Nuovo Governo, subito la “mina” fiscale: 60 miliardi di tasse in più?

La nuova legislatura potrebbe aprirsi con un “regalo” di 60 miliardi di tasse in più a carico dei contribuenti e delle imprese. Nei prossimi te anni, infatti, ci arriverà una stangata di 30 miliardi in più di tasse che corrispondono all’aumento dell’Iva fino al 25% nel 2019-2020. E altri 30 miliardi saranno prelevati dalle tasche dei contribuenti grazie a una lunga lista di misure contenute nell’ultima Legge di Bilancio.

I conti effettuati dal Centro studi di Unimpresa

Lo scenario, decisamente preoccupante, è stato tracciato dal Centro studi di Uninpresa. “Si tratta di trappole fiscali” afferma l’associazione, che faranno lievitare il gettito dello Stato”. Nella manovra approvata a fine 2017 – riporta AdnKronos – sono contenute ben 27 voci, in qualche modo nascoste o comunque poco note, che portano complessivamente a far lievitare le entrate nelle casse dello Stato per complessivi 29,6 miliardi nel triennio 2018-2020. In totale, dunque, i contribuenti italiani, imprese e famiglie, dovranno pagare all’erario 60 miliardi in più.

“Cittadini e imprese, spremuti all’inverosimile, si preparano ad aprire il portafogli per sostenere i conti pubblici”, commenta il vicepresidente di Unimpresa, Claudio Pucci. “I contribuenti vengono chiamati a coprire i fallimenti dei governi che non sono riusciti a tagliare gli sprechi nel bilancio pubblico – aggiunge Pucci – e zavorrano i conti dello Stato; la Spending Review è stata una clamorosa barzelletta”.

Mancati aumenti, non tagli. E adesso tocca trovare i fondi

In base al rapporto di Unimpresa “Il ragionamento trae fondamento dalle misure contenute nel provvedimento sui conti pubblici”, che ha stabilito il rinvio dell’aumento dell’imposta sul valore aggiunto al 2019 e ha evitato, così, un incremento del carico fiscale a carico di famiglie e imprese, per il 2018, pari a 15,7 miliardi. Ma si tratta di mancati aumenti tributari e non di tagli. E comunque la stretta fiscale è solo rinviata: secondo i calcoli dell’associazione, nel 2019-2020 l’aumento delle aliquote Iva (quella ordinaria dal 22 al 25% e quella agevolata dal 10 all’11,5%) comporterà complessivamente un aumento del gettito tributario superiore a 30 miliardi di euro. Nel 2019, l’incremento sarà di 11,4 miliardi e nel 2020 di 19,1 miliardi per un totale di 30,5 miliardi. E poi ci sono le 27 trappole fiscali, grazie alle quali lo Stato incasserà 29,6 miliardi aggiuntivi, cifra che porta il totale della stangata a 60,1 miliardi.

In base ai calcoli dell’associazione, quest’anno il gettito tributario complessivo salirà di 11,7 miliardi, nel 2019 crescerà di 9,5 miliardi e nel 2020 aumenterà di 8,3 miliardi.


Aziende italiane sempre più delocalizzate

Le aziende italiane traslocano. Non si ferma, infatti, il processo di delocalizzazione intrapreso dalle imprese di casa: nel periodo compreso fra il 2009 e il 2015 il numero delle partecipazioni all’estero delle imprese italiane è aumentato del 12,7%, passando dalle 31.672 unità verso la fine del decennio scorso a quota 35.684. Le cifre sono il frutto di un’elaborazione effettuata dall’Ufficio studi della Cgia su Banca dati Reprint del Politecnico di Milano e dell’Ice, che mostra anche come nel periodo preso in esame il numero di occupati all’estero alle dipendenze di imprese a partecipazione italiana è tuttavia diminuito del 2,9% (una contrazione di poco più di 50.000 unità).

