne la crescita, specie digitale, tramite “un progetto di formazione pensato dai manager per i manager”, aggiunge Gargano. Finora sono stati certificati 208 dirigenti, con attenzione particolare su quattro figure chiave, innovation manager, temporary manager, manager di rete ed export manager, riferisce Adnkronos.

Uno strumento essenziale per manager e politici

“Oggi manager e politici hanno una funzione comune: quella di essere capaci di trasformare le conoscenze in azione concreta”, sostiene Gian Paolo Manzella, assessore Sviluppo economico, commercio e artigianato, start-up, Lazio creativo e innovazione della Regione Lazio. Per questo motivo è stato istituito il Consiglio delle imprese internazionali del Lazio, un organismo “che ha il compito di aiutarci a fare politiche più moderne, più innovative e più capaci di attrarre investitori verso il nostro territorio”, aggiunge Manzella.

Una banca dati digitale per gli imprenditori

“Rispetto al resto dell’Europa il gap delle imprese non è solo tecnologico, ma culturale”, afferma Paolo Ghezzi, direttore generale di Infocamere. A questo proposito “Stiamo creando una banca dati, il cosiddetto digitale dell’imprenditore, un patrimonio informativo a portata di tutti, anche in mobilità”, spiega Ghezzi. Qualche numero? In Italia le start up sono 9.225, nel Lazio 954 e nella provincia di Roma 843, mentre le Pmi innovative in Italia sono 802, nel Lazio 70 e 63 in provincia di Roma.

“I nostri manager sono la leva più importante per attrarre capitali stranieri e per far volare il business all’estero”, chiarisce Stefano Cuzzilla, presidente Federmanager. L’Associazione quindi “sta irrobustendo i servizi che possono agevolare la managerializzazione delle Pmi – sottolinea Cuzzilla – affinché questa leva sia utilizzata come concreta opportunità di sviluppo del sistema”.


Aprile 2018, record di occupati. E l’inflazione torna a salire

Si torna a vedere rosa nel mercato del lavoro. L’Istat ha infatti diffuso i dati relativi al mese di aprile  2018, che fanno decisamente ben sperare:  il numero degli occupati ha raggiunto il record storico di 23 milioni e 200 mila, superando il picco toccato nell’aprile 2008 quando il numero degli occupati è stato pari a 23 milioni e 177 mila.

Dati positivi, ma l’Italia non è un paese per giovani

I numeri sono positivi, ma non si può dire altrettanto per il mercato del lavoro dei giovani. Perché se il tasso di disoccupazione complessivo si ferma all’11,2%, esattamente come il mese precedente, quello giovanile aumenta di 0,6 punti percentuali al 33,1%. Sempre ad aprile la stima degli occupati continua a mostrare una tendenza alla crescita (+0,3% rispetto a marzo, pari a +64 mila). Il tasso di occupazione si attesta al 58,4% (+0,1 punti percentuali rispetto al mese precedente).

Bene soprattutto  per le donne

Le ultime rilevazioni sono ottimistiche specie sul fronte femminile. L’aumento maggiore degli occupati ad aprile riguarda infatti le donne (+52 mila) e le persone di 35 anni o più (+77 mila). In generale, la crescita congiunturale riguarda tutte le classi di età, fatta eccezione appunto per quella dei più giovani, tra i 25 e i 32 anni. Ripresa pure per gli indipendenti (+60 mila) e per i dipendenti a termine (+41 mila). Nel trimestre febbraio-aprile 2018 l’Istat prevede una crescita degli occupati dello 0,3% rispetto al trimestre precedente (+67 mila). Su base annua, gli occupati sono cresciuti di 215mila unità, pari allo 0,9% in più. A beneficiare di questo trend sono soprattutto gli occupati ultracinquantenni, +3298mila.