Aumenti in crescita per chi è “fuori”

Analizzando i dati, segnala Adnkronos, si evidenzia che il fatturato delle imprese straniere controllate da aziende italiane è aumentato dell’8,3% facendo registrare un incremento in termini assoluti del giro di affari di oltre 40 miliardi di euro, toccando nel 2015 i 520,8 miliardi di ricavi. Dei 35.684 casi registrati nel 2015, oltre 14.400 (pari al 40,5% del totale) sono riconducibili ad aziende del settore del commercio, per lo più costituite da filiali e joint venture commerciali di imprese manifatturiere. L’altro settore più interessato alle partecipazioni all’estero è quello manifatturiero che ha coinvolto oltre 8.200 attività (pari al 23,1% del totale): su tutti,  produttori di macchinari, apparecchiature meccaniche, metallurgiche e prodotti in metallo.

Gli Usa il principale paese di destinazione

L’analisi dell’Ufficio studi della Cgia segnala che il principale Paese di destinazione di questi investimenti sono gli Stati Uniti: nel 2015 le partecipazioni italiane nelle aziende statunitensi sono state superiori a 3.300. Segue poi la Francia (2.551 casi), la Romania (2.353), la Spagna (2.251) la Germania (2.228), il Regno Unito (1.991) e la Cina (1.698) .

“Chi pensava che la meta preferita dei nostri investimenti all’estero fosse l’Europa dell’Est rimarrà sorpreso. A eccezione della Romania, nelle primissime posizioni scorgiamo i Paesi con i quali i rapporti commerciali sono da sempre fortissimi e con economie tra le più avanzate al mondo” svela il segretario della Cgia Renato Mason.

Delocalizzazione, non ci sono statistiche complete

“Purtroppo non ci sono statistiche complete in grado di fotografare con precisione il fenomeno della delocalizzazione produttiva. Infatti, non conosciamo, ad esempio, il numero di imprese che ha chiuso l’attività in Italia per trasferirsi all’estero. Tuttavia, siamo in grado di misurare con gradualità diverse gli investimenti delle aziende italiane nel capitale di imprese straniere ubicate all’estero. Un risultato che non sempre dà luogo ad effetti negativi per la nostra economia” spiega il coordinatore dell’Ufficio studi Cgia, Paolo Zabeo.

Lombardia e Veneto le Regioni con più investimenti all’estero

Le regioni italiane più interessate agli investimenti all’estero sono la Lombardia (11.637 partecipazioni), il Veneto (5.070), l’Emilia Romagna (4.989) e il Piemonte (3.244). Quasi il 78% del totale delle partecipazioni sono riconducibili a imprese italiane ubicate nelle regioni del Nord Italia. Aree che “presentano livelli di disoccupazione quasi fisiologici e sono considerate, a tutti gli effetti, aree con livelli di industrializzazione tra i più elevati d’Europa” conclude Zabeo.


Fisco 2018, ecco cosa cambia

Fisco 2018, si cambia, almeno in parte. L’Agenzia delle Entrate ha pubblicato sul suo sito le versioni definitive dei modelli ‘Redditi persone fisiche’ , ‘Redditi enti non commerciali’, ‘Redditi società di persone’, ‘Redditi società di capitali’ e ‘Consolidato nazionale e mondiale’. Questi nuovi modelli, disponibili con tutte le istruzioni necessarie per poterli compilare, “recepiscono le numerose novità normative degli ultimi mesi” che “riguardano tanto le persone fisiche quanto le società e gli enti” riporta il sito dell’Agenzia. Ecco le principali novità, illustrate in modo chiaro e comprensibile dall’agenzia di stampa AdnKronos.

Locazioni brevi

Nel modello ‘Redditi PF’ trova spazio la nuova disciplina fiscale prevista per i contratti di locazione di immobili a uso abitativo, conclusi da persone fisiche al di fuori dell’esercizio dell’attività d’impresa, che hanno una durata non superiore a 30 giorni.

Cedolare secca

Ancora nel modello ‘Redditi PF’ fa la sua comparsa il nuovo quadro LC in cui deve essere liquidata l’imposta sostitutiva dovuta sul reddito imponibile derivante dai contratti di locazione (anche breve) per i quali si è optato per l’applicazione del regime della cedolare secca.

Detrazioni Irpef

In questi nuovi moduli c’è la possibilità di inserire le detrazioni introdotte dalla legge di bilancio 2018 in materia, tra le altre cose, di interventi antisismici e di riqualificazione energetica effettuati sulle singole unità immobiliari e su parti comuni degli edifici condominiali.