Ma l’inflazione torna a salire

Insieme alle buone notizie in merito all’occupazione, arriva sempre dall’Istat la segnalazione di un’inflazione in salita. In base alle stime preliminari l’Istituto di Statistica segnala che “Nel mese di maggio l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), al lordo dei tabacchi, registra un aumento dello 0,4% su base mensile e dell’1,1% su base annua (in significativa accelerazione rispetto al +0,5% di aprile)”, come riporta l’AdnKronos. “La marcata ripresa dell’inflazione – precisa l’Istat  – si deve prevalentemente ai prezzi dei Beni alimentari non lavorati, la cui crescita tendenziale passa da +0,7% di aprile a +2,4%, e dei Beni energetici non regolamentati (da +2,7% a +5,3%). A questi fattori si aggiunge l’inversione di tendenza della dinamica dei prezzi dei Servizi relativi ai trasporti (da -0,7% a +1,7%); contribuiscono poi, seppur in misura minore, i prezzi dei Tabacchi (da +2,8% a +3,4%) e quelli dei Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (da +1,0% a +1,4%)”.


Trovare lavoro, arriva il decalogo: dal curriculum vitae al colloquio

Il lavoro, in particolare trovarlo, è la spina nel fianco per moltissimi italiani. Le statistiche parlano chiaro: per un’alta percentuale soprattutto di giovani entrare nel mondo del lavoro è quasi una “mission impossible”. Eppure, qualcosa si può fare per sbloccare la situazione. A cominciare della corretta stesura di un curriculum vitae. Se redatto nel modo giusto, infatti, il curriculum può consentire a un candidato di emergere dalla massa e di farsi notare da aziende e cercatori di teste: ogni selezionatore impiega circa 15 secondi per valutare un cv, e in quei pochi attimi ci si può giocare un futuro lavorativo. Per imparare a preparare un curriculum vitae efficace e, se va tutto bene, a gestire al meglio un primo colloquio, arrivano i consigli messi a punto InfoJobs, piattaforma di recruitment online presente in Italia con oltre 500.000 offerte di lavoro pubblicate nel 2017 e 4 milioni di cv registrati. La società, insieme a Hara Risorse Umane, società esperta nella ricerca e nella selezione del personale, ha stilato un decalogo di consigli utili per la ricerca di lavoro. Ecco le voci da seguire per avere successo, così come segnalato nel “prontuario” messo a punto dai due gruppi esperti del settore.

Rispondi all’offerta giusta per te 

Accertati che il tuo profilo sia effettivamente in linea con ciò che viene richiesto dall’offerta di lavoro per la quale ti vuoi candidare. E chiediti se quell’offerta risponde davvero alle tue aspettative, perché anche tu puoi e devi scegliere il tuo lavoro di domani. Non rispondere a ogni annuncio di lavoro che ti sembra vagamente interessante o abbastanza in linea con le tue competenze: non è efficace e genera solo frustrazione. Seleziona accuratamente e concentrati su quelli per cui potresti essere il candidato ideale, senza disperdere energie.

Crea un cv completo e personalizzato

Personalizza il tuo cv sulla base dell’offerta per cui ti stai candidando. Non barare, ma valorizza tutte le competenze affini al profilo cercato, usando proprio le stesse parole chiave dell’offerta, per facilitare la ricerca del selezionatore. Ricordati di mettere in luce le competenze trasversali come capacità organizzative, relazionali, impegno e motivazione, capacità di lavorare in team, professionalità e serietà. Inserisci anche qualche informazione personale: hobby, passioni o esperienze di volontariato possono dire molto di te.

Non sottovalutare l’importanza del colloquio telefonico 

E’ il primo contatto con l’azienda e, se non vuoi rischiare di fare brutta impressione, è meglio rispondere con calma e con concentrazione. Se quando il selezionatore chiama non sei disponibile non c’è nulla di male: prendi il nome e il riferimento di chi ti ha contattato e fissa un altro appuntamento telefonico.

Scegli un abbigliamento adeguato

Il vestito che indosserai durante il colloquio è fondamentale per una prima impressione. Scegli un look in cui ti senti a tuo agio ma che non sia troppo informale e soprattutto osserva come si vestono i dipendenti dell’azienda per essere in linea con il loro stand, magari andando a prendere un caffè al bar sotto la loro sede qualche giorno prima del colloquio per vedere come si vestono.

Presentati da solo 

Non hai bisogno di genitori, fidanzato o amici ad accompagnarti, è una situazione che devi saper gestire in autonomia.

Arriva preparato 

Documentati sull’azienda per cui andrai a fare il colloquio, preparati sul business, cerca su internet cosa si dice di loro.

Tieni un atteggiamento composto

Durante un colloquio di lavoro fai attenzione al tono della voce e a come ti muovi. Siedi composto, guarda negli occhi la persona che hai davanti, non parlare troppo veloce o a voce troppo alta, fai delle pause e accertati di avere l’attenzione del tuo interlocutore. Il contatto visivo è importante per calibrare la conversazione, osserva i segnali che ti manda e regolati di conseguenza.

Sii te stesso 

Non dimenticare mai che la prima qualità che cerca un selezionatore è l’onestà. Non mostrarti per quello che non sei, valorizza i tuoi pregi e quello che sai fare, senza mai mentire.

Fai esempi concreti 

Quando rispondi alle domande sii concreto, argomenta e fai esempi di situazioni analoghe in cui ti sei trovato, spiegando bene quello che hai fatto, come sei arrivato alla soluzione di un problema, che risultati hai raggiunto. Ad esempio, non basta dire che si è una persona organizzata se non si spiega quando e come lo si è stati.

Fai domande 

Ricorda che non sei solo tu ad essere sotto esame: la decisione se accettare o meno un lavoro è tua e per valutare al meglio un’eventuale offerta devi essere consapevole. Sii curioso, fai domande sull’azienda, sulla posizione che andresti a ricoprire e su un eventuale percorso di crescita. È lecito chiedere la retribuzione e quali potrebbero essere i tempi di risposta, ma non come prima e unica cosa.


Nuovo Governo, subito la “mina” fiscale: 60 miliardi di tasse in più?

La nuova legislatura potrebbe aprirsi con un “regalo” di 60 miliardi di tasse in più a carico dei contribuenti e delle imprese. Nei prossimi te anni, infatti, ci arriverà una stangata di 30 miliardi in più di tasse che corrispondono all’aumento dell’Iva fino al 25% nel 2019-2020. E altri 30 miliardi saranno prelevati dalle tasche dei contribuenti grazie a una lunga lista di misure contenute nell’ultima Legge di Bilancio.

I conti effettuati dal Centro studi di Unimpresa

Lo scenario, decisamente preoccupante, è stato tracciato dal Centro studi di Uninpresa. “Si tratta di trappole fiscali” afferma l’associazione, che faranno lievitare il gettito dello Stato”. Nella manovra approvata a fine 2017 – riporta AdnKronos – sono contenute ben 27 voci, in qualche modo nascoste o comunque poco note, che portano complessivamente a far lievitare le entrate nelle casse dello Stato per complessivi 29,6 miliardi nel triennio 2018-2020. In totale, dunque, i contribuenti italiani, imprese e famiglie, dovranno pagare all’erario 60 miliardi in più.

“Cittadini e imprese, spremuti all’inverosimile, si preparano ad aprire il portafogli per sostenere i conti pubblici”, commenta il vicepresidente di Unimpresa, Claudio Pucci. “I contribuenti vengono chiamati a coprire i fallimenti dei governi che non sono riusciti a tagliare gli sprechi nel bilancio pubblico – aggiunge Pucci – e zavorrano i conti dello Stato; la Spending Review è stata una clamorosa barzelletta”.

Mancati aumenti, non tagli. E adesso tocca trovare i fondi

In base al rapporto di Unimpresa “Il ragionamento trae fondamento dalle misure contenute nel provvedimento sui conti pubblici”, che ha stabilito il rinvio dell’aumento dell’imposta sul valore aggiunto al 2019 e ha evitato, così, un incremento del carico fiscale a carico di famiglie e imprese, per il 2018, pari a 15,7 miliardi. Ma si tratta di mancati aumenti tributari e non di tagli. E comunque la stretta fiscale è solo rinviata: secondo i calcoli dell’associazione, nel 2019-2020 l’aumento delle aliquote Iva (quella ordinaria dal 22 al 25% e quella agevolata dal 10 all’11,5%) comporterà complessivamente un aumento del gettito tributario superiore a 30 miliardi di euro. Nel 2019, l’incremento sarà di 11,4 miliardi e nel 2020 di 19,1 miliardi per un totale di 30,5 miliardi. E poi ci sono le 27 trappole fiscali, grazie alle quali lo Stato incasserà 29,6 miliardi aggiuntivi, cifra che porta il totale della stangata a 60,1 miliardi.