Agevolazioni nel settore agricolo

Recepita anche l’esclusione dalla tassazione Irpef dei redditi dominicali e agrari dei coltivatori diretti e degli imprenditori agricoli professionali.

Super e iper ammortamento

“Per la determinazione del reddito d’impresa sono state previste apposite variazioni in diminuzione per indicare il maggior valore delle quote di ammortamento e dei canoni di leasing relativo agli investimenti in beni materiali e immateriali strumentali nuovi” si legge nella spiegazione fornita dall’agenzia di stampa.

Trasmissione telematica delle operazioni Iva

All’interno dei quadri RS è stato inserito il nuovo prospetto ‘Comunicazione dell’esistenza dei presupposti per la riduzione dei termini di decadenza’, che deve essere utilizzato da coloro che esercitano l’opzione per la trasmissione telematica delle operazioni Iva e che beneficiano della riduzione dei termini previsti per l’attività di accertamento.

Regime di cassa

Entrano le nuove modalità di determinazione del reddito d’impresa secondo il criterio di cassa.

Branch exemption

Aggiornati i quadri per la determinazione del reddito d’impresa così da consentire la gestione delle nuove modalità applicative del regime di esenzione degli utili e delle perdite delle stabili organizzazioni di imprese residenti.

Aliquota Ires

L’aliquota Ires diminuisce e scende dal 27,5 al 24%.

Patent box

Nei quadri OP debutta la possibilità di comunicare in dichiarazione l’opzione per il regime di tassazione agevolata per i redditi derivanti dall’utilizzo di alcuni beni immateriali.


Natale e Capodanno in vacanza: in Lombardia oltre mille agenzie di viaggi

Le agenzie di viaggi della Milano metropolitana hanno registrato un buon incremento di prenotazioni e richieste per il Natale e Capodanno, con numeri decisamente superiori a un anno fa. Il 15 % degli operatori coinvolti da un’indagine di Camera di commercio ha dichiarato che il 15% dei clienti parte già prima della Vigilia, circa il 10% subito dopo Natale, per il 60% per Capodanno. La richiesta principale di chi decide di prenotare un viaggio in agenzia per le festività invernali è il mare, in base alle risposte di sette operatori su dieci. Chi opta per l’estero ha preferito mete a lungo raggio, Caraibi al primo posto, ma anche Maldive e altre isole dell’Oceano Indiano. Tra le altre mete esotiche piacciono l’Africa, da Senegal a Kenya  a Sudafrica. In Europa le mete principali sono Spagna e Germania. Vienna è tra le capitali più amate.

Business da 50 milioni di euro solo a Milano

I viaggi prenotati in agenzia per le due settimana di vacanza a cavallo fra Natale e Capodanno si traducono per le oltre mille imprese di Milano in un business da 50 milioni, che diventano 80 milioni considerando le oltre 2.400 imprese della regione e 300 milioni per le circa 16 mila imprese italiane.

Servizi turistici, tra agenzie di viaggio e tour operator Lombardia leader in Italia

In Lombardia ci sono oltre 2.400 imprese con 9.160 addetti e 1,85 miliardi di fatturato. Il dato italiano è di 15.697 imprese con 45 mila addetti e un business da 7,5 miliardi. A Milano ci sono oltre mille imprese con 5899 addetti e 1,3 miliardi di affari.

La distribuzione in regione

Sono oltre 2.400 le imprese in Lombardia che si occupano di organizzare viaggi e di assistenza turistica, una su sei del totale italiano di settore. Un comparto stabile tra il 2016 e il 2017, che solo a Milano concentra 1.115 imprese.  Vengono poi Brescia con 287 imprese, Bergamo con 212, Varese con 170 e Monza e Brianza con 168. In un anno è cresciuta soprattutto la piazza di Como (+4%). Emerge da un’elaborazione della Camera di commercio su dati registro imprese al 2017 e 2016.

Il panorama nazionale del comparto turismo

Sono 15.697 le imprese del settore attive a livello nazionale. Roma è prima con 2.018 attività (+2,9% in un anno, +10% in cinque), seguita da Milano con 1.115 imprese e Napoli con oltre 1.000 (+1%). Poi ci sono Torino, Firenze e Bari. Milano è prima per addetti, 5.899 rispetto ai 5.323 di Roma.

 


Il vino italiano piace nel mondo: export a +7%

Brindiamo. Il vino italiano piace nel mondo e quest’anno le esportazioni hanno segnato un record: +7% in valore. Se il trend rimarrà uguale durante il corso del 2017, per la prima volta le esportazioni del vino Made in Italy raggiungeranno i 6 miliardi di euro, la prima voce dell’export agroalimentare nazionale. Lo rivela un’analisi della Coldiretti sulla proiezione dei dati Istat relativi ai primi otto mesi dell’anno.

Vendemmia scarsa, ma vendite alte

La vendemmia appena conclusa si classifica tra le più precoci e scarse del dopoguerra con un taglio della produzione del 26% rispetto allo scorso anno, precisa però la Coldiretti. Una scarsità che si traduce in una bottiglia in meno su quattro. Tuttavia l’Italia si conferma il primo produttore, davanti alla Francia, “con circa 40 milioni di ettolitri destinati – precisa la Coldiretti – per oltre il 40 per cento ai 332 vini a denominazione di origine controllata (Doc) e ai 73 vini a denominazione di origine controllata e garantita (Docg), il 30 per cento ai 118 vini a indicazione geografica tipica (Igt) riconosciuti in Italia e il restante 30 per cento a vini da tavola”.

Stati Uniti primo cliente

Sempre in base ai dati della Coldiretti, gli Usa si confermano il primo cliente con un aumento in valore del 6%, seguiti da Germania con il +3% e il Regno Unito che, alla faccia della Brexit, segna un +8%. In termini di aumento percentuale la migliore performance con un +47% è quella della Russia, dove il vino è uno dei pochi prodotti agroalimentari Made in Italy non colpiti dall’embargo. Segnali positivi anche dalla Cina, con +25%.

La migliore performance? Quella delle bollicine

Sono soprattutto le bollicine a sostenere la crescita del vino italiano. Come spiega Coldiretti, le bollicine segnano un aumento delle vendite all’estero del 15% e, se l’andamento rimarrà costante, raggiungeranno a fine 2017 il record di esportazioni all’estero.

Gli italiani tornano a consumare vino italiano

Un altro aspetto interessante della ricerca è che gli italiani hanno riscoperto il vino. Gli acquisti delle famiglie sono infatti in salita, grazie soprattutto ai vini Doc (+5%), alle Igt (+4%) e agli spumanti (+6%). Complessivamente, sulle tavole domestiche si registra un incremento del consumo del 3%: una crescita che non è solo di quantità, ma anche di qualità.

Il futuro? Risiede nella istintività

“Il futuro del Made in Italy dipende dalla capacità di promuovere e tutelare le distintività che è stata la chiave del successo nel settore del vino dove ha trovato la massima esaltazione la valorizzazione delle specificità territoriali che rappresentano la vera ricchezza del Paese” dichiara Roberto Moncalvo, presidente della Coldiretti.


Auto 4.0, arriva il social network per le macchine intelligenti

Le macchine di un futuro vicinissimo saranno in grado di “parlare” tra di loro, condividendo informazioni, dati raccolti sulla strada, notizie sul traffico. Insomma, in estrema sintesi le vetture 4.0 avranno il loro social network, capace di mettere a disposizione un’infinità di indicazioni riferite alla guida. Il progetto parte dal presupposto, come riportano le agenzie di stampa, che “quattro occhi vedono meglio di due”. In sostanza, le macchine intelligenti saranno dotate di appositi sensori che, attraverso un sistema wi-fi, sapranno condividere ed elaborare i dati raccolti per guidare in sicurezza.

Macchine “parlanti”

Nascerà quindi un vero e proprio social network dedicato alle quattro ruote. Si tratta di una tecnologia derivata dall’Internet delle cose, destinata a prevenire i rischi durante la guida. Il progetto ha visto la luce in Svizzera, al Politecnico Federale di Losanna (Epfl), e in futuro potrà facilitare manovre ad alto rischio di incidenti come i sorpassi, permettendo all’auto che supera di vedere anche ciò che sta fuori dal suo campo visivo grazie alla cooperazione dei sensori del veicolo davanti. Oltre a rendere la guida più sicura, il social network delle auto potrebbe ottimizzare la traiettoria dei veicoli, riducendo i consumi e migliorando i flussi del traffico.