In base ai calcoli dell’associazione, quest’anno il gettito tributario complessivo salirà di 11,7 miliardi, nel 2019 crescerà di 9,5 miliardi e nel 2020 aumenterà di 8,3 miliardi.


Aziende italiane sempre più delocalizzate

Le aziende italiane traslocano. Non si ferma, infatti, il processo di delocalizzazione intrapreso dalle imprese di casa: nel periodo compreso fra il 2009 e il 2015 il numero delle partecipazioni all’estero delle imprese italiane è aumentato del 12,7%, passando dalle 31.672 unità verso la fine del decennio scorso a quota 35.684. Le cifre sono il frutto di un’elaborazione effettuata dall’Ufficio studi della Cgia su Banca dati Reprint del Politecnico di Milano e dell’Ice, che mostra anche come nel periodo preso in esame il numero di occupati all’estero alle dipendenze di imprese a partecipazione italiana è tuttavia diminuito del 2,9% (una contrazione di poco più di 50.000 unità).

Aumenti in crescita per chi è “fuori”

Analizzando i dati, segnala Adnkronos, si evidenzia che il fatturato delle imprese straniere controllate da aziende italiane è aumentato dell’8,3% facendo registrare un incremento in termini assoluti del giro di affari di oltre 40 miliardi di euro, toccando nel 2015 i 520,8 miliardi di ricavi. Dei 35.684 casi registrati nel 2015, oltre 14.400 (pari al 40,5% del totale) sono riconducibili ad aziende del settore del commercio, per lo più costituite da filiali e joint venture commerciali di imprese manifatturiere. L’altro settore più interessato alle partecipazioni all’estero è quello manifatturiero che ha coinvolto oltre 8.200 attività (pari al 23,1% del totale): su tutti,  produttori di macchinari, apparecchiature meccaniche, metallurgiche e prodotti in metallo.

Gli Usa il principale paese di destinazione

L’analisi dell’Ufficio studi della Cgia segnala che il principale Paese di destinazione di questi investimenti sono gli Stati Uniti: nel 2015 le partecipazioni italiane nelle aziende statunitensi sono state superiori a 3.300. Segue poi la Francia (2.551 casi), la Romania (2.353), la Spagna (2.251) la Germania (2.228), il Regno Unito (1.991) e la Cina (1.698) .

“Chi pensava che la meta preferita dei nostri investimenti all’estero fosse l’Europa dell’Est rimarrà sorpreso. A eccezione della Romania, nelle primissime posizioni scorgiamo i Paesi con i quali i rapporti commerciali sono da sempre fortissimi e con economie tra le più avanzate al mondo” svela il segretario della Cgia Renato Mason.

Delocalizzazione, non ci sono statistiche complete

“Purtroppo non ci sono statistiche complete in grado di fotografare con precisione il fenomeno della delocalizzazione produttiva. Infatti, non conosciamo, ad esempio, il numero di imprese che ha chiuso l’attività in Italia per trasferirsi all’estero. Tuttavia, siamo in grado di misurare con gradualità diverse gli investimenti delle aziende italiane nel capitale di imprese straniere ubicate all’estero. Un risultato che non sempre dà luogo ad effetti negativi per la nostra economia” spiega il coordinatore dell’Ufficio studi Cgia, Paolo Zabeo.

Lombardia e Veneto le Regioni con più investimenti all’estero

Le regioni italiane più interessate agli investimenti all’estero sono la Lombardia (11.637 partecipazioni), il Veneto (5.070), l’Emilia Romagna (4.989) e il Piemonte (3.244). Quasi il 78% del totale delle partecipazioni sono riconducibili a imprese italiane ubicate nelle regioni del Nord Italia. Aree che “presentano livelli di disoccupazione quasi fisiologici e sono considerate, a tutti gli effetti, aree con livelli di industrializzazione tra i più elevati d’Europa” conclude Zabeo.