Sperimentazione già avviata sulle auto elettriche

Questo nuovo sistema è già stato sottoposto a una prima fase di sperimentazione, superata con successo. E’ stato infatti installato su delle normali auto elettriche, che i ricercatori hanno equipaggiato con una videocamera Mobileye (capace di calcolare il rischio di collisione), un sistema di localizzazione, un router per le comunicazioni wi-fi, un computer per far girare il software con gli algoritmi per la ‘percezione cooperativa’ e una batteria.

La parola ai ricercatori

“Queste non erano auto a guida autonoma, ma le abbiamo rese comunque intelligenti usando degli strumenti standard già disponibili sul mercato”, ha dichiarato all’Ansa Alcherio Martinoli, responsabile del Laboratorio di algoritmi e sistemi per l’intelligenza distribuita (Disal). Nonostante i successi, però, alcune criticità permangono: ad esempio i ricercatori  hanno riscontrato particolari difficoltà a integrare i dati provenienti dai due veicoli tenendo conto della loro posizione relativa nello spazio: questo per evitare un pericoloso ‘sdoppiamento’ della vista, con le auto che interpretano il passaggio dello stesso pedone come se in realtà ce ne fossero due.

I problemi ancora da risolvere

Nonostante l’ottima riuscita della fase dei test, ci sono diverse questioni da risolvere anche a livello legislativo: prima fra tutte l’attribuzione di responsabilità nel caso si verificasse un incidente.


I premi Nobel più strani di sempre: premiati anche ricercatori italiani

Si chiamano IgNobel e sono i premi che vengono assegnati  alla “ricerca improbabile”, quella che “prima fa sorridere e poi fa pensare”. Nonostante la premessa, i riconoscimenti sono serissimi e vengono assegnati ogni anno durante una cerimonia che si tiene all’università americana di Harvard. La premiazione del 2017 ha visto salire sul palco a ritirare l’onorificenza diverse stranezze, compresa un’originale ricerca sui gemelli effettuata da cervelloni italiani.

Premio al gatto liquido

L’IgNobel per la Fisica è andato al francese Marc-Antoine Fardin per la sua ricerca “Può un gatto essere sia solido che liquido?”. Lo studioso, riporta AdnKronos, ha affermato di essersi ispirato alle foto di mici su Internet, spesso virali, che vedono i gatti incredibilmente infilati in barattoli della marmellata o in altri posti assurdi. “Se riprendi in timelapse un ghiacciaio negli anni lo vedrai incontrovertibilmente scivolare giù per la montagna. Ebbene, per i gatti vale lo stesso principio. Se lo guardi a lungo vedrai che diventa morbido e adattabile ad ogni contenitore, proprio come se fosse un fluido” ha dichiarato il vincitore francese.

I gemelli che faticano a riconoscersi

La ricerca sui gemelli che fanno fatica a riconoscersi più delle persone che un gemello non ce l’hanno è invece la vincitrice dell’IgNobel per la Cognizione. Firmata dagli italiani Matteo Martini, Ilaria Bufalari, Maria Antonietta Stazi e Salvatore Maria Aglioti, questo studio “improbabile” è stato scelto tra oltre 10.000 candidature.

Bizzarrie tra i premiati

Sul podio sono finiti anche altre stranezze. Ad esempio l’indagine dello svizzero Milo Puhan che, insieme al suo team, ha vinto l’IgNobel per la Pace per aver dimostrato le proprietà anti-russamento dello strumento australiano Didgeridoo. O ancora una squadra di scienziati francesi che ha  vinto l’IgNobel per la Medicina con uno studio che indaga le cause neurologiche che spingono a odiare il formaggio. L’IgNobel per l’Economia se lo sono conquistato due australiani, dimostrando che il contatto con un coccodrillo vivo è in grado di influenzare la voglia o meno di giocare d’azzardo. Mentre l’inglese James Heathcote con la ricerca “Perché gli anziani hanno le orecchie più grandi?”si è portato a casa l’IgNobel per l’Anatomia.