Fisco 2018, ecco cosa cambia

Fisco 2018, si cambia, almeno in parte. L’Agenzia delle Entrate ha pubblicato sul suo sito le versioni definitive dei modelli ‘Redditi persone fisiche’ , ‘Redditi enti non commerciali’, ‘Redditi società di persone’, ‘Redditi società di capitali’ e ‘Consolidato nazionale e mondiale’. Questi nuovi modelli, disponibili con tutte le istruzioni necessarie per poterli compilare, “recepiscono le numerose novità normative degli ultimi mesi” che “riguardano tanto le persone fisiche quanto le società e gli enti” riporta il sito dell’Agenzia. Ecco le principali novità, illustrate in modo chiaro e comprensibile dall’agenzia di stampa AdnKronos.

Locazioni brevi

Nel modello ‘Redditi PF’ trova spazio la nuova disciplina fiscale prevista per i contratti di locazione di immobili a uso abitativo, conclusi da persone fisiche al di fuori dell’esercizio dell’attività d’impresa, che hanno una durata non superiore a 30 giorni.

Cedolare secca

Ancora nel modello ‘Redditi PF’ fa la sua comparsa il nuovo quadro LC in cui deve essere liquidata l’imposta sostitutiva dovuta sul reddito imponibile derivante dai contratti di locazione (anche breve) per i quali si è optato per l’applicazione del regime della cedolare secca.

Detrazioni Irpef

In questi nuovi moduli c’è la possibilità di inserire le detrazioni introdotte dalla legge di bilancio 2018 in materia, tra le altre cose, di interventi antisismici e di riqualificazione energetica effettuati sulle singole unità immobiliari e su parti comuni degli edifici condominiali.

Agevolazioni nel settore agricolo

Recepita anche l’esclusione dalla tassazione Irpef dei redditi dominicali e agrari dei coltivatori diretti e degli imprenditori agricoli professionali.

Super e iper ammortamento

“Per la determinazione del reddito d’impresa sono state previste apposite variazioni in diminuzione per indicare il maggior valore delle quote di ammortamento e dei canoni di leasing relativo agli investimenti in beni materiali e immateriali strumentali nuovi” si legge nella spiegazione fornita dall’agenzia di stampa.

Trasmissione telematica delle operazioni Iva

All’interno dei quadri RS è stato inserito il nuovo prospetto ‘Comunicazione dell’esistenza dei presupposti per la riduzione dei termini di decadenza’, che deve essere utilizzato da coloro che esercitano l’opzione per la trasmissione telematica delle operazioni Iva e che beneficiano della riduzione dei termini previsti per l’attività di accertamento.

Regime di cassa

Entrano le nuove modalità di determinazione del reddito d’impresa secondo il criterio di cassa.

Branch exemption

Aggiornati i quadri per la determinazione del reddito d’impresa così da consentire la gestione delle nuove modalità applicative del regime di esenzione degli utili e delle perdite delle stabili organizzazioni di imprese residenti.

Aliquota Ires

L’aliquota Ires diminuisce e scende dal 27,5 al 24%.

Patent box

Nei quadri OP debutta la possibilità di comunicare in dichiarazione l’opzione per il regime di tassazione agevolata per i redditi derivanti dall’utilizzo di alcuni beni immateriali.


Natale e Capodanno in vacanza: in Lombardia oltre mille agenzie di viaggi

Le agenzie di viaggi della Milano metropolitana hanno registrato un buon incremento di prenotazioni e richieste per il Natale e Capodanno, con numeri decisamente superiori a un anno fa. Il 15 % degli operatori coinvolti da un’indagine di Camera di commercio ha dichiarato che il 15% dei clienti parte già prima della Vigilia, circa il 10% subito dopo Natale, per il 60% per Capodanno. La richiesta principale di chi decide di prenotare un viaggio in agenzia per le festività invernali è il mare, in base alle risposte di sette operatori su dieci. Chi opta per l’estero ha preferito mete a lungo raggio, Caraibi al primo posto, ma anche Maldive e altre isole dell’Oceano Indiano. Tra le altre mete esotiche piacciono l’Africa, da Senegal a Kenya  a Sudafrica. In Europa le mete principali sono Spagna e Germania. Vienna è tra le capitali più amate.

Business da 50 milioni di euro solo a Milano

I viaggi prenotati in agenzia per le due settimana di vacanza a cavallo fra Natale e Capodanno si traducono per le oltre mille imprese di Milano in un business da 50 milioni, che diventano 80 milioni considerando le oltre 2.400 imprese della regione e 300 milioni per le circa 16 mila imprese italiane.