Il premio? 10 trilioni di dollari

In mezzo a tante stranezze, non poteva mancare un premio altrettanto bizzarro: un assegno da 10 trilioni di dollari. Ovviamente, c’è un ma: i dollari del bottino sono dello Zimbabwe, e convertiti in dollari americano o in euro diventano davvero qualche spicciolo. Ma i vincitori sono entusiasti lo stesso del premio conquistato.


Frutta e verdura, bastano tre porzioni di frutta e verdura. E non cinque

Altro che una mela al giorno: ci hanno sempre detto che per stare bene e vivere a lungo servono cinque porzioni quotidiane di frutta e verdura. E invece arriva il contrordine: cinque sono troppe, di porzioni ne servono tre purché abbondanti. La rivelazione è il risultato di uno studio condotto da una prestigiosa università canadese, presentato di recente a un congresso di cardiologia a Barcellona.

La dose perfetta? Da 375 a 500 grammi al giorno

Lo studio che ha portato a queste conclusioni è davvero imponente: ha seguito per sette anni e mezzo migliaia di persone, in 18 paesi. E, in base ai dati riscontrati durante l’analisi, il più basso rischio di mortalità riguarda le persone che consumano da tre a quattro porzioni al giorno di legumi, vegetali e frutta, pari a un totale che varia da 375 a 500 grammi. C’è addirittura una regola aurea, quasi una formula matematica: 125 grammi da considerare come porzione per frutta e verdura e 150 per i legumi. La lunga analisi ha riscontrato che le persone che ne corso dello studio assumevano tre porzioni al giorno di frutta, verdura e legumi hanno registrato tassi di mortalità inferiori del 22% rispetto a coloro che non assumevano nemmeno una porzione di vegetali.

La parola agli esperti

“Il nostro studio ha riscontrato il rischio più basso di decessi in coloro che hanno consumato tre o quattro porzioni, equivalenti a 375 a 500 grammi di frutta, verdura e legumi al giorno, con pochi vantaggi aggiuntivi per l’assunzione oltre questa quantità”, ha dichiarato Victoria Miller, autrice principale dello studio. Ancora, sempre in base ai dati raccolti, sarebbe maggiori i vantaggi garantiti dal consumo di frutta rispetto alle verdure, quest’ultime più benefiche se consumate crude.

Guai a consumarne meno

“Non vogliamo suggerire che le persone debbano mangiare meno frutta e verdura – ha dichiarato la ricercatrice Miller  a un quotidiano britannico -.  Pensiamo che questo faccia parte di una dieta salutare e che ci siano benefici nel mangiarne di più”.

I vantaggi del menù green

Un corretto consumo di frutta e verdura – e adesso conosciamo anche le dosi – può allontanare l’insorgenza di malattie cardiovascolari e ridurre il rischio di mortalità. Chiari a tutti sono i tanti benefici anche per il generale benessere psicofisico e per restare in forma. L’Italia, d’altro canto, sembra muoversi bene in questa direzione: l’Istat rivela infatti che nel corso del 2016 il consumo di frutta è aumentato rispetto a quello della carne.


Riflessione non a tesi sul Bimby

Cosa si può dire nel 2017 sul Bimby che ancora non è stato detto. Se non si aderisci al tifo da stadio e alla fazione dei sostenitori o dei detrattori dell’elettrodomestico, forse una riflessione non a tesi si può ancora fare. La tentazione di schierarsi con gli uni o con gli altri c’è, perché del Bimby si è detto (e scritto) di tutto e il contrario di tutto. Apparso per la prima volta in Italia nel 2000, in questi anni chi non l’aveva a casa ne parlava per sentito dire, stupito dal progresso tecnologico che permeava l’aurea di questo robot da cucina. La definizione di robot da cucina a un certo punto è sembrata restrittiva, e ciò ha alimentato le aspettative di chi non aveva compiuto un’esperienza diretta del Bimby.

Il dato da cui partire, è che il Bimby agli italiani pace. Per un prodotto che oggi costa intorno ai 1.200 euro, i dati di vendita sono buoni, e nel 2012 l’azienda che lo costruisce, Worwerk, ha raggiunto i 683,9 milioni di euro di fatturato. È rilevante che l’azienda in questione non sia italiana, bensì di Wuppertal, Germania: all’orizzonte si profila una nuova sfida fra nazionalisti ed esterofili che in cucina è più interessante che altrove. Gli italiani, infatti, sono notoriamente maestri della buona tavola, dell’Italian slow way of life, quasi un culto della lentezza che si manifesta durante la scelta di ingredienti di qualità, da mondare e cucinare con calma, magari bevendo un sorso di vino mentre si verifica la freschezza dei prodotti stagionali. Il Bimby, invece, sembra portare con se un’altra filosofia: la preparazione delle pietanze è sequenziale, ordinata, guidata attraverso un percorso precostituito, in modo da non sbagliare nelle dosi e risparmiare in termini di tempo e fatica.