Servizi turistici, tra agenzie di viaggio e tour operator Lombardia leader in Italia

In Lombardia ci sono oltre 2.400 imprese con 9.160 addetti e 1,85 miliardi di fatturato. Il dato italiano è di 15.697 imprese con 45 mila addetti e un business da 7,5 miliardi. A Milano ci sono oltre mille imprese con 5899 addetti e 1,3 miliardi di affari.

La distribuzione in regione

Sono oltre 2.400 le imprese in Lombardia che si occupano di organizzare viaggi e di assistenza turistica, una su sei del totale italiano di settore. Un comparto stabile tra il 2016 e il 2017, che solo a Milano concentra 1.115 imprese.  Vengono poi Brescia con 287 imprese, Bergamo con 212, Varese con 170 e Monza e Brianza con 168. In un anno è cresciuta soprattutto la piazza di Como (+4%). Emerge da un’elaborazione della Camera di commercio su dati registro imprese al 2017 e 2016.

Il panorama nazionale del comparto turismo

Sono 15.697 le imprese del settore attive a livello nazionale. Roma è prima con 2.018 attività (+2,9% in un anno, +10% in cinque), seguita da Milano con 1.115 imprese e Napoli con oltre 1.000 (+1%). Poi ci sono Torino, Firenze e Bari. Milano è prima per addetti, 5.899 rispetto ai 5.323 di Roma.

 


Il vino italiano piace nel mondo: export a +7%

Brindiamo. Il vino italiano piace nel mondo e quest’anno le esportazioni hanno segnato un record: +7% in valore. Se il trend rimarrà uguale durante il corso del 2017, per la prima volta le esportazioni del vino Made in Italy raggiungeranno i 6 miliardi di euro, la prima voce dell’export agroalimentare nazionale. Lo rivela un’analisi della Coldiretti sulla proiezione dei dati Istat relativi ai primi otto mesi dell’anno.

Vendemmia scarsa, ma vendite alte

La vendemmia appena conclusa si classifica tra le più precoci e scarse del dopoguerra con un taglio della produzione del 26% rispetto allo scorso anno, precisa però la Coldiretti. Una scarsità che si traduce in una bottiglia in meno su quattro. Tuttavia l’Italia si conferma il primo produttore, davanti alla Francia, “con circa 40 milioni di ettolitri destinati – precisa la Coldiretti – per oltre il 40 per cento ai 332 vini a denominazione di origine controllata (Doc) e ai 73 vini a denominazione di origine controllata e garantita (Docg), il 30 per cento ai 118 vini a indicazione geografica tipica (Igt) riconosciuti in Italia e il restante 30 per cento a vini da tavola”.

Stati Uniti primo cliente

Sempre in base ai dati della Coldiretti, gli Usa si confermano il primo cliente con un aumento in valore del 6%, seguiti da Germania con il +3% e il Regno Unito che, alla faccia della Brexit, segna un +8%. In termini di aumento percentuale la migliore performance con un +47% è quella della Russia, dove il vino è uno dei pochi prodotti agroalimentari Made in Italy non colpiti dall’embargo. Segnali positivi anche dalla Cina, con +25%.

La migliore performance? Quella delle bollicine

Sono soprattutto le bollicine a sostenere la crescita del vino italiano. Come spiega Coldiretti, le bollicine segnano un aumento delle vendite all’estero del 15% e, se l’andamento rimarrà costante, raggiungeranno a fine 2017 il record di esportazioni all’estero.

Gli italiani tornano a consumare vino italiano

Un altro aspetto interessante della ricerca è che gli italiani hanno riscoperto il vino. Gli acquisti delle famiglie sono infatti in salita, grazie soprattutto ai vini Doc (+5%), alle Igt (+4%) e agli spumanti (+6%). Complessivamente, sulle tavole domestiche si registra un incremento del consumo del 3%: una crescita che non è solo di quantità, ma anche di qualità.

Il futuro? Risiede nella istintività

“Il futuro del Made in Italy dipende dalla capacità di promuovere e tutelare le distintività che è stata la chiave del successo nel settore del vino dove ha trovato la massima esaltazione la valorizzazione delle specificità territoriali che rappresentano la vera ricchezza del Paese” dichiara Roberto Moncalvo, presidente della Coldiretti.