Prodotto dal 2014, il modello TM5 è caratterizzato da una grande manopola che governa molte delle attività, la funziona “antiorario” che spinge il gruppo coltelli in senso antiorario, un Varoma multifunzione e adatto anche alla cucina a vapore e salutare. La sensazione è che Bimby vada forte soprattutto nella preparazione di risotti, spezzatini, creme dolci e geli, un alleato utile nelle occasioni in cui il tempo stringe e i commensali a tavola non si aspettano piatti da cucina gourmet. Due gli aspetti davvero comodi del Bimby TM5. Il primo, è la bilancia con sensibilità fino a 5 grammi, che con la funzione tara calcola il peso degli ingredienti ‘in progress’: per fare un esempio, si versa il riso direttamente nel boccale e nel display touch compare la misurazione del peso in tempo reale. Il secondo è la connettività: Bimby ha un App dedicata con tanto di ricettario, e lo smartphone può dialogare con l’elettrodomestico, dato che è dotato di connessione wi-fi e porta USB.


La stampante migliore? Dipende dal proprio obiettivo

Quello delle stampanti è un mercato che continua a essere florido: International Data Corporation ha stimato che solo nel primo trimestre 2014 sono state vendute oltre 26 milioni di stampanti nel mondo, con un incremento del +2,1% rispetto allo stesso periodo del 2013. Nel mercato italiano si assiste a un affollamento di marche, modelli e funzionalità sempre nuove, e nonostante alcune offerte sbalorditive con prezzi assai convenienti, talvolta può risultare non semplice scegliere la stampante giusta. Scegliere in base al prezzo può anche essere un errore, questo per una ragione sempre più frequente: i modelli di stampante più economici o in forte promozione ospitano cartucce che costano quanto, se non più della stampante stessa. È quindi importante informarsi sui costi della cartuccia e di manutenzione della stampante, al momento dell’acquisto .

Per il resto, la scelta va fatta in base alle proprie esigenze di stampa, preferendo i modelli inkjet nei casi in cui i documenti abitualmente stampati hanno parti grafiche che devono risultare nitide, ben definite e a colori. Le stampanti laser sono da prediligere, invece, in tutti quei casi in cui i documenti abitualmente stampati contengono soprattutto testi e cifre, e non è necessario stampare immagini dai contorni e dai colori nitidi. Esiste poi un’evoluzione della stampante laser, quella a led, che risulta mediamente più affidabile.

Un prodotto che va diffondendosi è invece il dispositivo multifunzione, cioè quelle stampanti che integrano le funzioni scanner o fax, ormai non così care rispetto ai modelli mono funzione. Una caratteristica tecnica che sta conquistando i consumatori per la sua comodità, è l’integrazione wi-fi: in questo modo la stampante può essere governata da più computer nella stessa abitazione. Ma quali sono i modelli da consigliare in termine di funzionalità, risoluzione e velocità di stampa? Il sito web stampantetop.it ha testato diversi modelli presenti sul mercato. Quelli che hanno superato un voto complessivo pari a 8.0 su 10.0 sono Canon Pixma MG7750 e Canon Pixma MX925, prodotti particolarmente indicati per le imprese, per le loro caratteristiche semi professionali e i prezzi non proprio popolari.

E il futuro della stampante? È lecito attendersi un adeguamento della stampante 3D all’uso domestico, ma l’evoluzione avverrà gradualmente e compatibilmente con la miniaturizzazione dei dispositivi e la discesa dei prezzi. Per un po’ di tempo, il terreno naturale della stampante 3D, che parte da modelli digitali realizzati in tre dimensioni per ottenere oggetti tridimensionali fabbricati mediante stampa additiva, resterà quello aziendale o dei laboratori in coworking.